mercoledì 9 ottobre 2013

Via Arpi, strada di arte e cultura. E di contraddizioni.

Franca Pinto Minerva sognava che via Arpi diventasse la strada dell'arte, della cultura, della conoscenza. Molti positivi segnali inducono a pensare che il sogno sia diventato ormai una realtà: l’inaugurazione del polo umanistico dell'ateneo, l'apertura della biblioteca del polo stesso, l'acquisizione di importanti patrimoni, come la collezione delle opere su carta di Alfredo Bortoluzzi da parte della Fondazione Banca del Monte che vi ha sede, testimoniano che via Arpi è nata a vita nuova.
Arte, cultura e storia scorrono da un capo all’altro della strada: dai “tre archi” che abbracciano da un lato il museo civico comunale, splendido scrigno dei tesori della civiltà daunia e non solo, e dall’altro il conservatorio musicale Umberto Giordano, fino al polo che ospita le facoltà umanistiche dell’ateneo foggiano, è tutto un susseguirsi di monumenti, istituzioni culturali, contenitori di pregio.
Il sogno avverato della via dell’arte e della cultura evoca altre fascinazioni. E proprio qui, nella strada il cui toponimo richiama la città progenitrice del capoluogo della Daunia. Sembra quasi che Foggia possa riprendersi quel titolo di inclita sedes imperialis attribuitole da  Federico II di Svevia, che campeggia sotto l’arco del portale della reggia dell’imperatore svevo, murato a fianco all’ingresso del museo. Via Arpi racconta gli antichi fasti di Foggia, ne addita nuovi possibili percorsi di riscatto e di sviluppo. 
Da un lato stimola riflessioni su quel che questa città potrebbe diventare, dall'altro però traluce i mali da affrontare, perché via Arpi è anche la strada delle contraddizioni: omphalos della città, in tutti i sensi. Delle sue potenzialità inespresse, dei suoi problemi più radicati. 

Qualche giorno fa, gli Amici della Domenica ne hanno fatto meta di una loro passeggiata per dell’opinione pubblica cittadina l’ennesimo atto di vandalismo, che ha incendiato uno degli elementi dell’arredo urbano di Largo Civitella, ristrutturato a cura e spese della Fondazione Banca del Monte, il cui contributo per il riscatto di via Arpi è stato decisivo.
Non è la prima volta che la “strada dell’arte e della cultura” è vittima dei teppisti, come ben sanno i manutentori della telecamera a circuito chiuso, più volte danneggiata, che vigila sull'accesso alla zona a traffico limitato o i commercianti di piazza Mercato, di cui dirò dopo. Però, il vandalismo non è mai un fenomeno fine a se stesso. Segnala altre contraddizioni: per esempio, la cesura che va approfondendosi tra il centro della città e le sue periferie, sempre più marginali, i suoi quartieri  dormitori privi di servizi e ormai incapaci di aggregazioni positive, di partecipazione. Una marginalità che produce emarginazione, disgregazione, alienazione, terreno di coltura per vandali e teppisti. Non basta un manuale di educazione civica per infondere negli abitanti il senso civico. Occorre ricostruire i legami, le relazioni che non ci sono più.
A modo suo, via Arpi denuncia anche la difficoltà della città a darsi simboli, a riconoscersi nei luoghi, a ritrovare un'identità. Ha fatto molto discutere il valore estetico dell'arredo urbano proprio di Largo Civitella, con quella gabbia toracica che somiglia a zanne d'elefante, così come aveva fatto molto discutere, qualche anno fa, il restauro della fontana di Piazza Baldassarre. Sono in molti a sostenere che si tratta di opere brutte. C'è chi racconta che quando vennero girate le sequenze del film A.A.A. Achille di Giovanni Albanese, ambientate in via Arpi, durante il camera car lo scenografo fece invertire il senso di marcia, per non inquadrare la piazza.
La creazione artistica è intangibile, così come sono del tutto soggettive le categorie estetiche del bello e del brutto. Ma non sarebbe il caso che le discussioni si svolgano prima, e non dopo? Stimolare prima la discussione, la riflessione, la partecipazione non darebbe all'opera d'arte una dimensione, come dire, più collettiva?
Per non parlare dell'infausto restauro di piazza Mercato, con il trenino che avrebbe dovuto fungere da contenitore culturale, anch'esso depredato da ripetuti gesti vandalici, e che oggi si vorrebbe smantellare, bruciando milioni di finanziamenti pubblici? 
Questo accade, quando una città non riesce ad affezionarsi ai suoi posti, non riesce a percepirli come parti di se stessa, non riesce ad eleggerli come tratti costitutivi della propria identità.
Il riscatto, il rinascimento della città potrebbero cominciare proprio da via Arpi, rilanciando il sogno di Franca Pinto Minerva: via Arpi strada della conoscenza, dell'arte, della cultura. Ma anche dell'identità ritrovata.
Geppe Inserra


1 commento :

Marialuisa d'Ippolito ha detto...

Chi ricorda ?
Era il 2007 quando un comitato trasversale e propositivo " Via Arpi da vivere"
Amici del Museo Civico di Foggia
Amici di Beppe Grillo
APT Provincia di Foggia
Cicloamici Fiab
Circolo culturale “La Merlettaia”
C.IV. ViaArpi
Edicolè
F.A.I. delegazione di Foggia
Fondazione Banca del Monte Siniscalco Ceci Foggia
Grilli di Foggia
Italia Nostra
Ipogei
Legamb iente
Omniadaunia
Prima Circoscrizione
Ufficio Diocesano di Arte Sacra
Università degli Studi di Foggia
Unitre
Verdi Ambiente e Società
propose al comune un crono programma di cose da vare ...anche molto semplici e praticabili con il contributo di tutti ! Troppo complicato...!

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