mercoledì 29 aprile 2015

L'antifascismo in Capitanata fu soprattutto femminile

Giovanna Paolino
La riscoperta della dimensione femminile dell'antifascismo in Capitanata promossa da Auser, Spi Cgil e Coordinamento Donne Spi Cgil con la riuscita iniziativa di qualche giorno fa sta suscitando un vivo interesse tra gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Per gentile concessione dell'autrice, Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento Donne dello Spi Cgil, pubblichiamo questo interessante articolo sull'argomento.
* * *
Il contributo dato dalle donne di Capitanata all’antifascismo fu importante. Purtroppo gli eventi che videro protagoniste le nostre donne sono ancora oggi poco conosciuti.
Basta un dato: si devono al coraggio e alla sensibilità delle donne i pochi episodi di protesta popolare contro il regime fascista che si sono registrati durante il ventennio in provincia di Foggia.
Si deve agli studi e alle ricerche di Vito Antonio Leuzzi se è stata sottratta all’oblio la rivolta delle donne di Monteleone di Puglia che il 23 agosto 1942  scesero in piazza per protestare contro la protervia del comandante della stazione dei carabinieri che aveva fatto sequestrare alcune pignatte di granturco che stavano per essere macinate.
Le donne occuparono la farmacia di proprietà del podestà del paese  chiedendo l’autorizzazione a macinare oltre i limiti consentiti, che avevano affamato le loro famiglie. Al diniego del podestà le donne si diressero verso la caserma dei Carabinieri, coinvolgendo anche ragazzi ed anziani e i carabinieri spararono sulla folla.
La  protesta fu così rumorosa e dura che per sedare gli animi fu costretto a intervenire nel piccolo comune dei Monti Dauni il Prefetto in persona.

L’aspetto paradossale della storia è che il processo si trascinò per molti anni, anche dopo la caduta del fascismo e solo nel 1950 si giunse al proscioglimento degli imputati, per amnistia.
Leuzzi ha ricostruito la vicenda in un bel libro. Ma quell’episodio non fu il solo e neanche il primo.
Meno nota ma altrettanto significativa fu la rivolta esplosa l’anno prima a Cagnano Varano quando decine di donne, in assenza dei mariti impegnati nel secondo conflitto mondiale e dilaniate dalla povertà, scioperarono per la fame: si recarono in massa all’ex municipio e tentarono di scacciare il podestà, fecero poi un lungo corteo e sfilarono lungo le vie del paese. Molte di esse furono arrestate e condotte al carcere di Lucera.
La storia della rivolta è stata ripresa e raccontata dalla scrittrice Dina Crisetti sul giornale Il Gargano Nuovo e sul suo blog (http://lcrisetti.wordpress.com).
Dina ha scritto pagine molto belle anche su figure femminili di spicco assoluto fiorite a Cagnano nel movimento  femminile, che andrebbero – anche queste – meglio conosciute e meglio fatte conoscere, come Giovanna Paolino, nota come zia Giovannina (nella foto in alto).
Fondatrice del movimento sindacale e del Partito Comunista di Cagnano, fu tra le prime donne a rivestire cariche amministrative all’indomani della guerra. Venne eletta nel consiglio comunale nel 1946 e diventò assessora alla pubblica istruzione. Fu probabilmente la prima donna dauna a rivestire incarichi amministrativi.
Conseguì il diploma magistrale ma non fece mai la maestra, perché non le fu consentito di svolgere il tirocinio a scuola. Le leggi dell’epoca prevedevano che potessero essere ammesse al tirocinio soltanto le maestre iscritte al Partito Nazionale Fascista e lei non prese mai la tessera, in coerenza con le sue idee. Sbarcò il lunario impartendo lezioni private e facendo la fotografa e  l’infermiera. Non si sposò ma riuscì ad ottenere in adozione due bambini.
Liliana Rossi
La sua vicenda politica e personale ricorda molto quella di un’altra celebre figura di donna della nostra terra,  Liliana Rossi, maestra di Ascoli Satriano (nella foto a sinistra) , la cui vita è stata raccontata da Michele Placido nel film Del perduto amore. Come accadde a Liliana, anche a Giovannina il prete rifiutò in punto di morte il sacramento  dell’estrema unzione. Venne accompagnata al cimitero da tanti cittadini commossi e partecipi, "senza però esser potuta entrare nella  casa di Dio", come annota Dina Crisetti.
Le rivolte di Monteleone di Puglia e di Cagnano Varano sono due episodi piccoli ma tuttavia molto significativi del diffuso sentimento antifascista che serpeggiava nella popolazione, soprattutto quella femminile e soprattutto all’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia.
Furono anche piccole storie come quelle che ho ricordato ad accelerare il processo di decomposizione del regime, e a favorirne la caduta.
Concludo con le parole usate nella sua requisitoria dall’avvocato Quintino Basso, difensore a titolo gratuito degli imputati: «La rivolta di Monteleone sia pure per cinque o sei ore, tolse ogni potere alle autorità fasciste - disse - Se lo stesso si fosse verificato in moltissimi comuni d’Italia, il fascismo non sarebbe caduto un anno dopo, ma sin da allora».
Per quel che riguarda la provincia di Foggia il fascismo fu sconfitto anche, e soprattutto, dal coraggio delle donne.
Tina Pizzolo

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