sabato 5 settembre 2015

Pomodoro, troppe speculazioni: una petizione per salvare il raccolto e difendere i produttori

È la petizione on line più gettonata di sempre. E non lo diresti, visto che tratta di una questione di economia, seppure fondamentale nella terra che produce il 95 per cento del pomodoro Sammarzano trasformato in tutto il mondo.
L’iniziativa di VàZapp ha ottenuto almeno a livello di social network un successo straordinario. Il titolo già dice tutto: “Salviamo gli agricoltori che coltivano il pomodoro italiano, combattiamo lo sfruttamento della mano d’opera”.
In alcuni giorni sono state raccolte 34.413 firme, a fronte di un obiettivo fissato a 35.000 firme. Speriamo che tutto questo serva a centrare il risultato atteso, che è quello di convincere il Ministro dell’Agricoltura a intervenire a difesa dei produttori di pomodoro, duramente colpiti dalla speculazione e dal gioco al ribadì operato dalle industrie di trasformazione.
La mazzata è così grande che alcune aziende hanno preferito lasciare i pomodori a marcire nei campi. Quanto sta accadendo in queste settimane nel Tavoliere potrebbe influenzare e sconvolgere l'ordinamento colturale del Tavoliere nei prossimi decenni.
"D'improvviso - si legge nel testo della petizione . le industrie conserviere del Sud Italia hanno portato il prezzo del pomodoro pelato da 0,10 cent (prezzo da accordo sottoscritto in fase di contrattazione all’interno delle regole del Distretto Sud del pomodoro da industria) a 0,08 cent al kg, decretando un effetto a pioggia che si riversa non solo sugli agricoltori e le loro famiglie, ma anche sulla mano d'opera e sullo sfruttamento ulteriore di tante povere persone. Più del 30 per cento delle aziende agricole è a rischio fallimento."

Nessuno può chiamarsi fuori da quanto sta succedendo, e non si tratta soltanto di un braccio di ferro tra i produttori agricoli e le aziende di trasformazione. Secondo VàZapp, "a pagarne le spese sarà soprattutto il consumatore finale, che compra a non meno di 0,90 cent al kg (per le marche private label): con una differenza di prezzo, quindi, di 0,82 cent, pari a più del 1000 per cento di differenziale."
Il pomodoro - prosegue la petizione - rappresenta l’ingrediente base dell’alimentazione degli italiani. Non è giusto che i consumatori debbano subire un prezzo così elevato, rispetto al valore reale del prodotto. Restituiamo dignità all’oro rosso del Mezzogiorno e a chi, con fatica, ogni giorno si impegna per produrlo.
La nostra terra ha tanto da offrire e può contribuire in modo concreto alla crescita e al reale sviluppo. Dobbiamo continuare a crederci e a fare in modo che si creino prospettive di futuro per i giovani agricoltori, senza farli fuggire verso altri lavori apparentemente più dignitosi.
Ed ecco le richieste fomulate dai promotori e da quanti hanno sottoscritto la petizione:

Chiediamo che il ministro dell’Agricoltura Martina venga a Foggia per riscrivere le regole di una sana contrattazione, considerata la disattenzione degli accordi sottoscritti da parte dell’Industria di trasformazione e recepiti nell’accordo Quadro Pomodoro nell’annata 2015. Chiediamo che venga riconosciuto un prezzo equo per gli agricoltori e la riduzione della forbice del prezzo pagato dai consumatori finali.
Chiediamo al ministro dell’Agricoltura Martina un incontro al fine di confrontarci sulla crisi e di mettere in campo tutte le forze affinché questo problema venga affrontato e risolto.
Inutile sottolineare che si lotta con il tempo visto che la stagione è in pieno svolgimento e davvero tonnellate di pomodoro rischiano di marcire nei campi. Per sottoscrivere la petizione cliccare sullink che segue: 
https://www.change.org/p/salviamo-chi-coltiva-il-pomodoro-italiano-combattiamo-lo-sfruttamento-maumartina

VaZapp è il primo hub rurale in Puglia, voluto dall'indimenticabile don Michele de Paolis, sacerdote salesiano volato in cielo lo scorso ottobre e che all’età di 93 anni amava leggere libri sul tablet e scrivere post su Facebook. VàZapp’ nasce nell’Azienda Agricola “Cascina Savino”, al suo interno ci sono spazi di coworking dove ci si incontra per ascoltare gli agricoltori, per creare eventi su agricoltura sostenibile e innovativa, workshop e format. Il prossimo step sarà quello di costruire una serra al cui interno si coltivino idee, con tavoli sedie e connessione a internet.

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