lunedì 30 giugno 2014

La scomparsa di Antonio Velluto

“Un uomo che ha speso la sua vita al servizio dei più deboli nei diversi ambiti del suo impegno: da quello sociale a quello professionale alla Rai di Milano, in politica come assessore comunale di Milano, nel sindacato dei giornalisti.” Così IncrociNews, settimanale della Diocesi ambrosiana ha reso l’estremo  saluto ad Antonio Velluto, esponente di primissimo piano del mondo giornalistico, di cui è stato anche un apprezzato leader sindacale.
Nato a Troia 81 anni fa, Velluto era emigrato giovanissimo nella capitale lombarda in cerca di lavoro. Qui era diventato un giornalista importante, lavorando alla RAI, fino a diventare caporedattore della redazione padana. Velluto ha affiancato l’attività professionale con quella sindacale, politica e sociale. Dirigente nazionale della FNSI, il sindacato dei giornalisti, è stato assessore all’urbanistica del Comune di Milano. Ha fondato il Centro italiano servizi sociali, organizzazione molto attiva a Milano nella assistenza alle famiglie più bisognose.
Una bella persona, una testimonianza vivente di cosa possano diventare la creatività e la generosità tipiche dei meridionali, quando vengono inserite in un contesto favorevole.
Ho conosciuto Antonio Velluto negli anni Ottanta, per il tramite di Franco Marasca, in occasione di un convegno che Il Rosone organizzò a Milano per riflettere sulla Capitanata, sui limiti del modello di sviluppo che aveva seguito fino ad allora e sulle prospettive per un futuro che andava profilandosi sempre più incerto.
Rimasi colpito dalla sua grande tensione culturale e passione civile, dalla sua idea d’altri tempi della politica come strumento per costruire una società migliore, dalla sua fiducia verso una provincia di Foggia che dopo l’entusiasmo prodotto dal processo di industrializzazione, dalla meccanizzazione dell’agricoltura e dalla rivoluzione dei decenni precedenti, cominciava ad annaspare. "La Capitanata può riprendersi, se sarà più attenta alle sue risorse territoriali e se valorizzerà meglio la sua gente", ebbe a dirmi.

Con la sua terra d’origine ha mantenuto sempre saldi legami. Mi ha raccontato Ninì Russo che Antonio Velluto ebbe una parte importante nel dibattito culturale che portò Troia, tra le poche cittadine meridionali ad operare questa scelta, ad adottare il piano regolatore. Per le cittadine di piccole dimensioni come Troia, la legge dell’epoca prevedeva che potessero limitarsi al piano di fabbricazione, un documento di pianificazione meno impegnativo e meno specializzato del PRG.
Velluto presentò a Russo, che all’epoca era assessore all’urbanistica di Troia, alcuni tecnici milanesi di grande fama, che illustrarono le ragioni per cui era preferibile l’adozione del PRG e non del piano di fabbricazione.
Ninì Russo acconsentì, e si trattò di una scelta lungimirante. Si deve a quel Prg se il centro storico di Troia è stato risparmiato dall’aggressione di cemento e dagli scempi urbanistici che hanno purtroppo caratterizzato altre città d’arte. “Troia dev’essere grata a Velluto - chiosa Ninì Russo - se ha potuto mantenere tutto sommato integro il suo bellissimo centro storico.”
A ricordare Antonio Velluto è anche Maurizio De Tullio, che al giornalista troiano ha dedicato una bella pagina sul suo “Dizionario Biografico di Capitanata”. Il rapporto con Velluto nacque proprio in occasione della redazione del volume.
Ecco la testimonianza di Maurizio De Tullio.
Mi sento solo di ricordare Velluto come una persona di grande spessore culturale, sensibilità e mitezza. Ci sentivamo spesso, anche dopo che uscì il mio “Dizionario Biografico di Capitanata”. Ricordo che quando lo contattai la prima volta, telefonicamente, per intervistarlo e farmi mandare del materiale utile per la redazione della scheda che lo riguardava, se ne sorprese molto. “E perché mai chiama me? Davvero mi ritiene una persona meritevole di essere ricordata in un Dizionario Biografico?” Beh, rileggendo quel che fu, e queste parole, ritengo abbia fatto non bene ma benissimo a chiamarlo in causa.
Maurizio aggiunge anche alcune “chicche” che non si trovano nella biografia ufficiale di Velluto.

  • Cominciò a occuparsi di giornalismo quand’era ancora adolescente, collaborando al periodico locale “Orizzonte di Troia”; poi a 16 anni se ne andò al nord.
  • In particolare, dal 1971 al 1975 a Milano fu Assessore Comunale all’Edilizia Popolare per la D.C. durante i quali fece realizzare ben 13.000 alloggi, di cui 7.000 in edilizia pubblica sovvenzionata (Gescal – IACP – Comune) e 6.000 in edilizia cooperativa.
  • Nel 1975 fece approvare dal Consiglio Comunale milanese il più grande piano di edilizia popolare d’Italia, sulla base della Legge 167, legge poi dichiarata incostituzionale e che il Parlamento (almeno fino al 2008, quando parlai con lui di queste cose) non ha ancora provveduto a modificare.
  • Velluto era, da sempre si può dire, impegnato anche nel campo del volontariato sociale. Aveva fondato nel 1974 il Centro Italiano Servizi Sociali per l’assistenza alle persone bisognose che ha presieduto per 30 anni.
  • Due dei suoi 4 figli – Alessandra e Giovanni – hanno seguito le sue orme: lei ha lavorato per APCOM e per il TG di MTV e lui è un apprezzato fotoreporter e giornalista freelance.

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