lunedì 17 febbraio 2014

Disfunzioni al pronto soccorso: la difesa degli operatori

L’articolo sull’episodio di “ordinaria” malasanità denunciato dal segretario generale dello Spi Cgil di Foggia, Franco Persiano, durante il convegno promosso dall’organizzazione sindacale sulle liste d’attesa ha suscitato molti commenti.
È giusto cominciare da quello di Lorenzo Bambacigno, che rappresenta l’altra campana, essendo un operatore sanitario.
Lorenzo è intervenuto sulla bacheca di Civitas Troiana ed ecco quello che scrive: “caro Geppe Inserra da un paio d'anni sono entrato a far parte nel modo della sanità e di articoli come questi ne leggiamo a migliaia con sommo dispiacere, questa volta credo che lei sia caduto veramente in basso mettendo in discussione la moralità di gente che lavora 12 ore al giorno nei P.S. per 1.200 euro al mese e con un mare di responsabilità. Ma lei sa quanti operatori ci sono per turno in un P.S.? sa cos'è il triage? parliamo spesso di malasanità, vogliamo parlare della malautenza? sa che il Primario del P.S. di foggia è stato preso a calci e pugni in testa all'interno del P.S. di foggia? sa che i direttori degli ospedali di Foggia, Lecce e Brindisi hanno scritto continue lettere al ministero della sanità per denunciare una carenza di personale di migliaia di unità tra medici e infermieri? ma si sa che si è molto bravi e belli a scrivere articoli di denuncia come questi e non a capirne le cause.”

La presa di posizione di Bambacigno è del tutto legittima, ed anche condivisibile in molti passaggi. Che nelle strutture d’emergenza gli operatori lavorino essi stessi in una condizione d’emergenza è un dato risaputo. E così pure è un dato di fatto che ci siano utenti prepotenti. Ma questa criticità non può autorizzare alcuni operatori - sottolineo, alcuni, perché in nessun caso si può generalizzare - a non mantenere un comportamento cortese con le persone che stanno male (anche se sono soltanto un “codice bianco”).
Purtroppo so benissimo cos’è il triage: l’ho personalmente sperimentato qualche tempo fa, e l’ho raccontato in un altro post, che la invito a rileggere.
Per quanto riguarda l’articolo che ha suscitato la sua indignazione, mi preme farle rilevare che l’episodio è stato raccontato da un sindacalista, ovvero non da un giornalista in cerca di scoop, ma da una persona che conosce benissimo i problemi dei lavoratori. E che a sollevare la “questione morale” non è stato l’autore dell’articolo, ma il direttore generale dell’Asl.
Se può valere la mia personale opinione in merito, credo che i problemi della sanità non si risolvano alzando steccati e contrapponendosi. Quando si parla di salute, non esistono controparti.
Un buon inizio potrebbe essere proprio quello di ricollocare il malato al centro di ogni discorso, considerandolo per quello che è una persona umana che soffre, la cui dignità - proprio per la sua condizione di sofferenza - è un valore assoluto. Da difendere a tutti i costi.
[Gli altri commenti in un prossimo articolo.]

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