mercoledì 1 aprile 2015

San Nicola, i baresi e... la Moldaunia

Cosa c'entra il Santo patrono di Bari con il vivace confronto apertosi dopo la delibera del consiglio comunale di Foggia, sul possibile referendum con cui il popolo dauno potrebbe pronunciarsi circa il passaggio della provincia di Foggia al Molise? C'entra, eccome, se avete la pazienza di leggere per intera l'interessante risposta di Maurizio De Tullio ai diversi interventi di Vincenzo Concilio sulla baresità (potete leggerli qui, in calce alla lettera meridiana cui rinvia il collegamento).
Concilio aveva indicato nel trafugamento delle reliquie di San Nicola una prova della (presunta) tendenza dei baresi all'appropriazione indebita.
Per parte mia, questa volta dissento dall'amico Concilio. Come mi ha insegnato l'insigne medievalista nonché amico, Raffaele Licinio, a quell'epoca il furto di reliquie era largamente praticato. E non era considerato peccato mortale, anzi trafugare i resti dei santi era una santa gesta, come apprendiamo dall'episodio forse più clamoroso verificatosi in Puglia.
I baresi furono infatti largamente battuti dai troiani, che fecero le cose in grande: non si limitarono ad impossessarsi delle reliquie di un solo santo, ma ben di cinque. Questa, però, ve la racconto un'altra volta. (g.i.)
Di seguito la risposta a Concilio di Maurizio De Tullio.
* * *

Gentile Signor Concilio,
in attesa che la simpatica pattuglia di ultras della Moldaunia si concili con la Verità storica e, soprattutto, con la realtà fattuale, faccio pochissima fatica a smontare la gracile architettura che alimenta il progetto dell'antibaresità per principio, snocciolando banali dati.

Detto dei 6 (sei), su 14 (quattordici), Presidenti di Regione Puglia NON baresi (il suo sodale anonimo asseriva essercene stato uno solo, ignorando finanche che i Fitto furono due!), mi sembrano invece ancora più patetici i suoi 14 Atti d'Accusa, dei quali almeno l'80% sono evidentemente privi di qualsiasi base d'appoggio e veridicità. Una semplice verifica su Google, probabilmente, basta e avanza. Poi, se si desidera continuare a fare gli ultras della situazione, lo si faccia.
Ad ogni modo, da parte mia non verrà mai meno il sostegno all'indizione di un Referendum, come quello proposto e sostenuto dal Movimento per la Moldaunia dell'amico Amodeo, ma se si voterà, ovviamente voterò "No" alla richiesta di passaggio al Molise.
E vengo al dunque. Il nostro Conciliatore Moldauno se ne esce con “La Storia si sa, è una cosa seria! E' opportuno aggiornarsi perché si rischia di essere accusato di ignoranza storica.” e poi, con un maldestro esercizio di copia-e-incolla, mi cade sul pisello come la Signora Lòngari col buon Mike!
Concilio sfodera un clamoroso ritorno… di memoria per arrivare a chiedersi, retoricamente, se “Non furono i baresi a trafugare le reliquie del Santo Nicola? Sì, certo.” E per farlo - postando un commento al mio commento, che era solo ironico - ricorre al “foggianissimo” esercizio del “copia-e-incolla”, riprendendo alla lettera il seguente passaggio:
Nei primi mesi del 1087, - scrive Concilio, senza citare alcuna fonte - tre navi cariche di grano ed altri prodotti agricoli si accinsero a salpare come al solito alla volta della Siria. Probabilmente già nella piazza e nelle corti di Bari si era accennato alla possibilità del trafugamento delle reliquie, ma non c’era stato un vero progetto.
Su questo Niceforo è esplicito: l’ispirazione venne ad alcuni saggi ed illustri baresi che erano partiti per Antiochia con le loro navi cariche di grano e di altre merci.
(1)
E con ciò, crede di offrire ai lettori di Lettere Meridiane, e al popolo dei Moldauni, l’ennesima prova di un carattere furtaiolo per natura dei baresi. Ma la realtà di quel “furto” è più complessa.
Bastava che lei, più correttamente, avesse copiato e incollato anche la parte che precedeva il suo ritaglio, cioè questa, presa dalla stessa fonte da lei parzialmente utilizzata:
Con quella mirabile sintesi di interessi che solo il medioevo ha saputo esprimere, nella popolazione barese si incontrarono l’intraprendenza religiosa e quella mercantile. Il furto delle reliquie di un santo famoso avrebbe dato a Bari una dignità religiosa che ancora non aveva (l'arcivescovo continuava a chiamarsi di Canosa e di Bari) e avrebbe suscitato un movimento di pellegrinaggi, che per quei tempi equivaleva a ciò che oggi è il turismo religioso.
La scelta di S. Nicola fu abbastanza naturale. A Bari, dopo quello di Giovanni, il nome più diffuso era Nicola (già vi erano tre o quattro chiese in suo onore). D’altra parte, dove riposava il corpo di S. Nicola (Mira, in Asia Minore) ormai imperversavano i Turchi, e quindi i Baresi non potevano essere accusati di averlo rapito ai cristiani orientali. Inoltre, Mira si trovava su una rotta frequentemente seguita dalle navi baresi dirette in Siria, e pertanto non era necessario organizzare un’apposita spedizione, ma poteva essere inserita in un’operazione commerciale. Senza dire che allora S. Nicola era già il santo numero uno del calendario cristiano, e che quindi la presenza del suo corpo a Bari avrebbe garantito numerosi pellegrinaggi.
Con il potere politico assente, il mondo mercantile barese seppe trovare un’idea che unificava gli interessi di tutti, dal clero ai mercanti ai marinai.(2)
Ecco. È questo passaggio finale, che ho posto in grassetto, quello pregnante di tutto il ragionamento. Venti parole e una frase che stavano proprio lì, a due passi dal pezzo che lei ha scelto di copiare-e-incollare ma senza spiegare, pur di portare a casa il bottino dell’antibaresità per principio. Un furto in piena regola. Come quello fatto dai mercanti baresi?
Ah, dimenticavo di avvisare il signor Concilio: il nuovo nuovo rettore della Basilica di San Nicola di Bari si chiama Padre Ciro Capotosto. È di San Severo…
Sempre cordialmente, Maurizio De Tullio


2 commenti :

Vincenzo Concilio ha detto...

DAL PARADOSSO ALL'INGIURIA E AL DISCREDITO E TUTTO "MOLTO POCO CORDIALMENTE".

La premessa dell'articolo, poi tradita, era che "L’eventualità di una fusione tra la provincia di Foggia e il Molise, con la conseguente modifica dei confini della Puglia, è una questione troppo importante per essere affrontata con l'ottica deformante degli interessi politici del momento o, peggio ancora, per essere ridotta a strumento di propaganda elettorale".

E inoltre che : "Discutere della Moldaunia da questo punto di vista è riduttivo, così come mi sembrano riduttive le perplessità manifestate da qualche parte, sugli alti costi che comporterebbe la consultazione referendaria comporterebbe. La democrazia non costa mai troppo. E come cittadini dauni e italiani siamo stati chiamati alle urne per referendum di assai più scarso significato e peso politico. Si tratta dunque di discutere di Moldaunia seriamente e di riflettere assai più approfonditamente di quanto non sia successo fino ad oggi, nel merito più che nel metodo, così come da anni si sta sforzando di fare il comitato Daunia chiama Molise".

In linea con la premessa avevo cominciato a scrivere quanto segue:
"IN FONDO E' SOLTANTO UNA QUESTIONE DI LIBERTA', QUELLA DI CAMBIARE.
La libertà di dissentire ed eventualmente protestare contro una Regione, di cambiarla quando necessario, è un prerequisito della democrazia territoriale. Nel caso specifico è libertà dalla costrizione altrui".

Avevo quindi elencato una serie di punti sui quali sarebbe stato possibile argomentare sostenendo "una sorta di asimmetria liberatoria che coniugando fermezza e mobilità, consente di praticare una forzatura del dominio e di riaprire spazi mai prima ipotizzabili".

Nessuna risposta è giunta sul tema se non la proposizione del paradosso dell'invasione della Polonia da parte dei baresi nel 1939 e, dei cordiali saluti che hanno preceduto la calunnia ed il discredito.

(continua)...

Vincenzo Concilio ha detto...

IL GIOCO DEL PARADOSSO
"Il gioco è un paradosso e dentro questo paradosso si rifugia il giocatore ma, il rifugio porta a volte ad un secondo livello di paradosso".

E' quello che è avvenuto.
Ho risposto al paradosso dell'invasione barese della Polonia nel 1939 con ironia, riguardo alla trafugazione della salma di San Nicola.
Nell'economia dell'intervento, non era assolutamente prevista affatto una completa trattazione storica da altri reclamata.
Per questo ci sarà tempo!

Ricordandomi dell'episodio storico ho riportato anche alcune righe tra l'altro non mie che non conferivano però maggior valore al mio intervento, trascrivendole nel mio Word processor in corsivo che per me corrispondeva ad una citazione esterna.
Purtroppo come si può verificare, la formattazione adottata si perde nell'inserimento del commento nel blog. Ed è quanto a me è successo. A ciò ahimè (per quanto è poi accaduto), non avevo dato importanza. Ho pensato a quelle righe come se fossero il riporto di una storia conosciuta ed ho lasciato correre.

L'episodio per me trascurabile è però servito qualcuno "molto poco cordiale" per screditarmi.

Come scriveva Shakespeare nell'Amleto: "Il mondo è fuor di squadra: che maledetta noia, esser nato per rimetterlo in sesto" e aggiungeva anche da qualche altra parte: "La coscienza così fa tutti vili, così il colore della decisione, al riflesso del dubbio, si corrompe e, le imprese più alte si disviano, perdono anche il nome dell'azione".

LA CALUNNIA E' UN VENTICELLO
Ne "Il barbiere di Siviglia, la calunnia è così cantata: "La calunnia e’ un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar.... Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione come un colpo di cannone, un tremuoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l’aria rimbombar. E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar".

Colui cha calunnia storpia il cognome del calunniato, lo macella e poi lo ricompone; lo ricompone variamente e ne tre spunti per ulteriormente insinuare.
Colui che pratica la calunnia associa gli anonimi e li definisce solidali al calunniato.

Non ci vuole tuttavia una approfondita analisi del testo per capire che chi calunnia non ha argomenti e che sottraendo a quel testo la parte calunniosa, rimane un "non testo".

A costui lo show, non gli varrà certo il premio Pulitzer.

Ma quì, è tempo di calare il sipario.
Se l'altro nutre l’angoscia primordiale di non esserci, di non consistere, non sarò io obbligato a costituirmi suo "nemico" per dargli riconoscimento.

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