giovedì 6 febbraio 2014

Parte da Foggia la sfida per una salute mentale diversa

Franco Gugliotta non è soltanto un sociologo che ama la sua professione e riesce a darle un valore profondo e antico. Personaggio a dir poco effervescente, nella sfida della salute mentale in Capitanata ci ha messo il cuore e l’anima.
Al convegno Guarire si può, promosso dalla Consulta Provinciale per la Salute Mentale, è stato chiamato a svolgere le conclusioni. Sono stati due giorni di rara intensità e di  straordinaria partecipazione: parlare di salute mentale non significa soltanto riflettere su un disagio individuale, perché la terapia, come ha insegnato Franco Basaglia, è prima di tutto sociale. Chiama in causa la comunità.
Prometto di parlarvi  ancora di questo indimenticabile convegno, che ha raccontato e messo in campo tantissime storie esemplari, producendo una profonda emozione in chi ha partecipato e dimostrando  che veramente si può guarire, a patto di vincere l’indifferenza e di superare lo stigma.
Ma  torniamo a Franco Gugliotta , e alle sue conclusioni, supportate, da sociologo di razza qual è, da cifre e dati incontrovertibili.
La proposta complessiva emersa dal convegno è una sostanziale virata delle politiche rivolte alla salute mentale in provincia di Foggia: che vada verso il potenziamento e il consolidamento dei centri di salute mentale,  alleggerendo la spesa e la “devoluzione” dei pazienti verso le strutture  residenziali.
Non è una semplicemente un problema finanziario, ma una questione terapeutica.

“ Le strutture intermedie – afferma Gugliotta -  sono molto importanti e utili in un possibile percorso di guarigione. Uno strumento importante, ma non certo l’unico. Sono costose e se non usate in modo appropriato possono addirittura generare dipendenza e nuova istituzionalizzazione.”
Ecco i numeri. Esemplari. Una struttura aperta 24 ore costa circa 800.000 euro all’anno per 14 pazienti. Di converso, un piccolo CSM costa poco di più, ma deve occuparsi mediamente di 800 pazienti. Sono cifre importanti, se si tiene conto che nell’ASL di Foggia, la spesa per strutture intermedie rappresenta circa il 70% della spesa per la psichiatria (ed è destinata ad aumentare).
Ma qual è lo stato dell’arte dei CSM in Capitanata? “I servizi – incalza Gugliotta - sono aperti soltanto per 6 ore al giorno e sono fatalmente costretti a lavorare con una logica che bada più alla prestazione che non al progetto. In pratica, si riducono quasi ad ambulatori per la salute mentale. Dovrebbero inoltre essere in grado di mantenere solidi rapporti anche con gli altri servizi, ma tranne una eccezione non esiste alcun protocollo con gli altri servizi territoriali (Medico di base, Sert, Comuni, Servizio anziani…). Questa difficoltà di rapporto emerge anche verso gli altri possibili attori del processo “comunitario” di riabilitazione: i servizi dovrebbero  cogestire un progetto con tutti i protagonisti, ma incontrano problemi spesso  insormontabili. In un siffatto contesto, è quasi inevitabile utilizzare estesamente una residenzialità pesante con strutture h24 utilizzate spesso come ultima e definitiva soluzione per i problemi.”
Queste strutture, che dovrebbe farsi carico del paziente “a tempo”, com’è insito nello stesso concetto di riabilitazione, diventano troppo spesso dei “luoghi di non ritorno”, con degenze che si prolungano anche oltre i 10 anni.
A nome della Consulta per la Salute Mentale della provincia di Foggia, Franco Gugliotta ha raccontato il sogno di una nuova stagione della salute mentale in Capitanata: “Vogliamo servizi aperti 12/24 ore in grado di accogliere la domanda di salute in tutti i suoi aspetti (sociali, psicologici, relazionali), servizi in grado di operare in stretta collaborazione con il distretto ed in integrazione con il sociale, servizi che utilizzino prevalentemente (e solo quando necessario) una residenzialità leggera in grado di accompagnare un reale percorso di guarigione, servizi che utilizzino il progetto individuale (il cosiddetto budget di salute, di cui si è diffusamente parlato nel convegno foggiano, e su cui torneremo, n.d.r.) come reale momento di collaborazione con familiari, con i servizi sociali, con le diverse realtà del territorio. Vogliamo una residenzialità leggera in grado di accompagnare un reale processo di autodeterminazione.”
Soltanto un sogno? Forse no. L’impressione è che il convegno abbia messo un seme a dimora, che potrebbe germinare e dare frutti.
L’assessore regionale alla salute, Elena Gentile, intervenendo ai lavori ha manifestato vivo interesse per la prospettiva disegnata dalla Consulta e dal convegno: “Non nascondo che i pressanti problemi finanziari che abbiamo dovuto affrontare con il piano di rientro, ci abbiano fatto perdere un po’ di tensione verso i problemi della salute mentale. Ma vogliamo recuperare il tempo perduto. Quella indicata dalla Consulta è una prospettiva affascinante, che non può essere realizzata in poche settimane, ma va costruita mettendo assieme tutti i soggetti interessati, così com’è riuscita a fare la Consulta, in questo convegno. “
L’assessore ha promesso, nel breve periodo, interventi finalizzati almeno al potenziamento dei Centri di Salute Mentale, con un ampliamento dell’orario di apertura.  Potrebbe essere un segno importante, il segno di un’inversione di tendenza nelle politiche della salute mentale.

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