sabato 9 novembre 2013

Congresso Pd, un rigurgito della prima repubblica

Per capire fino in fondo il congresso del Pd di Capitanata occorrono una certa età e una certa memoria storica. Quella del militanti di sinistra che hanno vissuto i tempi del centralismo democratico non basta. Bisogna avere l’età giusta e i ricordi dell’era della balena bianca, di quei congressi democristiani fissati per una certa data, continuamente rinviati e poi celebrati all’improvviso, quando i signori delle tessere si erano finalmente messi d’accordo. La balena bianca democristiana aveva però altre maniere di tenere i piedi nella realtà, diversamente non avrebbe guidato il Paese per vent’anni. Il Pd queste maniere le sta ancora cercando, e se sono queste le premesse non c’è di che rallegrarsi.
Un fine osservatore politico che di balena bianca se ne intende come Davide Leccese, commenta così il post di Lettere Meridiane sull’abbandono del Pd da parte di Nino Abate: “Ho fatto politica attiva tantissimi anni fa, con incarichi prestigiosi e con ampie prospettive di "carriera". La mia adesione a quella che, a suo tempo, veniva definita la "balena bianca", mi ha messo di fronte al gioco delle correnti e a trucchetti che turbavano le poche coscienze non del tutto unte dalla lotta per vincere, ad ogni costo. Ebbene, credevo che quell'epoca fosse morta e sepolta, persino inimitabile. Non è così.
Per questo sono più che mai convinto del bisogno dell'inappartenenza se il PD - a stare alle lotte intestine - ritorna su quegli schemi che furono del partito suo maggior avversario. La Prima Repubblica non solo non è morta ma è risorta come fantasma indegno e amaro di un mancato riscatto dalla politica dei politicanti.”
Un rigurgito della peggior prima repubblica, dunque? È d’accordo solo in parte Giampiero Protano, renziano della prima ora e promotore dell’evento Ultimi, ma vogliamo essere primi, con cui nella scorsa primavera i renziani di Capitanata hanno cercato di mettere in campo una nuova classe dirigente. Protano contesta la tesi di Nino Abate: “Non sono d'accordo con Nino. Concordo con Geppe. Non sono d'accordo con Nino perché, oltre Michelangelo Lombardi, ci sono altre persone nel PD coerenti e disinteressate nel fare politica. Sono d'accordo con Geppe : l'autoreferenzialità è il problema del PD, come di tutti i partiti. "La strada della libertà e del cambiamento è lunga" mi disse un caro amico. Ed è purtroppo vero! Io non mi arrendo. Mi impegnerò con Matteo Renzi e con gli altri innovatori a cambiare il PD per cambiare l'Italia.”
Interviene nella discussione anche Girolamo Arciuolo, che nel corso del confronto congressuale aveva sottolineato la necessità, nella previsione (poi confermata dai risultati) di un risultato di sostanziale parità, di una gestione condivisa ma fortemente orientata al rinnovamento del partito, a prescindere da chi fosse stato. Così come Protano, Arciuolo non ritene chiusa la possibilità di un Pd rinnovato, e rilancia: “sento molto vicine alla mia sensibilità le espressioni di un renziano, di un cuperliano e di un vecchio dirigente della Balena bianca: tutte persone affini sul piano intellettuale ed etico, profondamente inserite, informate, impegnate. ecco, io direi che la discussione avviata e il percorso di ricostruzione del Pd di Capitanata possa e debba avvenire a partire dai temi e senza alcun dubbio questo è il tema matrice.
Queste grida di allarme saranno sentite e fatte oggetto di approfondita, insistita, sincera riflessione?
questa è la domanda. Credo che Raffaele Piemontese e Michelangelo Lombardi possano iniziare il confronto pubblico a partire da questi spunti di riflessione.”
Insomma, la discussione continua, mentre direttamente a Nino Abate si rivolgono alcuni esponenti del gruppo Amici della Domenica.
Scrive Raffaele de Seneen: “Anche Nino è arrivato al capolinea. Bella testa, bravo combattente faccia a faccia, se mai un passo indietro e non uno avanti. Arrivato nel PD degli ex comunisti nostrani, ma anche nazionali, lui prima sbeffeggiato da "ravanello" credendo che...ma di comunista lì non c'erano più nè simboli (anche Craxi purtroppo li abolì i suoi), nè uomini, nè ideali. Nino vale molto di più del socialista Brunetta che si è saputo riciclare da tutt'altra parte, non ha da invidiare niente al socialista lombardiano Cicchitto.”
Disilluso e amareggiato anche il commento di Chiarastella Fatigato: “Nino caro, ricordi cosa ti scrissi qualche settimana fa? Io illusioni non ne ho più.”

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