lunedì 10 marzo 2014

Lavoro: la provincia di Foggia "buco nero" della Puglia



Le statistiche sono utilissime quando si tratta di comprendere le dinamiche del mercato del lavoro, soprattutto quando si dispone di dati provinciali, che consentono raffronti con quelli regionali e nazionali. La Provincia ha fatto una cosa molto utile pubblicando i dati sull’andamento del mercato del lavoro nel 2013. Utile sia dal punto di vista conoscitivo, sia da quello politico, perché i dati attenuano parecchio l’ottimismo manifestato dall’assessore regionale al lavoro, Leo Caroli, quando ha presentato l’analoga pubblicazione regionale.
Per attenuare la morsa della crisi la Regione Puglia ha messo in campo degli strumenti finanziari straordinari, che hanno dato effettivamente buoni risultati. Ma non in provincia di Foggia, questo è il punto.
Come si legge nello studio del Settore Politiche del Lavoro di Palazzo Dogana, “la provincia di Foggia paga più delle altre province pugliesi gli effetti della crisi economica, che hanno aggravato sensibilmente il problema del lavoro, trasformandolo in un’autentica emergenza.
Nel rapporto 2013 dell’osservatorio regionale del mercato del lavoro si legge: “è possibile affermare che nei  primi 5 anni della crisi (periodo 2007-2012) la Puglia ha retto all’impatto negativo in termini occupazionali, pur presentando valori assoluti ancora bassi.”
È vero che c’è stata una “via pugliese” alla difesa del lavoro, che ha in qualche misura contribuito ad attenuare la virulenza della crisi. Ma è anche vero che la situazione è tutt’altro che omogenea nel territorio regionale: più che mai “a macchia di leopardo”, con una situazione di maggiore criticità nella parte settentrionale della Puglia.”

I dati riportati dallo studio della Provincia (che ho curato assieme a Loredana Nardella e a Domenico Buccino) sono effettivamente impressionanti.
Per quanto riguarda il tasso di occupazione (15-64 anni) alla fine del 2012 (dato più recente disponibile) la provincia di Foggia si colloca, con il 40,9%, oltre 4 punti al di sotto della media regionale (45,0%), circa 3 al di sotto di quella meridionale (43,8) e ben 15,9 punti sotto quella nazionale.
Nel corso dei sei anni presi in considerazione dal rapporto, con la sola eccezione del 2010, che ha fatto registrare un leggero  incremento (+0.5%) rispetto all’anno precedente, il trend è stato in costante discesa, passando dal 43,2 del 2007 al 40,9 del 2012, con un saldo negativo di 2,3 punti. Nello stesso periodo, la Puglia ha visto decrescere il tasso di occupazione dell’1,7%, il Mezzogiorno del 2,7, l’Italia del 2,1.
La Capitanata ha mantenuto una posizione costantemente critica per tutto l’arco temporale considerato. Si collocava all’ultimo posto delle province pugliesi per tasso di occupazione nel 2007, sei anni dopo è al penultimo posto, precedendo soltanto la BAT, che non era compresa tuttavia nei dati del 2007.
La  macchia di leopardo disegnata dalla sei province pugliesi per quanto riguarda i dati statistici che rivelano la maggior o minore capacità di rispondere alla crisi risulta evidente ponendole a confronto l’una con l’altra: nel 2012, soltanto due province (e sono appunto la Capitanata e la BAT, e quindi la Puglia centrosettentrionale) si collocano largamente al di sotto  della media regionale. Sostanzialmente allineate alla media sono Lecce, Brindisi e Taranto, significativamente sopra la media la provincia di Bari.
Scorrendo sequenzialmente i dati dei sei anni presi in considerazione, è possibile cogliere il trend riguardante l’andamento della base occupazionale. Brindisi e Taranto hanno fatto registrare saldi leggermente positivi tra il 2007 e il 2012, Bari e Lecce una contenuta flessione rispettivamente di 0,9 e di 2,1 punti. La BAT (per la quale gli anni considerati solo soltanto 3) accusa una flessione di 1,2 punti. La performance peggiore è rappresentata dunque dalla Capitanata con -2,3.
Le cose vanno ancora peggio valutando i dati relativi al tasso di disoccupazione che confermano, per quanto riguarda la provincia di Foggia il profilarsi di una vera e propria emergenza occupazionale, in larga parte dovuta propria alla scarsa capacità di tenuta verso la crisi.
Particolarmente ed amaramente significativa, sotto questo profilo, è l’analisi del tasso di disoccupazione. All’inizio del periodo preso in considerazione, nel 2007, la Capitanata presentava il più basso indice (9,5) tra le province pugliesi, e si collocava al di sotto sia della media regionale (11,2) sia di quella meridionale.
Nel 2012, il tasso di disoccupazione risulta pressoché raddoppiato, attestandosi al 18,0%, dato che colloca la provincia di Foggia al penultimo posto della graduatoria regionale, davanti alla provincia di Lecce (18,3), ed è comunque sensibilmente superiore sia alla media regionale (15,7), che a quelle meridionale (17,2) e nazionale (10,7).
Insomma, l’effetto Puglia si è fermato al di là dell’Ofanto. E le cause possibili all’origine del fenomeno sono inquietanti: da un lato non vi è stata l’attesa risposta da parte delle imprese alle diverse opportunità messe in campo da parte della Regione, dall’altro la crisi dal punto di vista strutturale è più pesante in Capitanata che altrove.
Lo studio della Provincia parla di una vera e propria emergenza occupazionale in Capitanata. Per affrontarla è necessario riconoscere la specificità e la gravità della crisi che grava sulla Puglia settentrionale, apprestando strumenti ad hoc, visto che quelli regionali non hanno funzionato come ci si sarebbe aspettato. 
Per poter scaricare lo studio della Provincia e le relative tabelle statistiche cliccare qui.

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