mercoledì 30 ottobre 2013

Pd, congresso avvelenato. Ma rinnovamento inevitabile.

Comunque vadano a finire le cose, e nonostante l’abbondante spargimento di veleni, la difficile stagione congressuale del Pd di Capitanata ha già prodotto un risultato incontestabile: ha vinto la necessità, l’urgenza del rinnovamento. Da oggi in poi, niente più potrà essere come prima, a prescindere da chi vincerà alla fine la tenzone, se il “renziano e basta” Michelangelo Lombardi o il “renziano e non solo”, Raffaele Piemontese.
Un arguto e attento osservatore politico come Girolamo Arciuolo l’aveva detto, anzi pronosticato, sabato scorso, ancor prima della  fatale domenica congressuale: “Il PD di Capitanata è cambiato - aveva scritto. - Domani il segretario Provinciale, anche se dovesse prevalere quello più continuista, anzi, soprattutto in tale ultimo caso, dovrà aprire porte e finestre e lasciarle aperte a lungo per favorire un completo, vero ricambio d'aria.”
A dare ragione alla tesi di Arciuolo sono in primis i risultati: mai un congresso provinciale si era risolto sul filo di lana. Mai era stato necessario aspettare i risultati degli ultimi congressi, che si celebrano nei circoli dei piccoli comuni, per sapere chi sarà il nuovo segretario provinciale.
I risultati più clamorosi e inattesi sono quelli che riguardano due città particolarmente simboliche per il Pd provinciale: il capoluogo Foggia e Manfredonia, roccaforte da anni ed anni del gruppo dirigente che ha espresso ai vetrici del partito personaggi del calibro di Franco Mastroluca, Michele Bordo, e Paolo Campo. 

A Foggia, che è la città in cui Piemontese è presidente del consiglio comunale, ha vinto Bordo. A Manfredonia (città che ha fatto registrare il numero più alto di tessere last minute) la competizione si è conclusa con un sostanziale pareggio ma visti i pronostici (che davano Piemontese largamente vittorioso, anzi trionfatore) e le premesse, è come se il Sassuolo avesse pareggiato a Barcellona.
Chiunque vinca, non potrà governare “contro” l’altra metà del partito. Chiunque vinca dovrà aprire porte e finestre, come ha scritto Arciuolo. A confermare il sospetto che sui destini del Pd della provincia di Foggia gravi una congiunzione astrale tanto bizzarra quanto intrigante c’è anche lo strano intreccio della componente che si richiama a Matteo Renzi. Rinvigorita da tante new entry, si è sfidata a livello provinciale, non trovando un’intesa sul nome di un solo candidato. Ma di fatto ha vinto il congresso, e a livello regionale e nazionale sarà un’altra cosa.
Chiunque vinca alla fine, non potendo governare contro l’altra metà del partito, sarà costretto a cercare convergenze, intese, possibilità di una gestione unitaria. Larghe intese, insomma. Che non potranno che stringersi all’insegna di un rinnovamento autentico. Tanto Lombardi quanto Piemontese posseggono l’intelligenza politica e la lucidità necessarie per tentare un’operazione di convergenza all’insegna del cambiamento che sulla carta sembra improbabile, ma che la congiunzione astrale di cui ho detto prima rende praticamente inevitabile.
Se n’è accorto anche il presidente provinciale del partito Aldo Ragni, viestano, che ha stilato un durissimo comunicato su quanto sarebbe successo durante il congresso nella cittadina garganica: “Una decina di persone di Foggia sono venute a Vieste ed hanno raccolto un po' di persone da reclutare in questa competizione congressuale al costo di una tessera e di una birra. Quelle stesse persone che alle elezioni amministrative si vendono al miglior offerente (solitamente il centrodestra).”
Non è il solo episodio sospetto citato da Ragni che punta il dito contro “le innumerevoli mancanze della commissione provinciale per il congresso” preannunciando che chiederà “l’annullamento del congresso provinciale.”
Ma è sintomatica la chiusa della nota: “Faccio appello al buon senso ed alla responsabilità di Raffaele e Michelangelo. Fermatevi! E trovate insieme una soluzione politica per gestire insieme questo partito nei prossimi mesi prima di riconvocare un nuovo congresso provinciale che metta al centro della competizione la linea politica del PD e non il suo gruppo di comando".

La sensazione è che, alla fine, sarà proprio questa l’inevitabile conclusione di questa vicenda.

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