sabato 8 marzo 2014

Trincucci riscopre un articolo di Giorgio Bocca su Foggia



Nel 1961, Giorgio Bocca – mentre si avviava a diventare uno dei giornalisti più apprezzati d’Italia – scrisse per il quotidiano L’Avanti un articolo su Foggia. Il pezzo faceva parte di una serie di reportage firmati da Bocca, inviato dall’organo del Partito Socialista nel Mezzogiorno con lo scopo di capire e raccontare se e cosa stesse cambiando a Sud, alla vigilia del boom economico.
Gli articoli furono successivamente raccolti nel libro Miracolo all’Italiana, e pubblicati dalla casa editrice del quotidiano socialista.
La scelta di Foggia quale tappa del viaggio di Bocca è tutt’altro che casuale. All’epoca la Capitanata cominciava ad esibire – nonostante le ferite della guerra tutt’altro che rimarginate e la situazione di endemica povertà – indicatori che la rendevano una delle aree meridionali più dinamiche e dalle paggiori potenzialità, sul fronte della riduzione del divario con il Nord.
Allora, la questione meridionale passava per Foggia, soprattutto per Foggia.
L’articolo di Bocca è stato quasi del tutto dimenticato. Lo ha riscoperto Giuseppe Trincucci, intellettuale e storico di Lucera, che lo ha pubblicato nell’ultimo numero di Capitanata, la rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia.

Di seguito la bella introduzione di Trincucci, particolarmente attento nel descrivere il contesto politico, economico e culturale di quegli anni. Domani pubblicheremo l’articolo di Bocca.
* * *
Sono forse in pochi a ricordare un articolo che Giorgio Bocca scrisse nell’ormai lontano 1961. Intitolato Spider bianca per statale pugliese, fu pubblicato su L’avanti e ripubblicato l’anno successivo per le Edizioni Avanti in un pamphlet intitolato Miracolo all’ italiana.
Giorgio Bocca (1920 - 2011) è ricordato per la sua presenza nella cultura italiana del Novecento, per i molti suoi apprezzati libri e per le sua testimonianza di giornalista.
Bocca ha raccontato l’Italia da Nord a Sud con uno stile e un carattere inconfondibile, un misto di rabbia e di dolore. La scrittura di un uomo deluso dai fatti e nei fatti da quanto gli era capitato e di vedere e di commentare. La sua scrittura appare spesso violenta e anche faziosa, sicuramente ingenerosa nei confronti delle regioni meridionali, come certi passaggi del suo libro più famoso L’inferno, dedicato interamente al Sud e ai suoi atavici problemi.
A un critico illustre proprio di questa opera rispose candidamente: «Ma sì, certo, tutto il mio libro nei suoi dolori e nei suoi furori è la dichiarazione di un piemontese che, giunto all’età dei bilanci e della sincerità, riconosce che i legami fra gli italiani sono antichi e profondi quanto le loro diversità. Ed è perché siamo nazione, perché siamo il paese dove il sì suona, che al nord come al sud si sente incontenibile il bisogno di gridare, di imprecare, di chiamare inferno un modo di vivere che infernale è».
Si riconoscono in questa dichiarazione le caratteristiche fondamentali della sua attività: l’indipendenza dal potere assoluta e incondizionata e la sua idea di nazione italiana che per lo scrittore è unita solo nei fatti e non nella realtà. Insofferente di tutto, disilluso dal boom del benessere, dai governi di centrosinistra, critico della prima repubblica e poi deluso dalla seconda che gli sembrò una fotocopia pessima della prima, nemico dei brigatisti, degli accattoni della politica, del berlusconismo, Bocca fu sempre coerente e vigile.
Nei suoi scritti dedicati al Sud, e principalmente alle sue due città simbolo, Napoli e Palermo, Bocca non tralascia alcuno spiraglio per la possibilità di un miglioramento e di un possibile cambiamento della situazione politica e civile del Sud; è una persona profondamente delusa, uno scrittore e un giornalista che lascia   va poco spazio al colloquio e alla critica. Antonio Ghirelli, un altro grande protagonista del giornalismo italiano, lo accusava di essersi fermato alle conseguenze e non alla cause della questione meridionale e del divario tra Nord e Sud. E in effetti questa è un’analisi condivisibile.
Miracolo all’italiana è uno dei primi libri di Giorgio Bocca e raccoglie in tre parti alcune sue corrispondenze relative ai “miracoli” in provincia e a Milano e profili di “miracolati”, bellissime descrizioni di alcuni personaggi emblematici di quegli anni appartenenti al mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport. È significativo che nel libro la città visitata e descritta più a Sud, “nel profondo Sud”, sia Foggia, l’unico luogo meridionale del libro.
Bocca arriva a Foggia nei primi giorni dell’anno a ridosso delle festività natalizie. La città è ancora addobbata con gli abeti decorati e che dominano i cerri del corso, allora smilzi e polverosi.
Trova una città in fermento, soprattutto edilizio, con case e palazzi costruiti disordinatamente “palazzi di otto piani su strade di quattro metri” e affrettatamente per la mancanza di piano regolatore e per la necessità di coprire le brutture e le lacerazioni della guerra. I nuovi quartieri, costruiti in quegli anni, non convincono Bocca; per lui sono il trionfo del kitsch e dell’approssimazione architettonica, in cui quasi nulla si salva.
Ad accompagnare Bocca nella sua visita alcuni personaggi politici locali, che fanno da battistrada e descrivono la città, tra questi un giovanissimo Vincenzo Russo, che sostiene che il nuovo corso “ha spezzato il clientelismo e rinnovato la classe dirigente”. Bocca dà un’altra interpretazione della nuova situazione politica e sociale: “il clientelismo non è più l’unico strumento del potere politico e che il sottogoverno non è più l’unica condizione dei buoni affari economici”.
Ma sa che tutti aspettano che per l’economia locale finalmente “salti il tappo”. Bocca si chiede se a farlo saltare saranno le aziende pubbliche, quelle che cercano metano e idrocarburi, o quelle private che stanno sorgendo come funghi nel territorio o l’acqua della diga del Fortore che renderà irrigua la pianura siticolosa. L’articolista vede possibile in definitiva la prospettiva di un rilancio economico e morale della provincia, anche se i dati sulla cultura locale, sui lettori di libri e riviste, sui musicofili sono in definitiva deludenti.
Bocca ha simpatia per l’imprenditore fallito, ma che si è messo in gioco e ha messo in gioco i suoi capitali mentre odia i cauti risparmiatori che non mettono in discussione se stessi e non fanno nulla per far crescere l’economia di questi luoghi. Bocca a distanza di anni sembra aver colto nel segno e cambiando qualche nome e qualche situazione, questo articolo sulla storia e sulla vita a Foggia e nella sua provincia non ha perso di attualità.
Giuseppe Trincucci

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