sabato 15 febbraio 2014

Il sogno di Matrella per Foggia: costruire la città organica

 La città organica è un libro insolito e intrigante. L’autore, Antonio Matrella, è un architetto foggiano che ama molto la sua città. Nel volume, riflette sulla storia urbanistica di Foggia e sul legame interrotto tra questa e la storia più generale del capoluogo dauno, più particolarmente, sulla rottura del legame con quella civiltà daunia di cui dovrebbe essere espressione.
L’argomento è di quello che fa tremare le vene ai polsi, e ha spesso diviso ed contrapposto storici ed appassionati. Matrella non ha dubbi: le origini di Foggia non sono quelle medievali che la tradizione collega al ritrovamento dell’Iconavetere, il sacro dipinto della Madonna dei Sette Veli. Vanno cercate molto più indietro nel tempo, nella tradizione classica e in modo particolare in Diomede, l’eroe greco approdato sulle coste pugliesi dopo la guerra di Troia, sulla cui esatta collocazione Matrella ha molte cose da dire (e ve le racconterò in un altro post, dedicato solo a questo argomento).
Tesi ardite che certamente faranno discutere, ma che lasciano inalterata l’attualità della domanda di fondo che l’autore si pone circa la qualità dell’urbanistica foggiana, il modo con cui la città si è sviluppata, senza tenere conto della sua storia, del suo passato. Questione tutt’altro che peregrina nel momento in cui Foggia è alle prese con un nuovo PUG, chiamato a correggere gli squilibri e le distorsioni dell’espansione edilizia degli ultimi decenni.

Nella sua analisi, Matrella parte da un assunto preciso. Lo sviluppo della città è stato  storicamente condizionato (più precisamente negativamente influenzato dalla ferrovia che ha svilito il suo potenziale di “città magnetica, territorialmente policentrica” riducendola a “città passante, funzionale ad interessi non propri”. “Non ci troviamo in presenza di un ostacolo - incalza Matrella - ma di una vera e propria barriera continua ed apparentemente invalicabile.”
Il problema è stato (ed è assolutamente vero) del tutto sottovalutato. Nonostante l’impetuoso sviluppo che la città ha vissuto gli unici due attraversamenti del passante ferroviario restano quelli di sempre: il cavalcavia di Via Manfredonia e il sottovia di Via Scillitani.
La proposta di Matrella - compendiata dal grafico che riproduciamo qui a fianco - è di integrare questi due “poli attrattivi” con quelli della potenziale “città policentrica organica”, che l’autore individua in Lucera, Troia, San Severo e nelle borgate rurali. Per Matrella è questa la vera sfida del futuro: “inventiamo una percorribilità di tipo trasversale, ristabiliamo i percorsi che ci legano al territorio, aggrediamo la linea ferroviaria monodirezionata, ricostruendo i flussi sanguigni strozzati ma, per fortuna, non morti.”
Nella ricostruzione successiva ai bombardamenti del 1943, Foggia ha perduto la prima grande occasione di correggere il vizio d’origine costituito dalla strozzatura ferroviaria. Forse allora non vi fu la necessaria serenità, e le scelte furono soverchiate dall’urgenza.
Si poteva e si doveva farlo dopo, ma si è invece ceduto a una speculazione edilizia selvaggia. Matrella individua i due più clamorosi episodi di un crescita avvenuta in modo disordinata e senza una visione strategica del futuro, nell’ideogramma degli anni 80 (che orientò la crescita edilizia alla necessità di riempire il vuoto tra l’abitato e il quartiere Cep) e nella mega 167 del Piano regolatore Generale di Benevolo.
Si tratta in fondo di ribadire quel ruolo di città capoluogo cui Foggia ha abdicato, probabilmente anche per l’assenza di scelte urbanistiche forti e consapevoli. Matrella dedica molte pagine ad analizzare le ragioni della sconfitta che Foggia ha dovuto patire all’interno di una competizione tra i diversi territori pugliesi, divenuta negli ultimi anni sempre più accentuata e in particolare lo scotto che ha dovuto pagare a Bari.
La città organica è un libro da leggere perché mette in campo - con un linguaggio non da addetti ai lavorii, il che è un bel pregio quando si parla di materie quali urbanistica - una idea forte e del tutto trascurata nel dibattito politico cittadino: l’idea di affidare ad una programmazione urbanistica di qualità il rilancio della città.

3 commenti :

Antonio Matrella ha detto...

COMPLIMENTI PER L'OTTIMA PRESENTAZIONE, è arrivata l'ora di aprire il dibattito sulla città che si impone visto il degrado urbanistico a cui assistiamo da tempo. La conoscenza del nostro passato ci permetterà di guardare al futuro nella maniera migliore.

va bo ha detto...

Ottima proposta...

Anonimo ha detto...

Ottima proposta

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