sabato 29 novembre 2014

Vincenzo Concilio: "Vendola, il foggianesimo, la colonizzazione barese"

Non sono d'accordo con molte delle cose che Vincenzo Concilio sostiene nella riflessione che segue, che commenta quanto avevo scritto a proposito del mezzo provolone elargito da Striscia La Notizia al Governatore pugliese, Nichi Vendola. Ma ritengo che il contributo di Concilio vada letto e seriamente approfondito per almeno due ragioni: perché è l'esempio di come si possa ragionare di politica in modo rigoroso e serio, andando oltre le discussioni da cortile e le polemiche spicciole che sovente caratterizzano il dibattito politico; perché affronta un argomento che sarà sicuramente al centro dell'ormai imminente campagna elettorale regionale: il ruolo della Regione rispetto alla Capitanata, alle sue istanze di sviluppo.
Non sono d'accordo con alcune delle tesi sostenute da Concilio perché il problema non mi sembra Nichi Vendola (anzi, magari si trattasse di una questione di persone) ma riguarda più in generale il ruolo della Regione Puglia verso le diverse province pugliesi e, in particolare, la difficoltà che la Regione incontra nell'affermare un'identità forte pugliese e nell'arginare la competizione tra i territori (soprattutto tra quelli forti, Bari  e Salento) che sta sfociando in aperta conflittualità.
La Capitanata corre il rischio di fare la fine del vaso di coccio, stritolato tra quelli di ferro.
(g.i.)
* * *
IL CONTRARIO DELLA BUONA FEDE, È LA CATTIVA FEDE...
"... se una colpa può essergli attribuita è un eccesso di buona fede: l' essersi fidato di una ipotesi rivelatasi poi inverosimile, e di aver ceduto a quella sottile malattia che affligge la classe politica, che è l’annuncite".
Ma, è così?
La buona fede in senso soggettivo è la situazione psicologica di ignoranza di ledere l'altrui diritto e consiste in un criterio di valutazione di situazioni preesistenti al fine di volta in volta previsto dalle regole applicabili.

Da cui la domanda: "Vendola ignora di aver leso con il suo comportamento, nella sua veste di governatore della Regione Puglia, il diritto del territorio all'accessibilità che è un diritto universale garantito dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e che non riguarda soltanto i baresi?".
Poiché non possiamo entrare nella testa del soggetto, ne dobbiamo valutare il comportamento abbandonando il metro soggettivo ed utilizzando quello oggettivo anche se tale oggettività non esclude comunque una considerazione sull’elemento soggettivo come dolo e colpa.
Da cui la domanda: "Che cosa ha prodotto la presidenza di Vendola durante un intero decennio per la Capitanata ed il suo capoluogo e, che cosa ha prodotto parallelamente per la Terra di Bari ed il suo capoluogo?".
Ha assicurato le infrastrutture soltanto sulla base agli interessi baricentrici oppure ha effettuato investimenti per riequilibrare lo squilibrio determinatosi negli anni?
Ha reso possibile la crescita di una classe dirigente locale oppure ha agito occupando politicamente tutte le posizioni strategiche disponibili, salvo poi accusare di foggianesimo le popolazioni locali, neologismo creato da Vendola per indicare a suo modo, un inutile rivendicazionismo, un avvilente vittimismo, un insipido localismo?
Ma, c'è di più... Per Vendola, il nostro foggianesimo starebbe ad indicare un vezzo e un’inclinazione tipica.
IL COLONIZZATORE SI SA, HA SEMPRE UNA MISSIONE CIVILIZZATRICE DA COMPIERE...
Ora, dimostrando che il suo governatorato durato un decennio, ha operato soltanto su due dei tre sottosistemi regionali e cioè la Terra di Bari ed il Salento, ignorando le istanze di sviluppo della Capitanata, mantenendola area coloniale del sistema regionale baricentrico, avremo dimostrato oggettivamente la sua mala fede (dal latino mala fides) è cioè la sua motivazione comportamentale per la quale egli apparentemente agisce in modo formalmente corretto, sebbene mascherando le proprie intenzioni in modo da non far trapelare gli obiettivi che realmente persegue.
Ma, c'è dell'altro e riguarda, l'alienazione nella nostra psiche di colonizzati, dovuta ad un progressivo processo di inferiorizzazione, per cui abbiamo la tendenza a giustificare sempre e comunque atteggiamenti, azioni, comportamenti o eventi, anche se negativi, del colonizzatore.
Quì, urge un cambiamento di rotta che ci porti ad avere consapevolezza dei nostri diritti e pretendere la loro piena attuazione, senza più giustificare i comportamenti dei più forti.
QUI', ORA, ADESSO!
Vincenzo Concilio

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