sabato 8 agosto 2015

Renzi annuncia un masterplan per il Mezzogiorno



La politica torna ad occuparsi del Mezzogiorno. Tutto si può dire, della direzione monotematica che il Pd ha dedicato ai problemi del Sud, ma non che il partito guidato da Renzi abbia voluto nascondere la testa sotto la sabbia. "È ora di finirla col dire di chi è la colpa. Oggi è del Pd. Se oggi il Mezzogiorno non funziona con un governo guidato dal segretario Pd; con il Pd che a livello europeo è il principale partito europeo, con il maggior numero di deputati europei all'interno del gruppo socialista; con le regioni del Mezzogiorno  a guida del Pd, tutte per la prima volta nella storia, ecco, se non accettiamo l'idea che oggi non c'è bisogno di trovare un colpevole, dobbiamo trovare allora un responsabile e questo responsabile è il Pd." L’autocritica di Renzi coglie di sorpresa perfino Staino, che dedica proprio a questo tema la sua vignetta sulla prima pagina dell’Unità.
È un po' contorto, il Renzi-pensiero, che il segretario-premier esprime introducendo i lavori, ma il senso è chiaro: il Pd deve metterci le mani, il cuore e la faccia nell'affrontare i problemi del Mezzogiorno tanto più che "il problema del Sud non è la mancanza dei soldi, ma è la mancanza della politica."
La direzione monotematica non era chiamata a proporre ricette miracolose o a lanciare bombe mediatiche ("pensare di affrontare il problema del Mezzogiorno con una notizia ad effetto significa tradire il problema"). È comunque un dato di fatto che di Mezzogiorno si sia finalmente ripreso a parlare, e da parte del partito di maggioranza relativa, dopo anni di silenzio tombale, che avevano lasciato temere una totale rimozione del problema.

Renzi ha annunciato un Masterplan per il Mezzogiorno e ne ha fissato i tempi e la scaletta: se ne tornerà a parlare nel volgere di un mese, con un appuntamento ad hoc, nell'ambito della Festa dell'Unità. Il premier non ha evocato mai, direttamente, la "questione meridionale", però sembra aver ben presente lo spessore, la profondità storica del problema, ed è pure questa una novità, interessante: "quando inizia l'unificazione d'Italia, il Sud industriale, manifatturiero, era la guida economica dell'Italia, come la conosciamo adesso: la prima ferrovia, luoghi d'eccellenza, luoghi interessanti. Quello che  è accaduto nel corso degli anni deve appartenere a un dibattito culturale che in Italia c'è sempre stato come slogan, come titoli, ma che poi non ha mai avuto occasioni di confronto."
Interessante, così come sono interessanti i passaggi che il premier dedica alla questione settentrionale, che ritiene sia stata eccessivamente enfatizzata dal centrosinistra ("avevamo da inseguire il problema della Lega al  Nord").
Le ricette anticrisi per il Mezzogiorno? L'impressione è che la riflessione sia appena cominciata. Non ci sono proposte autenticamente innovative, almeno fino ad ora. Renzi elenca puntualmente  le eccellenze meridionali, i possibili punti di forza, che vanno dall'alta velocità Napoli-Bari all'Ilva di Taranto, per citare i temi più vicini a casa nostra. Ma al di là della buona volontà espressa sinceramente, è ancora troppo poco.
Resta del tutto sullo sfondo la questione centrale del divario, per colmare il quale sarebbe necessario un cambio di rotta a trecentosessanta gradi. È però suggestiva quella che Renzi indica come priorità assoluta: "l'investimento sul capitale umano. In particolare, l'investimento sull'infanzia negata, la lotta alla povertà minorile, l'abbandono scolastico per il valore identitario che esprime".
C'è coraggio e consapevolezza nelle parole del premier, e gliene va dato atto. Erano anni che  un partito non parlava di Mezzogiorno tout court. Visto l'hashtag che lo stesso Renzi ha dettato alla direzione (#zerochiacchiere, tutti al lavoro) è presto per dire dove porterà questa strada. Ma non si può negare che almeno un primo passo sia stato compiuto.

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