mercoledì 5 agosto 2015

Matteo Fusilli, una vita per il Gargano



Con Matteo Fusilli scompare uno degli ultimi protagonisti di  una grande e pensante sinistra di Capitanata, che ha teorizzato e parzialmente realizzato un modello di sviluppo innovativo, correggendo gli squilibri di quello  industriale degli anni Sessanta, ed aprendo nuove prospettive di sviluppo per la nostra terra.
E' stata la sinistra di Francesco Kuntze, Maria Schinaia, Teodoro Moretti, Vincenzo Pizzolo, Pasquale Ricciardelli, Leonardo Russo, Antonio Grosso, che assieme a Fusilli composero la giunta provinciale che ha guidato la Capitanata dal 1976 al 1981, scrivendo una delle pagine più luminose ed esaltanti della storia amministrativa della provincia di Foggia.
Matteo era l'assessore più giovane di quella compagine, e ricopriva la delega all'ambiente. Erano gli anni in cui l'ecologia muoveva i suoi primi passi, e non era ancora chiaro se e come quella nuova sensibilità verso i temi ambientali potesse produrre una vision del territorio, compatibile con la produzione, con il lavoro.
Iniziò così il lungo percorso che avrebbe portato, molti anni dopo, alla istituzione del Parco Nazionale del Gargano, che ha visto in Fusilli uno dei suoi più grandi e tenaci sostenitori, un autentico pioniere.
Allora non lavoravo ancora alla Provincia. Mi occupavo di cronaca amministrativa nella redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, e la frequentazione di Palazzo Dogana era quotidiana.
Eravamo agli inizi del decennio Ottanta. La giunta di sinistra della Provincia aveva già messo in campo una progettualità di altissimo profilo, in un momento in cui la Capitanata era un autentico laboratorio di sviluppo. Il Consorzio di Bonifica aveva lanciato il Progetto Tecnagro, fondato sull'uso intensivo dell'irrigazione, anche per la cerealicoltura. La Federbraccianti della Cgil aveva risposto con il Progetto Anni Ottanta, orientato anch'esso alla valorizzazione dell'agricoltura, ma con un occhio più attento alla difesa dei livelli occupazionali, già duramente colpiti dalla meccanizzazione agricola degli anni precedenti.
La Provincia di Kuntze era invece scesa in campo con il Progetto Capitanata, di cui fu magna pars Federico Pirro, uno dei maggiori esperti di sviluppo industriale in Puglia. La filosofia del Progetto Capitanata era tutta fondata sulla concezione del territorio come risorsa da mobilitare per il futuro, attraverso l'uso intelligente e innovativo delle tante potenzialità che possiede.
Tra queste potenzialità, ancora oggi solo in parte espresse, c'è il Gargano, soprattutto il Gargano.
Sabino Acquaviva, illustre sociologo padovano, aveva da poco rilanciato dalle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno, l'idea della istituzione di un parco sul Gargano, per difendere il promontorio dall'aggressione  del cemento, che deturpava non soltanto l'ambiente, il paesaggio, l'ecosistema, ma anche l'identità ancestrale della Montagna del Sole.
La campagna di Acquaviva aveva sollevato molte reazioni ostili. Tra le popolazioni garganiche serpeggiava il timore che il parco potesse diventare un vincolo per la crescita del turismo e in generale dell'economia. La politica restava piuttosto defilata, non si schierava. E il dibattito rimaneva confinato nelle pagine del quotidiano regionale, senza che venisse di fatto coinvolta l’opinione pubblica. Senonché la prospettiva di un parco del Gargano (anzi, di un parco per il Gargano) era l’espressione più coerente e avanzata del nuovo modello di sviluppo che Kuntze e la sua giunta avevano disegnato nel Progetto Capitanata.
Matteo Fusilli decise che valeva la pena rischiare, e organizzò il primo grande confronto pubblico sul parco del Gargano, ponendo la prima pietra miliare di un lungo percorso. 
Il giovane assessore provinciale chiamò il giovane cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, invitandolo a collaborare affinché il convegno fosse preceduto da un’intensa campagna mediatica, e così fu. Nacque in quei giorni tra me e Matteo una profonda amicizia.
La conferenza stampa, i comunicati, la sapiente e accurata regia istituzionale svolta dal capo di gabinetto, Annamaria Zampinohanno rappresentato probabilmente il primo tentativo di comunicazione pubblica, in provincia di Foggia.
Il convegno , cui naturalmente partecipò Sabino Acquaviva, si svolse a Manfredonia e fu un successone. Matteo fu prudente nella sua relazione introduttiva, ma sottolineò con forza e coraggio un concetto che a quei tempi era decisamente innovativo: la difesa ambientale non va vista in contrapposizione allo sviluppo economico, ne è anzi una componente essenziale.
La classe politica si mostrò interessata alla eventualità del parco, altrettanto le forze sociali. Certo, non mancarono alcune voci di dissenso, ma questo  giorno, a Manfredonia, iniziò nei fatti quel lungo cammino che si sarebbe concluso dopo diversi anni, e che avrebbe visto ai vertici del Parco Nazionale del Gargano proprio Matteo Fusilli.
L’amicizia e la collaborazione informalmente avviata in occasione del convegno si consolidarono. Negli anni successivi, avrei continuato ad occuparmi del Parco del Gargano quale capoufficio stampa della Provincia, e avrei continuato a lavorare con Matteo sia quando tornò nuovamente a sedersi in giunta provinciale, sia quando divenne presidente della Comunità Montana del Gargano.
La lezione che Matteo ha lasciato a me e ai tanti che hanno avuto l’onore di lavorare con lui e di essergli amici è che la politica deve saper decidere, indicare prospettive, anche quando queste  sono scomode, e non garantiscono immediati ritorni in termini di consenso. 
Mi mancherà soprattutto il suo sorriso, con cui sapeva stemperare ogni situazione difficile e sapeva contagiare chi gli stava a fianco, coinvolgendoli nelle imprese più ardite.
Come presidente del Parco Nazionale del Gargano, della Comunità Montana del Gargano e come assessore provinciale è stato tra gli amministratori locali più capaci e lungimiranti di quella sinistra grande, bella e pensante, che oggi vive purtroppo soltanto di ricordi. E, per dirne la statura,  di quella sinistra è stato trai i pochi, forse il solo, ad ottenere incarichi di natura nazionale: è stato presidente di Federparchi, l’associazione che raggruppa i parchi italiani.
L’ho incontrato l’ultima volta, in un pomeriggio pieno di sole, nel cuore del Gargano, in un posto che aveva molto caro, la Foresta Umbra. Il sorriso era quello di sempre; lo sguardo tradiva una certa stanchezza, ma quella positiva stanchezza di chi sa di aver vissuto bene la propria vita, di aver fatto ciò che andava fatto.
Ricordò, com’era solito fare ogni volta che ci vedevamo, l’episodio del convegno sul parco e di quella campagna mediatica in cui ce la mettemmo tutta. 
Mentre le ombre della sera, cominciavamo ad occhieggiare tra i rami dei faggi e delle querce, quel bel pomeriggio si intrise di nostalgia. 
Addio, caro compagno.

2 commenti :

Anonimo ha detto...

Ho pianto alla notizia, appresa durante un TG locale, della scomparsa di Matteo Fusilli.
Testa, cuore e un sorriso unico.
Bellissima la tua ricostruzione, di quel che fu quella sinistra, imparagonabile oggi, specie a livello foggiano.
E commovente il ricordo che hai tracciato di questa persona/personalità assolutamente unica nel panorama politico nostrano, sempre disponibile e conciliante, di una spanna sopra tutti. Con Matteo ho collaborato ai tempi del primo Governo Provinciale di Antonio Pellegrino, e sarà difficile dimenticarlo.
Ricorderò Matteo soprattutto sul piano umano, insieme ad una grande donna, cui devo tantissimo.
Ciao Matteo.
(Maurizio De Tullio)

Maurizio Marrese ha detto...

L'unico e vero presidente del Parco Nazionale del Gargano.

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