sabato 22 marzo 2014

Una Madonna foggiana? Un articolo di mons.Mario De Santis


Il 15 marzo del 1981, in occasione delle celebrazioni del 250° anniversario dell'apparizione ai foggiani della Madonna dei Sette Veli, il giornale Anno Mariano Notizie pubblicò un articolo molto interessante di mons. Mario De Santis, raffinato teologo, dal titolo già in se stesso interessante: Una Madonna foggiana?
Il prelato orignario di Troia riflette nell'articolo sul senso della religiosità popolare riferita alla Madre di Cristo, per concludere che Essa è "contemporanea a tutte le generazioni, conterranea a tutti i luoghi", e riunisce in se stessa tanto quella particolare branca della teologia che è la mariologia, quanto le espressioni di fede più popolare, raccontate dagli ex voto e dalle tantissime storie di cui sono ricchi i Santuari Mariani, in una sorta di teologia che l'autore definisce "dialettale".
In occasione della festa di oggi, Lettere Meridiane pubblica il bell'articolo di Mons. Mario De Santis, messo a disposizione da don Tonino Intiso e dal suo ricchissimo archivio.
Anno Mariano Notizie venne pubblicato quale supplemento al bollettino dell'Archidiocesi di Foggia in occasione dell'Anno Mariano che venne celebrato dall'8 dicembre del 1980 all'8 dicembre del 1981.
L'immagine che illustra il post è tratta dalla copertina del giornale. Di seguito l'articolo.
* * *
In fondo alla cosiddetta "religiosità popolare" c'è molta tutti teologia di quel che si pensi. Tutto sta a saperla leggere.
Il capitolo forse più ricco di questa teologia del popolo e quello della mariologia.
Il Concilio ha messo in grande rilievo il ruolo materno di Maria dei confronti della Chiesa e ha indicato i segni rivelatori di tale ruolo nella sua partecipazione singolare agli eventi in cui si articola la storia della salvezza.

L'incarnazione si compie nel momento in cui Maria dice il suo “fiat". La santificazione del Battista si realizza quando Maria comunica ad Elisabetta, col suo saluto, la forza redentrice del verbo che essa reca nel grembo. Il Cristo entra nella storia degli uomini quando ella lo partorisce. L’offertorio vittimale del Cristo coinvolge -teste Simeone- l’immolazione materna di Maria. L’ora di Cristo subisce, seppur momentaneamente, un anticipo sul quadrante della Provvidenza in virtù del dolce imperio di Maria:” Fate tutto quello che vi dirà"… Il martirio della Croce si consuma contemporaneamente nella carne di Cristo nel cuore di Maria, così che la Chiesa esce dal costato aperto del Crocifisso connotata da un vincolo filiale con la vergine (“ecce “filius”, “ecce mater”). Il primo lancio della Chiesa nel suo cammino attraverso i secoli - il giorno di Pentecoste - avviene mentre la comunità dei credenti è raccolta in preghiera nella cenacolo "con Maria, madre di Gesù".
La maternità ecclesiale di Maria si storicizza come si storicizza l'opera salvifica di Cristo, che diviene contemporanea a tutti i tempi e conterranea a tutti luoghi sotto il regno visibile della Chiesa. Maria è la madre di tutta la Chiesa e di ogni Chiesa: della Chiesa universale e di ogni Chiesa locale: nella universale famiglia dei figli di Dio e di ogni frammento di questa famiglia dispersa sulla faccia della terra.
Quando questa mariologia abbia che fare con la religiosità popolare, solitamente grezza e talvolta perfino grossolana, è un po' difficile poterlo misurare a prima vista.
Ecco perché ho detto che "occorre saper leggere". Occorre saper penetrare, attraverso il linguaggio in cui si esprime, i valori teologici soggiacenti.
Tentare una tipologia di questo linguaggio è impossibile. E invece molto facile scoprire una costante che percorre come un filo rosso tutte le storie dei nostri santuari, tutti i titoli con cui viene salutata da popolo la Madonna, tutti gli innumerevoli "ex voto" che costellano le nostre chiese: apparisca Essa al bovaro del Cervaro (“Strrazzacappa”) o al contadinotto di Bovino (il povero Nicolò del santuario di Valleverde): approdi essa col tavolo consunto di una “vecchia icona" alle rive del pantano ove la rivelano le  tre famose fiammelle… sempre dovunque essa si inserisce - come madre di grazia, di misericordia, di tenerezza attenta ai grandi bisogni del popolo e alla spregiata lacrima della femminetta -nei singoli contesti locali così che essa diviene, per quei titoli, quelle storie, quelle connotazioni, contemporanea a tutte le generazioni, conterranea a tutti luoghi, partecipe a tutte le vicende di ogni comunità in cui si realizza ieri, come oggi, come domani, la storia della salvezza. Essa diviene cioè europea in Europa, africana in Africa, parigina a Parigi, napoletana a Napoli, ed a Foggia, foggiana. Chi più europea della madonna di Lourdes? Più parigina di Notre dame de Paris? Più napoletana di Mamma Schiavona di Montevergine, più foggiana della Madonna dei Sette Veli? Madre della Chiesa, dunque. Madre di ogni Chiesa, madre di ogni comunità della Chiesa, madre di ogni membro della Chiesa. Oggi, ieri, domani. Cioè calata nella storia…
E non è questa la mariologia del Vaticano II? E non è qui che si incontra la teologia ufficiale della Chiesa con la teologia che direi dialettale del nostro popolo animato dalla sua fede semplice dallo stesso Spirito Santo che anima il magistero e guida la Chiesa per i sentieri della verità?
Rileggiamo con questi occhi la bella storia della nostra Madonna dei Sette Veli. Presente con le sue fiamme alle origini prime della nostra città, presente con l'apparizione del suo volto nell'angoscia dei nostri padri in uno dei momenti più tragici del nostro popolo (il terremoto del 1731), presente alla fuga atterrita di Foggia dalla furia dei bombardamenti del 1943, presente al primo impulso di risveglio della città dopo quel periodo tremendo, presente oggi alla vitalità della nuova Foggia, che si espande con vertiginosa rapidità verso i traguardi del secondo millennio… Essa è sempre la "nostra madre", dataci da Cristo perché fosse con noi, camminasse con noi, sostenendoci e guidandoci attraverso le vicende della storia alla meta dell'eternità.
Questa è teologia vera. Non espressa delle severe forme del magistero, bensì nelle agili forme della vita e nell'affascinante poesia del linguaggio di ogni giorno.
Mario De Santis

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