sabato 19 ottobre 2013

Bombardamenti, la memoria che divide

Raffaele  De Seneen ha postato sul mio profilo fb quest'accorata riflessione sulle celebrazioni del Settantesimo anniversario dei bombardamenti. Alla fine la mia risposta
* * *
Caro Geppe, come non riconoscere le tue capacità, la tua dedizione a questa terra, le tue doti di equilibrio, di voglia di fare e di far fare per il comune interesse. Io sicuramente sarò tutt’altro, certo il contrario, perché ho forte l’impressione che questa commemorazione del 70° lascerà sulla strada più morti virtuali di quelli veri del ’43. Si, un altro tipo di guerra.
Il primo “cadavere” è proprio quel super-coordinamento creato dal Comune di Foggia, che lo stesso volle quando si accorse di un certo fervore in città circa una serie di iniziative, di varia provenienza, che si volevano mettere in campo.
Il logo del 70° che il Comune ideò si è visto solo sui manifesti prodotti in occasione della prima parte delle manifestazioni, quelle messe in campo dalla rete di associazioni LeRadicieLeAli (15 associazioni) in collaborazione con l’Università di Foggia, e non credo di sbagliare se dico che a nessuna di queste manifestazioni si ebbe la presenza del nostro Sindaco.

Poi, ognuno è andato a ruota libera, il logo non si è visto più, anche se il Comitatone ha continuato a riunirsi, nuove presenze e nuovi soggetti, e un dirsi “Bravi per tutto quel che abbiamo fatto e che faremo ancora”.
Il Comune di Foggia ha perso un’altra grande occasione, ognuno ha voluto ritagliarsi un quantitativo di quei morti per bombardamenti, sono tantissimi, ce n’è per tutti, ecco perché l’avversità di arrivare ai nomi, quelli prefigurano una famiglia alla spalle e discendenti nostri contemporanei, sui numeri si “gioca” meglio.
Una serie di manifestazioni, che né chi le ha promosse ha sentito il dovere “di metterle in comunità”, né il Comune quello di fare un doveroso richiamo-appello.
Non vorrei sbagliarmi, ma proprio ieri sera se ne sono svolte due in contemporanea, una alla Fondazione De Piccolellis, l’altra, promossa da un’associazione di ex avieri, al Gino Lisa.
Quest’ultima, che al suo interno, prevedeva cinque minuti cinque, per parlare del libro di Lucio Masullo sulla presenza degli americani a Foggia, già al suo annuncio aveva, aveva sollevato le ire di una componente di quelle organizzazioni che stanno facendo (commemorando) il 70°, senza sapere che il Masullo era un invitato a quella manifestazione nella quale riconoscendo, lui come te, spazio e dignità a tutti, ha ribadito che il ricavato del libro è destinato al “Monumento” a cui lui tiene molto e che a livello di idea bisogna riconoscergli il primato.
Memoria collettiva e condivisa non si fa se già siamo arrivati a parlate di ben tre fra Musei e Banche della Memoria. Altri/e ne verranno fuori. E come per i morti del ’43, una “ionda” ciascuno non fa male a nessuno e …produce il niente
Potrei continuare a spargere veleno o a dirti di quello che mi rimane dentro, dei retroscena sanguinosi e velleitari, di quanta “politica” si cela dietro questo amarcord, e di quanta inutile divisione ideologica, ma se paziento qualche mese, estate prossima, tutto tornerà come prima.
Raffaele De Seneen
* * *
E invece no, caro Raffaele. Tutto non deve tornare come prima, nel senso che la ricorrenza del Settantesimo Anniversario dev'essere l'occasione propizia per cercare di avviare la costruzione di una memoria condivisa e di una storia comune. Non dobbiamo stancarci, né dobbiamo demordere perché, paradossalmente ma non troppo, mentre parliamo e di accaloriamo sul passato della città, la vera posta in palio è proprio il suo futuro, la sua possibilità di futuro.
Condivido le tue perplessità circa l'occasione perduta dal Comune di Foggia, che mi pare non abbia infuso all'interno del coordinamento il pathos che sarebbe stato necessario. Occorreva essere capaci di una partecipazione profonda, non si coordina facendo i notai, ma mettendoci la faccia e il cuore.
Però di partecipazione, di emozione sincera, ne ho viste: per esempio all'Università, o nelle iniziative teatrali di Tonio Sereno e della sua ScenAperta, nel coraggioso esperimento promosso dall'Auser con Le Radici e Le Ali.
Foggia è una città difficile, ma non bisogna stancarsi, né arrendersi. La sfida prossima ventura è rappresentata, come giustamente sottolinei, dalla costituzione della Banca della Memoria o Museo che dir si voglia. Farne due o tre condannerebbe a morte ogni iniziativa e farebbe naufragare sul nascere ogni tentativo di memoria condivisa e di storia comune.

Io non mi stanco, e ti chiedo fraternamente di non stancarti nemmeno tu. E rilancio l'appello a mettere da parte divisioni e contrapposizioni, per cercare di ritrovarsi attorno ad un progetto comune, da elaborare in comune.
Geppe Inserra

4 commenti :

Anonimo ha detto...

Mi meraviglia e non poco non veder nominato il Comitato per il Monumento dei martiri del 1943. Non mi interessa la visibilità fine a se stessa che non ci porta da nessuna parte, ma parlare o menzionare altre associazioni pur rispettabilissime dimenticando quella che inizialmente ha smosso le coscienze della memoria storica della nostra città e' sbagliato. Non per il gusto di fare polemica inutile e sterile ma il 22 luglio mentre molti di noi sotto la calura foggiana avevano lasciato le loro famiglie al mare , altre associazioni preferivano sparire. Bisogna dare un giusto risalto al Comitato per il Monumento delle vittime del 1943, che a differenza di altri, non fa dietrologia o polemica ma si impegna con i fatti . La nostra postazione in fiera e' stata tra le più seguite tra gli stand cosiddetti civici. Per cui attenzione a dare il giusto peso alle cose e non denigrare tante persone come quelle del Comitato suddetto che ci hanno messo la faccia in maniera volontaria e disinteressata che non vogliono nulla , ma che almeno sia riconosciuta loro la buona fede ed il massimo impegno nelle cose fatte (tante) e nelle cose che andremo prossimamente ad organizzare. Un appartenente al Comitato Salvatore Valerio.

Anonimo ha detto...

Caro Geppe,
ho aderito sin dal primo momento alla raccolta di fondi per la realizzazione di un monumento alle vittime dell'estate 1943, con un piccolo versamento. L'ho fatto condividendo le ragioni che avevano come obiettivo quella realizzazione, perché la memoria collettiva non sia privata di un simbolo su cui riflettere sempre.
Poi le cose hanno preso una piega 'schizofrenica'. Credo, per es., che ad una iniziative come questa non doveva mancare, sin dall'inizio, il coinvolgimento convinto e concreto delle Istituzioni locali (Comune, Provincia, Università, Fondazione BdM ecc.).
Come è possibile che l'Istituzione che rappresenta TUTTI i foggiani non sia stata coinvolta o resa partecipe? L'antipolitica fa proseliti anche dove non dovrebbe, sbagliando. A Bologna esiste l'Ass. delle Vittime della Strage del 1980 ma da sempre le Istituzioni locali sono un tutt'uno con quella Associazione.
Forse non si voleva che, a due anni dalle elezioni amministrative qui a Foggia, qualcuno mettesse il cappello sull'iniziativa? Ma qui allora siamo alla follia pura: ben vengano politici (dalla faccia e dai conti correnti puliti) che abbiano voglia di spendersi per una iniziativa encomiabile come questa che - tra l'altro - non avrei lasciata isolata dal più generale e urgente obbligo morale di un "Museo della Memoria", semplicemente da condividere con chiunque lo voglia condividere: 'a prescindere', come vado spesso precisando.
Le gelosie cosa possono mai produrre se non una riperpetuazione di un concetto retrivo e tutt'altro che arricchente?
Piuttosto, noto che nel Paese e anche a Foggia si va diffondendo la cultura del "diamogli all'Alleato", che di fatto è la cartina di tornasole di certi nostalgici. Beninteso: le porcherie, le stragi inutili perpetrate da chi volava sulle teste di gente inerme bombardandola o mitragliandola appartiene già alla Storia e nessuno può permettersi di negarlo, ma da qui a voler fare una 'Controstoria' di quegli anni ce ne passa. E sarebbe ora che si ponesse fine a questa pagina, come se la guerra e, prima ancora, la dittatura le avessero volute gli Alleati! Piuttosto sarebbe ora che si facesse luce sulle nefandezze compiute - dai fascisti prima e dai nazi-fascisti dopo - anche in Capitanata, di cui le giovani generazioni ignorano bellamente le 'gesta'.
E quelle morti, di cui nessuno o pochi ricordano esserci state, avvennero prima della tragica estate del '43...
Infine un accenno alla questione 'contabile', cioè il numero reale o approssimativo che ci fu delle vittime dei bombardamenti alleati.
E' vero, come ricorda l'amico Salvatore Aiezza, che 1.000 o 20.000 non fa differenza ai fini della lettura di un dramma, ma ai fini storici e giornalistici importante lo è.
E che Foggia sia stata una 'città martire' siamo, spero, tutti d'accordo, Ma perché contestare l'iniziativa di chi vuol sapere di più, di chi vuol indagare per arrivare il più vicino possibile alla verità?
Io sono tra questi 'indagatori' (per passione e, nello specifico, per consegna ricevuta) e posso dire che ho già trovato riscontro ai dubbi di chi propone una lettura per difetto di quel (comunque altissimo) numero di vittime.
Poi, al solito, sarà la Storia a dire la sua, e la Storia non la si legge con la lente delle simpatie ma con il conforto e la crudezza dei fatti.
Cordialmente
Maurizio De Tullio

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa ma, al solito, la fretta mi ha fatto esprimere un concetto sbagliato.
Per cui, laddove avevo scritto "...e posso dire che ho già trovato riscontro ai dubbi di chi propone una lettura per difetto di quel (comunque altissimo) numero di vittime." ovviamente andava inteso "per eccesso".
Ritengo, cioè, che le vittime (civili e militari), tra maggio e settembre 1943, siano state molte meno delle oltre 20.000 che dalla fine degli anni '40 si continua a indicare per vere.
Tanto dovevo, per chiarezza e coerenza.
(m.d.t.)

Anonimo ha detto...

"Carissimi, vorrei solo dire una cosa e chiederVi se vi sembra o no condivisibile. Non voglio entrare in merito a questioni storico/politiche, anche perchè non ne sarei capace. Voglio dire solo questo. A Foggia, ed è riconosciuto da tutti, l'argomento di cui tanto animosamente e giustamente discutiamo, è stato sempre e completamente sottovalutato dalle istituzioni, enti pubblici e politici e delegato, con i suoi oneri ma anche tanti onori, ai cittadini. Intendo dire che mai, a Foggia, le istituzioni, come sarebbe dovuto avvenire e come è avvenuto in migliaia di Paesi e Città italiane ( fate una minima ricerca su google, rimarrete allibiti leggendo di monumenti, piazze, musei, celebrazioni, anniversari, che oltre a ricordare anche un solo morto, sono diventati mete di visitatori e studiosi) si sono impegnate fattivamente e concretamente per la realizzazione di alcunche'. Se non fosse stato per la voglia, la passione, l'amore per la città e il rispetto dei suoi morti nei bombardamenti ( uno nessuno o centomila, Pirandello mi perdoni per la citazione,) da parte di tanti di noi che hanno , con le loro molteplici iniziative, progetti, eventi ecc, risvegliato le coscienze e dato un sussulto e una ripresa di questo importante argomento, sarebbe stato l'oblio più totale. Altro che trasmissione ai posteri; altro che insegnamento ai giovani . Avremmo perso anche la memoria storica di quei pochi anziani che sono ancora viventi e ricordano perfettamente quegli eventi. Non ci sarebbe stato, senza la volontà di semplici cittadini, il grande interesse suscitato nelle manifestazioni di questi ultimi due anni , del 22 luglio, per ricordare l’estate del 43, quando mostre, esposizioni, dibattiti e convegni organizzati da associazioni e comitati hanno ridato il giusto valore a quegli eventi. Questa è la vera vergogna di Foggia. Il monumento, il museo e tante altre cose, dovevano essere opera delle istituzioni e della politica. Non delegate a cittadini di buonissima volontà ma, purtroppo, poca sostanza ( economica e di potere). Alla fine succede che ci "scapigliamo" tra di noi. Comitato, Associazioni, piccoli enti, storici, scrittori ecc ecc. Non credo sia giusto e spero che alla fine si possa trovare una strada comune per raggiungere l'obiettivo che sta a cuore a tutti noi, ripeto semplici cittadini, costruendo noi ciò che altri pur avendone almeno! il dovere morale non hanno fatto.

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