sabato 1 marzo 2014

Foggiani dimenticati: Dino Frisullo

Le parole di pochi foggiani riescono a emozionarmi come quelle di Antonio Vigilante. Leggo avidamente i suoi libri, i suoi saggi, i suoi articoli. Non sospettavo che potesse accadere lo stesso, anche quando Antonio mi scrive un semplice, laconico, commento sul social.
Vigilante commenta l’articolo sul presunto strappo tra Umberto Giordano e la sua città natale: “Ieri Alessio Lega, in concerto a Foggia, ha cantato una splendida canzone dedicata a Dino Frisullo. A proposito di grandissimi foggiani dimenticati.”
Ventidue parole che mi regalano una doppia emozione. Confesso: di Frisullo avevo una conoscenza sommaria. Ma soprattutto pensavo fosse nato a Bari, e non sapevo delle sue origini foggiane. 
Rimando alla bella voce su wikipedia quanti volessero approfondire il personaggio, di statura grandissima. Qui mi limito a dire che Dino Frisullo, foggiano, è stato uno dei più grandi personaggi che la sinistra della Capitanata abbia dato alla scena politica internazionale. Uno del calibro di Giuseppe Di Vittorio, Ruggiero Grieco, Domenico Fioritto.

Militante nei partiti della nuova sinistra, spese tutta la sua vita per la causa del pacifismo, dei diritti dei migranti e del popolo curdo, che in lui riconobbero una speranza. Alcuni barconi che trasportavano i profughi curdi in Italia recavano sulla fiancata il nome storpiato dell’utopista foggiano: “Frizullo”.
Proprio a questo episodio si riferisce la canzone (intitolata, non a caso, Frizullo) cantata qualche giorno fa a Foggia da Alessio Lega (mannaggia, avrei voluto esserci al concerto, ero stato anche invitato, ma non ho potuto).
Un militante mite, scomodo, ostinato - ha scritto di lui Loris Campetti all’indomani della sua morte prematura -: “una vita troppo breve vissuta dalla parte del torto per aiutare i popoli senza patria a costruire un futuro possibile. Ha conosciuto le carceri turche e ha dato ai kurdi una speranza.”
Ha vissuto in fretta, Dino Frisullo a una tale velocità che nel suo testamento spirituale egli stesso si domanda se in quella folle staffetta che è stata la sua esistenza terrena, alla fine non abbia corso da solo. 
Lascio fiumi di parole dette e scritte spesso con rabbia, raramente con saggezza, in malafede mai, un mare di parole che già evapora al vento rovente del tempo.
Lascio a chi vorrà raccoglierlo, il testimone del mio entusiasmo, nella folle staffetta mozzafiato -volgendomi indietro dopo vent'anni non so più se ho corso da solo.
Lascio il mio sorriso a chi sa ancora sorridere
E le mie lacrime a chi sa piangere ancora.
Il sottotitolo della bellissima canzone di Alessio Lega recita: “Che cosa brilla ancora dal fondo senza ritorno?”
Brilla la speranza che questo mondo dannato si possa ancora cambiare, grazie a persone come Dino Frisullo.

Eccovi, qui sotto, Alessio Lega che canta Frizullo. Per concessione dell'autore, la canzone può essere liberamente scaricata a questo link
Ascoltatela, amatela, condividetela.

1 commento :

Matteo Tricarico ha detto...

Ho appreso solo ora che Dino non c'è più ... compagno di lotte negli anni '80 a Bari e grande politico. Mi ricordo le prime battaglie a difesa degli immigrati che arrivavano al porto di Bari e le iniziative sulla situazione del popolo curdo. In Democrazia Proletaria noi lo chiamavamo scherzosamente "frisella" ... ho visto che sono passati più di 10 anni dalla sua morte ... ma per me è come se fosse morto oggi. Adiòs Companero... hasta siempre!!!

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