lunedì 3 marzo 2014

Il potere ipnotico del bianco e nero nella Puglia di Giovanni Rinaldi

Le foto in bianco e nero hanno un potere ipnotico, quando a scattarle è Giovanni Rinaldi. Sono stato a vedere la sua mostra alla Fondazione Banca del Monte (via Arpi 152 a Foggia, fino al 18 marzo, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 20, dal lunedì al sabato). È stata un’esperienza profonda. Starei per dire mistica.
Rinaldi espone la Memoria della Festa: volti, segni simboli della ritualità in Puglia. Immagini di feste sacre e profane, raccolte in diverse località della Puglia tra il 1978 e il 1982, tra feste patronali, processioni, pellegrinaggi e riti carnascialeschi. 
Non è un passato remoto,  ma sembra trascorso un secolo. Il fatto è che viviamo un tempo così accelerato, che quel che è accaduto ieri è ormai trapassato, e quel che è successo l’altro ieri è addirittura arcaico.
Ma le fotografie di Giovanni sono grumi di tempo che non si rassegnano alla dimensione di ciò che è già stato e già visto. Parlano. Inquietano. Agitano la memoria profonda. Scuotono le radici che ci portiamo dentro.
Vi dicevo del potere ipnotico che viene sprigionato dalle foto di Rinaldi: il segreto è riuscire a guardarle non solo sopra la superficie, ma dentro. Provare a condividere, per quanto possibile, lo sguardo di Giovanni nel momento in cui scattava quella foto. Ti sembra che il bianco nero prenda colore, che i suoni della festa riprendano vigore: il grumo di tempo si scioglie e il passato si riannoda al presente, ammonendoci che siamo oggi perché siamo già stati.
Poi, nell’ultima stanza della mostra, da un angolo prorompono le parole magistrali di Guido Pensato, ed è come ritrovassi di fronte a uno specchio. Parole così belle e struggenti da essere poesia purissima, e che portano allo scoperto in modo adesso definitivo e consapevole, quel che già hai sentito dentro, e che non sapevi riconoscere; ti danno la chiave di volta di tutta questa emozione che hai respirato e rivelano il senso della mostra: “antidoto al monumento alla smemoratezza al giorno perduto allo sguardo senza.”
Grazie allo sguardo di Giovanni Rinaldi, il suo sguardo che ha saputo fermare storia e vita e memoria, in queste foto così piene di suoni e di colori, ad onta del loro silenzioso bianco e nero, quei giorni non sono andati perduti. Sopravvivono e rivivono.
Giovanni Rinaldi è un intellettuale difficile da definire. È un impareggiabile studioso di quella cultura immateriale che rappresenta per la Puglia e per la Capitanata un patrimonio  di valore straordinario, ma a rischio perché la memoria è materia per sua natura volatile, che a non farla sedimentare si disperde. È un protagonista di quella public history pugliese (e la mostra della Fondazione e Banca del Monte lo conferma in modo esemplare) che andrebbe riconosciuta e incoraggiata. È soprattutto uno che si sporca le mani, esplorando territori diversi ma contermini che vanno dalla fotografia all’audiovisivo, dal teatro alle riprese sonore, mettendoci sempre la faccia e il cuore.

Per conoscere meglio Giovanni Rinaldi: 

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