sabato 18 ottobre 2014

L'ombra perduta di Antonio Vigilante

Ho già detto in altre occasioni quanto invidi ad Antonio Vigilante la sua scrittura: corposa, netta, poco indulgente agli aggettivi. Dura e pura, insomma. A volte monumentale, come quella di cui sto per dirvi.
Antonio è stato uno dei protagonisti di quella grande storia collettiva che nelle scorse settimane è stata raccontata su Lettere Meridiane da quanti, come lui, per una ragione o l'altra hanno lasciato la città, oppure vi sono tornati (qui trovate tutti gli interventi). Ieri mattina, sul suo profilo di facebook, ha postato questa cosa, che è la più bella che mi sia mai capitato di leggere (ed anche tra le cose più belle che abbia scritto, posso azzardarmi a dirlo, essendo un suo affezionato lettore).
Difficile dire se parli di Foggia o del tempo perduto. Se sia stata dettata dalla nostalgia verso il luogo lasciato, oppure verso un tempo ormai andato. Irripetibile.
Nel raccontare questo senso di distacco lacerante e irreversibile, Antonio ha raggiunto vette espressive toccate solo da Guccini: piccola città io ti conosco, / nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio, / ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano / visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano... 
"Rubo" dal profilo di Vigilante queste righe memorabili per regalarle agli amici e ai lettori: leggetele d'un fiato, mangiatele, ingoiatele, fatele diventare una parte di voi.
 P.S. La "e" congiunzione che si tronca col punto, congiungendo l'indefinito o forse l'infinito, è pura genialità.
[La fotografia è di Michele Sepalone].
* * *
Le strade erano insignificanti, spesso brutte. Ma ognuna di quelle strade era impastata di me. Ogni volta che attraversavo ognuna di quelle strade, mi aggiungevo al mio passato. Sulla via della stazione ero accompagnato, ad esempio, da un ragazzino che andava alla libreria Nuova Minerva ad acquistare la sua prima copia del "De Rerum Natura" di Lucrezio. Ed ero lui, e no: e non lo ero essendolo.
Ciò che mi tratteneva in quelle strade era, credo, proprio questo essere io, e no, ed essere io non essendo. Stare nel mio non essere più, essendo. Avere un'ombra, insomma.
Che è quello che mi manca. Qui le strade sono bellissime, ma sono solo. Quel ragazzino di tredici anni non c'è più: è altrove. Non ho più la mia ombra, sono solo sotto al sole della Toscana. Calpesto l'ombra di altri, ma non ho più la mia. Ed è bello, ed è triste. E leggero e pesante. E.
Antonio Vigilante

1 commento :

Anonimo ha detto...

Vivo immensamente e totalmente le poetiche parole di Antonio.
Grazie a te Geppe per averle pubblicate.
Valter Rizzi

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