venerdì 28 agosto 2015

Matteo Salvatore. Dimenticato in Capitanata, esaltato a Milano



Matteo Salvatore. Dimenticato nella sua terra, ma per fortuna esaltato altrove. Sull’indifferenza che ha accompagnato il decennale della morte del grande folksinger, praticamente dimenticato, La Gazzetta del Mezzogiorno va giù pesante: “Lo hanno dimenticato. Tutti – scrive Antonio D’Amico, in un articolo intitolato Quel poeta dimenticato dalla sua gente -. Coloro che si ritenevano i suoi amici, quelli che invece utilizzando il suo lavoro continuano a riempire reertori musicali per serate effimere, contaminando (nella migliore delle ipotesi) e pasticciando (sempre più spesso) i suoi testi.”
Parole durissime, che fanno il paio con quelle che avete potuto leggere nella lettera meridiana sul decennale dimenticato che ha suscitato diverse prese di posizione: alcune sono sostanzialmente d’accordo con l’amarezza per il silenzio con cui è stata accolta la ricorrenza, altre invece contestano la tesi dell’oblio, esaltando le sparute iniziative messe in campo.
Due commenti mi hanno colpito in modo particolare, perché pur rappresentando le due tesi opposte, hanno un fondo comune. Maria Luigia Cirillo non è d’accordo con la tesi del disinteresse: “c'è solo poca attenzione su quello che si fa in Capitanata ed in giro. Angelo Cavallo con Eugenio Bennato hanno in tour il premio Matteo Salvatore 2015 e ad Apricena l'Arci ha una mostra su Matteo.”
Gianni Sollitto da Vieste mi manda la locandina dell’evento che il 4 settembre aprirà nel cinema resttaurato della cittadina garganica il tour cui si riferisce Maria Cirillo e che toccherà successivamente Apricena (10 settembre) , Riccia (12 e 13), per concludersi il 24 alla Masseria Sant’Agapito di Lucera. Una bella iniziativa senza dubbio, ma mi sembra che il problema sia proprio questo: possiamo ritenere giustamente custodita e valorizzata l’eredità di Matteo Salvatore, soltanto con il Premio a lui intitolato?
L’ impegno profuso da Angelo Cavallo (che fu manager e amico di Matteo Salvatore  fino alla fine dei suoi giorni) in questi dieci anni è stato encomiabile, e va riconosciuto ed additato come esempio. Ma, ahimè, non basta. È mancato il resto. Il territorio. Sono mancati quegli intellettuali che dovrebbero scandire l’identità culturale di una comunità.Custodendola e tramandandola.
Sono d’accordo con molte delle cose che scrive, a commento della lettera meridiana tanto discussa, Gino Longo. Un intervento che è il classico sasso gettato nell’acqua stagnante, ma che – potete giurarci - sarà accolo dal solito disinteresse. "Intellettuali? Vedo solo cazzari. Le associazioni ? Pensano solo a raccattare soldi e a fare i coveristi. Le Istituzioni? Il Comune e l'Assessorato alla "cultura" ,dovrebbe fare una programmazione e non lasciarla fare ai guitti che vivono dietro la porta. La provincia? ha qualche l'attenuante,poteva però proporre qualcosa al comune o alla fondazione banca del monte. Ma cosa vuoi che frega ad un territorio dove si fanno feste delle birra,notti bianche, 34 festivals Internazionali, 18 Premi interplanetari e cagate varie, di un personaggio come Matteo Salvatore strettamente ancorato alla cultura delle nostre radici?"
Come ho già detto, se la Capitanata lo dimentica, Matteo Salvatore viene ricordato ed esaltato altrove, e da nomi di primissimo piano della cultura e della spettacolo. Ecco un delizioso gioiello che ho trovare su YouTube e che giro ad amici e lettori di Lettere Meridiane. Andrea Satta, Alessio Lega, Guido Baldoni e Lella Costa cantano Lu Furastiere di Matteo Salvatore. La registrazione è stata realizzata qualche anno fa, a Gheroarté locale milanese.
Ascoltate cosa dice Satta presentando il brano, e poi emozionatevi, cantatelo, amatelo, condividetelo.

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