domenica 12 aprile 2015

Perchè il Gargano non è stato ammesso al fondo di solidarietà Ue

Il Gargano non può beneficiare del fondo di solidarietà dell’Unione Europea per le aree colpite da calamità naturali, perché i danni provocati dall’alluvione di settembre 2014 sono inferiori al tetto minimo previsto dalle norme comunitarie per accedere alle provvidenze.
La notizia nuda e cruda è questa, ed è inutile girarci attorno, e soffiare sul fuoco delle polemiche.
A puntualizzare come sono andate realmente le cose e a chiarire che non c’è stata alcuna deliberata volontà da parte del Governo di escludere il Gargano è l’on. Michele Bordo, presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera.
L’esponente del Pd ricorda che il Regolamento Ue n.661/2014 "ha introdotto la fattispecie di 'catastrofe naturale regionale' che comprende qualsiasi catastrofe naturale che provochi danni diretti superiori all'1,5% del Pil di una regione. In base alla tabella esplicativa della Direzione generale politiche Regionali della Commissione Ue, per la Puglia questa soglia ammonta a oltre un miliardo di euro".
"La stima dei danni provocati dall'alluvione del settembre scorso, fatta dalla Regione Puglia - aggiunge il parlamentare - , ammonta invece a 313.683.856,58 euro, risultando quindi molto inferiore alla soglia necessaria per attivare il Fondo di Solidarietà per le 'catastrofi regionali'. Pertanto, numeri alla mano, per la Puglia non sussistevano le condizioni per presentare istanza di attivazione del Fondo.”
Bordo polemizza apertamente con quanti - come l'eurodeputato ed ex ministro del governo Berlusconi, Raffaele Fitto, avevano parlato di esclusione del Gargano accusandoli di voler speculare "e non per solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite, ma per becera propaganda elettorale.”
Non è difficile capire la filosofia del Regolamento comunitario le cui norme non hanno consentito che anche le aree alluvionate del promontorio potessero beneficiare del fondo di solidarietà: l’intervento dell’Unione Europea è limitato alle calamità naturali di maggiore entità, almeno dal punto di vista dei danni. Ma questo significa che, quindi, alla ricostruzione delle aree che - come il Gargano - non possono beneficiare del fondo, si deve provvedere con fondi ordinari dello Stato, che ad oggi non sono stati ancora reperiti e di conseguenza stanziati.
Sono d’accordo con l’on. Bordo sulla necessità di evitare speculazioni elettoralistiche  ma ciò non deve far dimenticare che non bisogna abbassare la guardia: il percorso della ricostruzione, con la stagione turistica ormai alle porte, si presenta ancora molto tormentato e difficile.

1 commento :

Anonimo ha detto...

A proposito dei mancati aiuti economici europei per i danni subiti dal Gargano in occasione della recente alluvione del 2014 è tutto vero. Ciò che scrive Nico Baratta su FB è straordinariamente tutto vero, tranne che per un particolare: in questa decisione Renzi non c’entra un tubo! Come non c’entra la Regione Puglia.
Se invece di fermarsi alle apparenze, il “collega” in giornalismo Baratta avesse letto meglio come si è arrivati a questa decisione – ovviamente dolorosa e apparentemente ingiusta –, avrebbe appreso che esistono delle norme a livello di Commissione Europea, valide per tutti i Paesi, e il Gargano mi pare rientri ancora in Italia.
I danni subiti dal Gargano, infatti, non sono stati superiori all’1,5% del Prodotto Interno Lordo della Puglia. Si tratta di un meccanismo per il quale se non si supera quella quota, l’U.E. non può far decollare la relativa pratica di verifica dei progetti e l’eventuale finanziamento, nel caso del Gargano pari a 56 milioni di euro.
È chiaro che il tutto può apparire ingiusto, specie se di mezzo ci sono cavilli burocratici.
Ora, però, bisogna convogliare sforzi, energie comuni, far sentire netta, credibile e forte le voci della Provincia di Foggia e della Regione Puglia perché possa essere proprio il nostro Governo nazionale a intervenire in sostituzione di quello europeo. E il Presidente del Parco Nazionale del Gargano perché non presenta – polemicamente – le sue dimissioni, ponendo in atto uno straccio di azione concreta e mediaticamente più visibile di quel filo invisibile che lo contraddistingue da tempo?
Smettiamola però di piangerci addosso e di dare colpe a chiunque purché ci faccia sentire la coscienza pulita, come se davvero, noi, l’avessimo immacolatamente pulita.
Passi per i “latrati” di certi politici e di tanti ‘ultras’, che parlano solo alla cosiddetta “pancia” degli italiani, per meri interessi di bottega e di voto, ma non accetto che certe “sviolinate” gratuite li facciano i “colleghi in giornalismo”, che proprio quelle derive qualunquiste dovrebbero stoppare e rispedire al mittente, aiutando invece i cittadini a ragionare di più con la loro testa.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

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