venerdì 8 agosto 2014

Dai Monti Dauni una nuova dimensione dello sviluppo: il caso di Biccari

Una volta li chiamavano paesi presepi, e la metafora, ancorché suggestiva, sotto sotto conteneva una notazione negativa. Il presepe è qualcosa di statico, di povero. Lo spettacolo del presepe è sicuramente bello per chi contempla, ma non per chi lo interpreta.  Se è emozionante  ammirare questi paesi adagiati sui morbidi declini delle colline della Puglia Settentrionale, quando di notte si accendono di cento luci e irradiano serenità e dolcezza, non bisogna dimenticare che abitarci è un’altra cosa.
Le cose stanno cambiando, però. E questa estate 2014 segna in un certo senso lo spartiacque. La crisi finanziaria che ha colpito  i bilanci dei maggiori comuni della piana ha reso asfittici i capitoli di spesa dedicati alla cultura. In collina si procede invece a gonfie vele. Aiutati anche dai proventi delle royalties delle pale eoliche, i comuni dei Monti Dauni stanno sempre più investendo in cultura (come ho scritto già qualche giorno fa, in un'altra Lettera Meridiana) ed intrattenimento, e stracciano non soltanto le città della pentapoli ma anche i comuni turistici del Gargano, la cui offerta turistica è sempre più debole per quanto riguarda la componente culturale, che è invece sempre più richiesta.
Le buone prassi che arrivano dai Monti Dauni trascendono però l’aspetto puramente culturale: rivelano la possibilità di un modello di sviluppo diverso, su cui dovrebbe riflettere attentamente tutta la Capitanata.
Un altro bell’esempio arriva da Biccari dove tra qualche giorno (il 12 agosto) verrà celebrata la sesta edizione della Festa del Borgo Vecchio.
Nelle stradine del centro storico sarà possibile degustare prodotti tipici a volontà nei tredici stand predisposti dai produttori locali, visitare diciannove postazioni  impreziosite da monumenti, artisti ed artigiani locali e divertirsi fino a notte fonda con la danze e musica dei Rinaldo Doro e Beatrice, Bolly Bari Danze Indiane bollywood, Tarantella Montemarano, Desy Adams e Jason O’Rurke, Eric Thèzé mazurke e Bal Folk, Bandabrisca, Rareca Antica Duo e R. Coppola, Remy Tatard e Via chine abball, in quella che si annuncia come una ricchissima rassegna folk sotto la sapiente guida di Agorart di Biccari.
Ma non è tutto. Il percorso enogastronomico sarà anticipato da un momento molto importante. Un incontro pubblico con il Direttore Nazionale di Città del Bio, Ignazio Garau, che presenterà alle ore 18.30 la candidatura del Comune di Biccari a Città Bio ed il protocollo per la realizzazione di un distretto biologico dei Monti Dauni.
Biccari costituisce un caso paradigmatico dello sviluppo possibile dei Monti Dauni. Qualche decennio fa, durante la fragile stagione dell’industrializzazione veicolata dalla partecipazioni statali fu, assieme ad Ascoli Satriano, tra i comuni dell’area che beneficiarono di insediamenti industriali  come risarcimento di quello che passò alla storia come lo scippo del metano.
Sui Monti Dauni il processo industriale si rivelò ancora più fragile che altrove: la ricchezza e le speranze alimentate dalle improbabili industrie chimiche che vi aprirono i battenti, andarono presto frustrate con il disimpegno delle partecipazioni statali. Oggi Biccari riprova la via di uno sviluppo diverso: all'insegna della compatibilità e delle vocazioni più vere del territorio. Dove c'era una volta la chimica, si punta sui valori dell'ecologia. E se tutta la provincia di Foggia facesse altrettanto?
Biccari è diventata un vero e proprio cantiere culturale ed ambientale. Un paio di anni fa, il centro storico si è trasformato in un set cinematografico ad iniziativa di Antonio Silvestre e Mario Tani, rispettivamente regista e produttore del bel cortometraggio La Stagione dell'Amore (qui il post in cui ho parlato della prima). I due sognano adesso di girare, partendo sempre da Biccari, la versione lunga del film, e potrebbe essere per il paese il salto di qualità decisivo. Poi, il cospicuo programma per ricordare Ralph De Palma, leggendario campione di automobilismo che ebbe i natali a Biccari. E va detto che, grazie anche all'intelligenza dello "scopritore" italiano di De Palma, Maurizio De Tullio, non si è trattato di un'operazione di mero recupero della memoria, ma di qualcosa di più sofisticato: un recupero d'identità che ha trasformato De Palma in un attrattore per la cittadine in cui vide la luce. Infine soltanto qualche settimana fa l'inaugurazione del Parco avventura del Lago di Biccari, che è uno dei più suggestivi angoli della Puglia.
Biccari è tornata ad essere l'ombelico della Capitanata, come scrivevo in una Lettera Meridiana di tre anni fa, in cui ospitavo le amare riflessioni del sindaco Gianfilippo Mignogna che da poco aveva indossato la fascia tricolore e che si rammaricava nel vedere la sua cittadina indietro rispetto ad altri comuni collinari: "mentre altri Comuni gareggiavano per ottenere riconoscimenti importanti come le Bandiere Arancioni o i Borghi d'Italia, ed altri avviavano eventi di promozione destinati a crescere negli anni sempre di più, Biccari restava inesorabilmente indietro. Adesso che, come in una staffetta olimpica, mi è stato passato il testimone, non posso far altro che correre il più possibile per accorciare il distacco e recuperare il tempo perso. Magari non basterà un giro di pista, ma ci credo e corro."
Mignogna ha sicuramente di che essere soddisfatto: ha rimontato e sta vincendo la sua sfida.
La capacità di animazione che i comuni dei Monti Dauni stanno mettendo in campo può rivelarsi non soltanto un eccellente antidoto allo svuotamento demografico delle aree interne, ma un modello di sviluppo diverso da additare al resto della Capitanata e della Puglia.

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