venerdì 11 luglio 2014

Quanto ci manchi, Presidente...



Francesco Paolo Turri regala agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane una testimonianza in presa diretta dell’episodio che – proprio in riferimento al progetto dell’alta capacità ferroviaria Napoli – Bari – contrappose l’allora ministro Antonio Di Pietro ad Antonio Pellegrino, ex presidente della Provincia di Foggia. Pellegrino capeggiava allora in Capitanata in partito del giudice di Mani Pulite, l’Italia dei Valori. L’abbandonò proprio per quella storia. Ecco la bella e preziosa testimonianza di Turri. Intrisa di nostalgia per quel che questo territorio avrebbe potuto essere, se Pellegrino fosse diventato sindaco della città di Foggia. La storia purtroppo non si scrive con il senno del poi. Ma basta guardare cos’è diventata oggi Foggia per provare una profonda, acutissima nostalgia per Antonio Pellegrino. Quanto ci manchi, presidente…
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Caro Geppe ti ringrazio per aver ricordato la figura del mio maestro che mi ha onorato della sua amicizia. Ricordo bene l'episodio con Di Pietro perché come al solito ero al fianco di Antonio Pellegrino. In realtà quella fu solo la classica goccia ... In realtà i mal di pancia serpeggiavano già all'interno del idv foggiano ma non voglio parlare di quella spiacevole e ormai superata vicenda . Vorrei però chiarire che la mia ironia nasce da una profonda delusione.. Non ho mai perdonato ai miei concittadini l'insensato rifiuto di un evento che poteva essere storico.. La svolta che l'elezione a sindaco del prof Pellegrino avrebbe dato a questa martoriata città . L'intelligenza , la visione politica e culturale , l'amore che Pellegrino aveva per Foggia non furono sufficienti ad impedire che venisse eletto il peggior sindaco che questa città abbia mai avuto.. La svolta non ci fu .. Ma la possibilità noi, noi tutti foggiani l'abbiamo avuta ed ora parliamo di aria fritta …
[Quanti vogliano sapere di più su Pellegrino, trovano un approfondito articolo a questo link]

1 commento :

Ninì Russo ha detto...

Questa mania intellettuale di far discendere ogni cosa nei termini del primato della politica, proprio non mi va giù! Non vogliamo ficcarci in testa che siamo incapaci di suscitare sviluppo, di attivare un vivacismo economico; se ciò fosse, a voglia a ferrovie ed aeroporti! Una economia malata, orientata alla rendita e non allo sviluppo, come hanno dimostrato i dati della Camera di Commercio. Sviluppo e vivacismo economico, lo creano le persone in relazione al territorio in cui vivono. Il territorio è un modo di gestire la molteplicità delle qualità delle persone che lo abitano, bisogna produrre una giuntura tra la varietà delle qualità (saperi, arti, mestieri e professioni) e chi detiene la proprietà. Questa giuntura da noi non solo non esiste, ma nemmanco la si ricerca. La proprietà è una responsabilità, una responsabilità sociale. Se non c'è responsabilità, non la si giustifica.

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