giovedì 19 dicembre 2013

Lauriola: "Primarie del Pd, segno di tempi"

Permettetemi di esternare un’impressione: il meccanismo delle primarie (più o meno forzosamente verticistico e dirigistico, come ho avuto modo di osservare in un’altra lettera meridiana) ha accentuato l’impoverimento  della elaborazione politica  in periferia. Con il rischio che le decisioni che contano saranno sempre più centralistiche e che i cosiddetti territori contino sempre meno.
Le mie preoccupazioni sono in qualche misura condivise da Michele Lauriola, inguaribile (ma necessario) sognatore e tessitori di reti a sostegno dello sviluppo possibile della nostra terra, fondatore di ProCapitanata.
È stato tra i pochi a raccogliere la provocazione che avevo lanciato in quel post.
Riflettendo sulla perplessità che già in quell’occasione avevo manifestato, più che sulle primarie sui meccanismi con cui si svolgono (le liste bloccate con cui vengono eletti i  gruppi dirigenti locali sanno tanto del peggior porcellum), Lauriola osserva:  “le primarie sono il segno dei tempi. A  Milano si è celebrata  la investitura di una nuova governance' del CS, Renzi, Cuperlo, Civati. Un triunvirato che , speriamo, possa riuscire a segnare il passaggio generazionale da una società che ha generato progresso ad una società che sta subendo il progresso. Il 67, grazie ad una nuova generazione di giovani figli della classe proletaria, fu determinante per innescare la scintilla del progresso e, quindi, del benessere. Oggi, noi che abbiamo vissuto quella esperienza ci auguriamo che questi figli vissuti nel benessere siano capaci di innescare la scintilla per non subire il progresso che sta generando degrado e, quindi. povertà intesa in senso lato. Tutte le rivoluzioni culturali, però, per essere efficaci devono partire dai territori, dalle periferie.
Purtroppo, proprio, nei nostri territori dove più forte si avverte quello che Papa Francesco dice nel suo documento: questa economia uccide fa prevalere la legge del più' forte, dove il potente mangia il più' debole, non si sono percepiti con le primarie segnali di questo cambio generazionale. Nelle piazze virtuali si avverte ancora forte la nuova tirannia virtuale.”
Sono molto d’accordo con quanto scrive Michele: il dibattito politico non può essere agito a colpi di cinguettii su facebook o su twitter. Ha bisogno di spessore, profondità. Di testa e di cuore.


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