mercoledì 20 agosto 2014

Il territorio oltraggiato, vera causa del sottosviluppo della Capitanata

L'amico Alfre De Martino commenta con la consueta intelligenza la lettera meridiana sui parchi e le aree protette, che ho pubblicato qualche giorno fa. Mi piace condividere la sua opinione con gli altri amici e lettori di Lettere Meridiane, perché mi pare interpreti con efficacia e nello stesso rara capacità di sintesi, un sentimento diffuso nell'opinione pubblica provinciale.
"Parchi eolici, parchi fotovoltaici, ancor prima i pozzi e le trivellazioni per il metano - scrive De Martino-, dai singoli proprietari terrieri ai comuni, quanti interessi frenano l'istituzione di un parco vero (NATURALISTICO) s'intende. Ormai, è sotto gli occhi di tutti, porzioni enormi di territorio sono state sacrificate nel nome del dio denaro, rendite da quattro soldi, poi c'è la parte nascosta, decisamente fuorilegge, criminale, delle discariche abusive, Dio solo lo sá quante e dove."
Sono assolutamente d'accordo. Probabilmente nelle parole di Alfre De Martino sta la chiave per capire lo sviluppo inceppato (o, ahimé, sarebbe il caso di dire ormai mancato) della Capitanata. Abbiamo ripetuto per decenni che la risorsa più importante di questa provincia benedetta da Dio sta nel suo territorio, nella sua straordinaria ricchezza di risorse ambientali, paesaggistiche, storiche e culturali.
Ma il territorio è stato svenduto, quando non oltraggiato, asservito agli interessi più biechi del capitale e della finanza, quando non dell'illegalità. Forse per correggere la rotta basterebbe ripartire da questo.
Il territorio non è solo "natura" perché viene continuamente plasmato e modificato dagli uomini che lo abitano. La storia di una comunità sta nel rapporto tra uomini e territorio, dalla reciproca capacità di adattarsi, di influenzarsi e di modificarsi. Un rapporto positivo sprigiona identità da un lato e capacità di sviluppo dall'altro. Se questo rapporto si altera, si produce abbrtimento, degrado, sottosviluppo.
Stiamo distruggendo tutto questo. Bisogna frenare, e tornare a collocare il territorio al centro della nostra identità e del nostro futuro.

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