mercoledì 12 agosto 2015

La bellezza dell'amanuense

Ricopiare testi di grandi autori per proporli e donarli ad amici e lettori di Lettere Meridiane mi procura un piacere profondo. Credo di provare le stesse emozioni degli amanuensi medievali: copiare un testo consente di accostarsi alla scrittura del suo autore assai più di quanto non renda possibile la semplice lettura. Copiare permette in qualche modo di sentire il gesto creativo che sprigionò quelle parole, e dunque avvicinarsi alle stesse emozioni, ai ritmi dell'anima che esse suscitarono nell'autore che le partorì. Ho provato quasi un brivido copiando Gargano terra dimenticata di Anna  Maria Ortese (se volete leggere il reportage, trovate qui la prima parte, e qui la seconda parte). La scrittura della grandissima autrice napoletana è così densa, piena che per comprenderla (nel senso etimologico del termine che è prendere dentro di sé, intertiorizzare) la pura lettura non basta. Copiare si è rivelato uno strumento utilissimo alla comprensione più profonda. Un altro autore che mi ha procurato questa emozione è Cristanziano Serricchio, la cui importanza e la cui vastità non sono ancora state del tutto metabolizzate dalla comunità culturale pugliese (di Serricchio ho ritrovato uno splendido racconto: state in campana, perché sarà il regalo di Ferragosto).
E poi mi piace farlo per voi lettori di Lettere Meridiane, che sento veramente come amici. Certo, copiare è più faticoso di approcci più automatici come potrebbe essere la pura scansione delle pagine. Ma è una fatica ripagata dal pregustare che la stessa magia, lo stesso incanto che le parole copiate hanno provocato in me, potranno farlo in voi.
Nel mondo delle rete, degli archivi digitali che custodiscono testi ed immagini ormai immateriali, temo non ci sia più bisogno di amanuensi. Per fortuna il sapere, la conoscenza affidati alla parola scritta sono stati salvati, sottratti per sempre al rischio della barbarie e dell'oscurantismo. Nondimeno copiare, farsi scivolare le parole dentro l'anima per ascoltarne l'eco, resta un utile esercizio, e ragala un'ineffabile emozione.

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