sabato 25 gennaio 2014

Che ne sarà dei Monti Dauni, con la chiusura della Provincia?

Non sono un fanatico delle statistiche che nascono dai motori di ricerca. Ma non c’è dubbio che, opportunamente utilizzato, Google fornisca indicazioni utili sul modo di percepire i problemi da parte delle comunità del web e più in generale della pubblica opinione.
Un dato particolarmente interessante si ottiene, per esempio, cercando sul web (e distribuendole poi geograficamente) le tracce di un problema su cui Lettere Meridiane e i lettori stanno discutendo non poco, nelle ultime settimane: la desertificazione delle aree interne.
I risultati sono sorprendenti. Nella prima pagina restituita dal motore di ricerca che, come si sa, mostra dieci collegamenti ad altrettanti siti web, 6 riguardano la Campania, 4 il Molise e nessuno la Puglia. Stupisce anche l’arco temporale in cui si situano i collegamenti. Quando un argomento è caldo, generalmente sono concentrati nell’arco di poche settimane o al massimo di pochi mesi. In questo caso, invece, i collegamenti individuati da Google come prioritari, sono distribuiti in un lasso di tempo molto più lungo, che va dal 2009 a luglio dello scorso anno. 
L’impressione che da parte pugliese vi sia una scarsa percezione del problema è confermata sfogliando le pagine successive: delle aree interne pugliesi non c’è nessuna traccia, nonostante che la seconda e la terza pagina dei risultati del motore di ricerca allarghino considerevolmente le aree coinvolte nel problema: ci sono la Sardegna, la Calabria e perfino il Portogallo e il Monferrato.
Le cose vanno un po’ meglio indirizzando Google a cercare non termini, ma immagini: in questo caso la Puglia figura al quarto posto, ma è soltanto per merito di…. Lettere Meridiane, grazie alla foto che ripubblichiamo e che venne utilizzata per illustrare un post in cui si affrontava il problema della desertificazione delle aree interne

Per la verità, nella seconda pagina restituita da Google, c’è un collegamento che non riguarda strettamente la Puglia, ma il più originale esperimento di federalismo dal basso che sia stato tentato negli ultimi decenni: la “quasi Regione” composta da Foggia, Benevento, Avellino e Campobasso che i presidenti della rispettive province tentarono di costruire all'inizio del nuovo millennio, e tra i cui obiettivi c’era proprio quello di affrontare la questione delle aree interne, attraverso un più avanzato sistema di relazioni. L’intuizione era stata proprio del presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pellegrino.
Il documento di cui parlo è la relazione (pubblicata dalla rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia e quindi ospitata sul sito web della Magna Capitana) che sulla desertificazione delle aree interne del quadrante territoriale composto dalle quattro province svolse il presidente della provincia di Benevento, Carmine Nardone, che è tra l’altro un esperto di questi temi, in una seduta congiunta dei quattro consigli provinciali che si svolse nel capoluogo sannita. Chi volesse può scaricarla qui.
Non è per niente un caso che da parte pugliese si limiti soltanto a questo documento la presenza sul tema che stiamo prendendo in esame. Dopo il generoso tentativo del presidente Pellegrino, non c’è stato più nulla o quasi, o almeno non vi è stata più una visione sistematica che andasse oltre i confini provinciali.
Come ha ricordato di recente l’ex sindaco di Pietramontecorvino, Rino Lamarucciola, su Lettere Meridiane vi sono stati diversi e importanti tentativi dei primi cittadini dei Monti Dauni, che rappresentano l’area pugliese a rischio di desertificazione per eccellenza, di aggregarsi, di dare vita a forme associative che in qualche modo ricalcavano l’idea di Pellegrino del “federalismo dal basso”. (Federalismo, altro vocabolo scomparso dal dizionario della politica… come se fosse un affare che riguardava solo la Lega, e non un valore in sé….)
Il tentativo più interessante è stato quello dell’area vasta. Ma - come ha fatto rilevare il prof. Marco Barbieri, che nel  primo governo regionale guidato da Vendola fu tra i più attivi nell’affrontare la questione delle aree interne e che non era d’accordo con l’area vasta - bisognerebbe interrogarsi sui risultati. Che sono stati piuttosto deludenti.
Personalmente ritengo che sia fallito il modello delle aree vaste in sé, non tanto per responsabilità politica di quanti dovevano interpretarlo, ma perché era astruso, non realistico e fondato su una filosofia eccessivamente metropolitana, il cui punto di vista è per ovvie ragioni l’opposto di quello della desertificazione. In una città ci sono troppe persone, nelle aree interne troppo poche.
La sola prospettiva possibile sta in modelli di sviluppo fondati sulle relazioni (sullo sviluppo di relazioni) tra città e aree interne. È il caso di rilevare che, se avesse avuto successo l’idea delle Quattro Province, oggi avrebbe ancora più frecce al suo arco l’aeroporto Gino Lisa di Foggia che potrebbe contare su un bacino assai più ampio di quello soltanto pugliese.

Un’ultima considerazione. L’ultima idea strategica per affrontare il problema della desertificazione delle aree interne è partita dalla Provincia. Vista la scarsa percezione del problema in Puglia, che ne sarà dei Monti Dauni adesso che le Province chiuderanno i battenti, ed anche loro pagheranno il prezzo a una dimensione della politica nazionale sempre più metropolitana?

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