venerdì 22 agosto 2014

Foggia è bella o brutta? Sul social esplode la discussione

Sul suo profilo Facebook, Davide Leccese sollecita giudizi e opinioni su alcune affermazioni rese qualche giorno fa da Giuliano Volpe, ex Rettore dell'Università di Foggia e docente di archeologia. Lecce scrive che Volpe ”girando per l'Italia e approdando a Genova - con un commento agro-dolce su quella città - parla anche di Foggia (in risposta ad una genovese) e dice: "Apprezzo il suo amore per la sua città; non esprimevo giudizi ma riportavo impressioni (ricavate girando per i vicoli); si figuri che attualmente vivo a Foggia (con casa nel centro storico) che certo non ha particolare cura del centro storico (e non solo) ed è parecchio lontana dall'essere una città di cultura (e poi non ha nemmeno il mare!). Tornerò a Genova per conoscerla meglio". In che cosa ritieni che abbia ragione nel suo giudizio su Foggia?”
Qualche ora dopo, Leccese rilancia la riflessione, ponendo un’altra domanda: “Che significa che una città è bella o brutta? Foggia è bella o brutta?” Si accende un dibattito intenso ed è un coro di voci compatto sulla "bruttezza" du Foggia.
Non conosco le ragioni che hanno spinto Davide ad avviare questa riflessione pubblica. Posso però intuirle. Leccese è una persona che si è molto spesa per la bellezza, ed ha pagato pure un prezzo per questo; era - come dire - un democristiano controcorrente.
È stato assessore alla cultura a Foggia negli anni in cui si facevano fior di stagioni liriche e di stagioni teatrali; è stato costretto dalla politica ad un forzato allontanamento dalla sua città (quando diventò preside venne mandato in Sardegna, in barba al buonsenso e alla norme, che avrebbero suggerito una destinazione più vicina, visto il suo mandato amministrativo); come docente prima e dirigente scolastico poi del liceo classico Lanza ha sempre cercato di coniugare l’idea della bellezza con quella dello sviluppo civile e ed economico della comunità.
Con la sua iniziativa sul web, Davide Leccese vuol probabilmente capire se esiste (ancora) nella coscienza  collettiva una certa percezione della bellezza. Da buoni umanisti, sia Volpe che Leccese sanno assai bene che la bellezza non è qualcosa che si dà in se, ed è sempre in un certo senso una categoria ideologica. La bellezza c’è se, prima di tutto, dev’essere sentita. Ogni scarrafone è bello per la mamma sua.
A mio parere, la questione non è dunque se Foggia sia bella o sia brutta, ma se venga percepita bella o brutta da quanti vi abitano. Se sento una cosa come bella, mi impegno a tutelarla, se la percepisco invece come brutta, non mi spenderò più di tanto per tenerla pulita, decorosa, ecc. ecc. Il problema è forse proprio questo.
Devo dire anche che molti amici e lettori di Lettere Meridiane mi stanno facendo cambiare idea su Foggia. Me la stanno facendo riscoprire, ed amare di più.
Questo è quanto ho risposto al post di Davide Leccese sulle esternazioni di Giuliano Volpe.
"Io in questi giorni sto scoprendo (riscoprendo) una Foggia diversa. E perfino bella. Non è fatta di piazze, di posti, di quartieri. Ma di persone. Sto riscoprendo la Foggia dei foggiani che non si arrendono. Non devo essere io a ricordarvi che una città che negli ultimi tre secoli è stata costretta per due volte a ricostruirsi ex novo, che è stata lacerata nella sua memoria e nella sua cultura dai bombardamenti, che è stata oggetto di flussi molto consistenti di immigrazione negli anni Sessanta, che ha vissuto così tante e pesanti cesure d'identità, non può essere bella. E poi la bellezza è una cosa che sta nel cuore, più che nello sguardo. Certo, c'è un evidente processo di degrado, negli ultimi decenni. Ma il peggio che si può fare, è arrendersi. Quanto alle affermazioni di Giuliano Volpe, sono la riflessione di una persona che ha scelto di essere foggiano. Vanno lette come tali. Volpe è uno di quei foggiani che non si arrendono."

6 commenti :

NEWS DAVIDE LECCESE ha detto...

Rispondo a Geppe, qui e non sul mio post, avendo lasciato - come abitudine - che ognuno esprimesse le sue valutazioni senza condizionamenti pre-interpretativi da parte mia. Giusto: Non ha senso parlare di una città bella o brutta se non la si contestualizza al vivere bene o al vivere male, all'accettare le regole di una convivenza "regolata" da sani principi di condivisione del permesso e del negato. Poi si fanno anche considerazioni urbanistiche, logistiche, di servizi e di buon governo. Volpe - a mio parere - avendo scelto di essere "foggiano" - ha sposato la causa dell'accorato appello a fare della propria città un luogo in cui si vive e non solo un luogo in cui si abita. Il che comporta una compartecipazione responsabile espressa dalla rivendicazione dei diritti dopo il rispetto dei doveri. Esiste a Foggia questo senso civico partecipato? Ho le mie riserve. Io, nel mio piccolo, quando ero amministratore, ho cercato di farlo. Ora, come cittadino, nel mio piccolo, cerco di farlo. In conclusione sono fiducioso perché credo che un rigurgito di orgoglio foggiano stia riemergendo.

Vincenzo Concilio ha detto...

IL BELLO E' TUTTO CIO' CHE CI ISPIRA SENSAZIONI ESTETICHE PIACEVOLI...
...che nascono dalla armonia delle forme, dalla loro regolarità ed equilibrio.
Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza nel mondo.

La descrizione precedente di bellezza legata alla misura implica anche che la bellezza sia calcolabile e che, essendo essa calcolabile ed oggettiva, a seguire determinate regole si può produrre il bello, in architettura come nella pittura o complessivamente in tutto ciò che ci circonda.
Inoltre che la bellezza sia intellegibile.

Dal punto di vista architettonico ed urbanistico, pur disponendo la città di numerosi luoghi ricchi di fascino, armoniosi ed in equilibrio, qualche volte operando dei tagli al visibile circostante, occorre dire che il "brutto" ha dilagato e che non soltanto il "bello" gli spianò la strada, avendo a ciò contribuito in gran parte, cattivi governi locali e alcune specifiche classi imprenditoriali e professionali.

Non ci è dato di sapere se costoro si siano spinti a ciò, nella idea paradossale tutto ciò che è brutto sia utile mentre il bello è inevitabilmente inutile.
E neppure, si sono posti il problema di svelare la presenza del dolore e delle lacerazioni all'interno della società e di ritrovare in questo rimosso il senso più autentico del bello.

Ma, perché e come si è prodotto il brutto?
Che relazione v'è tra grado di civiltà, livello di cultura e bellezza?

La civiltà intesa come urbanità, nel tempo ha associato il riferimento esclusivo alla comunità cittadina identificandosi con l'osservanza delle convenienze in uso non più solo tra i cittadini, ma più in generale tra le persone che vivono in società, e come il frutto di un processo di educazione rivolto a questo scopo.

Questo è sufficiente per dire se una città civile o incivile?
E questa definizione serve alla valorizzazione del bello?
La risposta dipende in parte dalle nostre esperienze personali e in parte è invece valutabile in base ai risultati di crescita sociale, economica e culturale, prodotti dalla nostra comunità cittadina.

Freud nelle sue opere di argomento sociologico e antropologico sosteneva che la civiltà è "la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita".
Oltre al sapere scientifico che permette il progressivo controllo e l'assoggettamento della natura, e all'organizzazione sociale, la civiltà comprende tutte le attività rivolte al perseguimento della bellezza, della cultura e dell'ordine.

Della bellezza, dell'ordine e della cultura?
Dunque, se abbiamo prodotto il brutto, è per mancanza di ordine e di cultura?
Possiamo riportare queste deduzioni all'interno della comunità cittadina?
Ad esempio, possiamo sostenere che una parte della comunità merita il brutto imperante mentre un'altra parte non lo merita?
Probabilmente sì.
Ma possiamo probabilmente dire anche che una gran parte della comunità non percepisce il problema mentre l'altra porzione o più d'una ne soffre e vorrebbe cambiare?
Probabilmente sì.

E dunque, se è così, come produrre il cambiamento, la trasformazione?
Puntando sulla parte della comunità più forte e sensibile e allo stesso tempo, ricostruendo il senso della comunità il cui legante dell'affezione nostalgica al nostro vissuto non è evidentemente più sufficiente...

Giuliano Volpe ha detto...

Scopro solo ora (per il tramite di Geppe Inserra) che una mia rapida battuta nell'ambito di uno scambio con una persona che non conosco personalmente, genovese ma abitante a Foggia, a proposito di alcune mie sintetiche e necessariamente superficiali considerazioni su Genova, a commento di alcune mie foto, ha dato avvio ad un dibattito avviato da Davide Leccese sulla sua pagina Fb. Mi sembra sinceramente un po' sproporzionato un dibattito fondato su alcune brevi frasi, che peraltro si riferivano quasi esclusivamente alla cura del centro storico, in riferimento a quello di Genova, che ancora conserva parti degradate. A Foggia ho dedicato note un po' più approfondite nel mio libretto Le vie maestre oltre che in varie relazioni e conferenze. Negare che il centro storico non sia ancora ampiamente degradato e non valorizzato significa non voler guardare! E chi ama una città deve guardarla criticamente, non accontentarsi, non rassegnarsi, per migliorarla. Come ho già scritto altrove, mi ispiro a quanto aveva affermato Paolo Borsellino a proposito di Palermo ("Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare"). Per quanto riguarda il mio rapporto con il centro storico, mi basterà ricordare che personalmente, come cittadino,ho deciso 10 anni fa di acquistare una casa abbandonata (come tante altre ancora oggi) nel centro storico, l'ho ristrutturata nel corso di ben 4 anni, facendo un consistente mutuo che mi accompagnerà fino ala pensione, mentre come rettore ho realizzato il recupero e la ristrutturazione degli ex ospedali ora bella sede del Dipartimento di studi umanistici e più recentemente come presidente della Fondazione Apulia felix ho curato il recupero dell'auditorium Santa Chiara, da tutti considerato ora un vero gioiello, un centro culturale al servizio della città. Per non parlare delle attività di ricerca scientifica, storica e archeologica, e in generale culturale svolte in città, o amche le iniziative che purtroppo non ho avuto il tempo di poter portare a termine (la ristrutturazione delle due piscine ex Gil o l'acquisizione della Caserma Miale). Ma il tema della bellezza di una città è tema complesso, non legato solo ad architettura e urbanistica, ma a senso civico, a solidarietà, a etica, a cultura, etc. E certo non intendevo scatenare un referendum! Per questo mi dispiace molto leggere alcuni commenti. Non so quanti di quelli che proclamano il loro amore per la città e si offendono quando qualcuno effettua considerazioni critiche possono vantare altrettanti atti concreti. Ma se si vorrà approfondire il tema, non solo su Fb, sono come sempre disponibile.
Ringrazio Geppe e Davide per le loro parole.

Alfredo d'Ecclesia ha detto...

"E' l'umore di chi guarda che da forma alla città di Zemrude".
Italo Calvino Le città invisibili.

Anonimo ha detto...

È una città orrenda e invivibile, con una provincia circostante invidiabile

felice fabio ria ha detto...

Io sono un leccese che ha vissuto per necessità lavorative nove anni a Foggia. Sì, all'inizio Foggia mi è sembrata brutta nel senso di troppo moderna quindi vuota di contenuti. Poca storia raccontata dai palazzi e monumenti; poi però ho "ascoltato" la sua Storia e ho cominciato ad amare Foggia.
Avete un brutto difetto voi foggiani: di un palazzo o di un oggetto della memoria qualsiasi voi dite che è VECCHIO e mai ANTICO !
Fabio Ria

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