giovedì 15 agosto 2013

Regione Puglia matrigna: botta e risposta tra Enrico Ciccarelli e Angelo Riccardi

Confesso che è proprio in occasione come queste che mi sento fiero di Lettere Meridiane, di questo quotidiano impegno volontario, in totale autonomia ed indipendenza, nato con il fine di contribuire alla formazione di un’opinione pubblica matura e consapevole capace di guardare le cose ad altezza d’occhio e non solo dall’alto, come dicono gli angeli di Wim Wenders ne Il cielo sopra Berlino.
Il botta e risposta che di seguito pubblico, tra Enrico Ciccarelli e il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, è un esempio, un modello di come nella nostra terra si dovrebbe ragionare di futuro: accalorandosi, confrontandosi anche aspramente, ma avendo il coraggio di  esprimere posizioni, opinioni. Di prender parte, in una sola parola. Troppo spesso al prender parte guardando ad altezza d’occhio, si preferisce il restare alla finestra, guardando dall’alto. Pur esprimendo posizioni divergenti, Ciccarelli  e Riccardi danno un bell’esempio di passione civile e di tensione politica e culturale.
Al centro della discussione c’è ancora la conferenza stampa We love Foggia convocata dal governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, e contestata dal sindaco della città sipontina, che accusa senza mezzi termini la Regione di aver penalizzato la Capitanata.
Di seguito i due interventi pubblicati quali commenti al post in cui sottolineano l’opportunità del report sollecitato da Riccardi, in modo che il confronto possa aver luogo sulla base di dati e cifre certi. Ciccarelli allarga opportunamente il discorso anche ad altri temi, Riccardi risponde a sua volta, insistendo sulla necessità di un confronto pubblico.

Enrico Ciccarelli
I "numeri" invocati da Riccardi (che è certamente utile conoscere e diffondere) rischiano però di essere come le statistiche secondo Benjamin Disraeli, cioè "l'estrema risorse dopo le bugie e le bugie sfacciate". A mio modesto avviso è di tutta evidenza che dopo il 1990 si produce una frattura nell'interlocuzione fra la Regione Puglia e il "sistema Capitanata", ma i prodromi della crisi (e non devo certo dirlo io all'autore del "Decennio debole" si produce prima, con la ritirata strategica delle Partecipazioni Statali, il declino e poi la scomparsa della Casmez, l'abbandono del "keynesismo dell'offerta" che aveva caratterizzato il meridionalismo maturo in età repubblicana. Da vent'anni a questa parte, in concomitanza non casuale con Tangentopoli e l'avvento della Lega, tutto si fa più complicato e la competizione fra i territori sostituisce la vecchia gestione policentrica e polidecisionale della spesa pubblica. La mia idea è che a questa svolta d'epoca il nostro territorio sia arrivato in condizioni di grave ritardo, privo di leadership politiche riconoscibili (con la "destra dei sindaci" e i rappresentanti della "società civile" come felici ma poco radicate eccezioni) e soprattutto di basi culturali e progettuali solide (Foggia avvitata sul consumo di territorio e sulla droga edilizia, Manfredonia a gestire un ciclopico e marasmatico ciclo di fuoriuscita dalla chimica, Lucera al declino, San Severo e Cerignola in ordine sparso). La scomparsa di vision dall'orizzonte della Capitanata è stata la causa, non l'effetto, dello strabismo regionale, per il quale non vedo significative differenze fra Di Staso, Fitto e Vendola (anche se il modo che quest'ultimo ha avuto di interpretare il ruolo di presidente della Regione è stato di spessore e innovatività senz'altro superiore). Quando si parla di Regione, non bisogna dimenticare che stiamo parlando sostanzialmente di una gigantesca torta sanitaria, dominata dai vincoli e dalle tare della spesa storica, e di qualche spicciolo di contorno. La vera sfida sta nell'intercettazione dei fondi comunitari. Tu sai, anche per il tuo ruolo in Promodaunia, quanto questa partita sia vitale e quanto sia allegramente sottovalutata dagli attori istituzionali del territorio. Parliamo di numeri, allora; ma parliamone in rapporto ai progetti, agli spunti, alle idee presentate, non al ciangottio delle lamentele. Perché, ad esempio, nel 2013 credo che le risorse finora assegnate da Apulia Film Commission siano andate al territorio foggiano in misura davvero esigua. Al contempo, però, la Capitanata ha il più alto rapporto fra richieste presentate ed accolte. Quali numeri scegliamo, allora?
Angelo Riccardi
Enrico, basta con la solita e vecchia storia, di una classe dirigente di capitanata incapace di produrre progetti strategici credibili, è un modo elegante per dire che siamo degli idioti. Sai dirmi quanti Coordinatori di Area Regionali sono foggiani? Nessuno, Sai dirmi quanti Dirigenti Regionali sono foggiani? Uno, al Demanio (sic!). Vuoi sapere quanti nuovi assunti in Regione sono foggiani? Forse uno. Non devo forse raccontare a te, come si scelgono i progetti, come si decidono, dove si predispongono i bandi. Sei una persona troppo intelligente per non capire. Bari e Lecce la fanno da padroni, arrivano prima di tutti, a dispetto di progetti ed idee, che altri non riescono nemmeno a presentare. Il problema politico vero é uno solo, una capitanata forte e competitiva, collocata al Nord della Puglia, costituirebbe un grave pericolo per l'economia di altre aree della Regione, e loro lo sanno bene. Come sanno bene che è utile dare il contentino a qualche assessore per mortificare un intero territorio. Caro Enrico, per evitare il ciangottio delle lamentele, sono disposto ad un confronto pubblico, dati e cifre alla mano, per dimostrare che in questi 20 anni, siamo stati delusi e abbandonati. Con stima. Angelo Riccardi

5 commenti :

Enrico Ciccarelli ha detto...

Nel ricambiare la stima ad Angelo Riccardi, devo esprimere qualche perplessità. Non solo rispetto al fatto che mi sembrerebbe improprio un confronto fra un modesto osservatore della scena pubblica come me e il rappreentante di una delle più popolose ed importanti comunità della Capitanata, ma anche perché dovremmo -penso- delimitare meglio l'oggetto della discussione e i suoi scopi. Per esempio ammetto di non sapere qual è la percentuale di foggiani fra i dipendenti e i dirigenti della Regione; ma quand'anche fossero pochi, non so quali possano essere i rimedi: le "quote etniche" nei concorsi, come negli Stati Uniti? Devo anche fugare un sospetto: io non credo che la classe dirigente dauna sia fatta di idioti, almeno non in misura superiore alle altre. Credo che abbia coltivato troppo a lungo e troppo irresponsabilmente il culto della rendita di posizione, che si sia caparbiamente rifiutata di comprendere i tempi nuovi, che abbia peccato e pecchi di eccessivo conservatorismo (e lo dico ad uno degli amministratori della Capitanata che merita meno questa critica). Non credo di rivelare un mistero quando dico che l'Università è arrivata da noi con almeno quindici anni di ritardo perché l'establishment politico dell'epoca temeva la "colonizzazione" di Bari; non credo di rivelare un mistero quando dico che ci volle molto tempo perché i nuovi equilibri della spesa pubblica (largamente trasferita dallo Stato alle Regioni) si traducessero in meccanismi di selezione delle leadership politiche, ancora saldamente legati a schemi romanocentrici; non credo di dire un'eresia quando affermo che l'Europa non l'abbiamo non solo imparata, ma nemmeno cominciato a onoscerla. Mi piacerebbe chiedere, ad esempio, a tutti coloro che si baloccano con la Moldaunia, se sanno che dal 1° gennaio prossimo ci sarà la macroregione adriatico-ionica, che apre specifiche e colossali opportunità ai nostri imprenitori e alle nostre comunità. La Puglia è in ritardo, noi siamo a zerobabà. L'unica cosa che abbiamo fatto, con la vituperata Università nella vituperatissima Aula Magna di via Caggese, è un importante simposio chiamato "Adrìas", che ha proposto un quadro di intese fra gli Atenei dei Paesi e delle Regioni litoranee dell'Adriatico. Questo, ovviamente, non assolve la Regione e non delegittima istanze e richieste del nostro territorio (se ritenessi la Capitanata una morta gora abitata da minorati non mi batterei perchè a Foggia si apra il terzo cineporto pugliese). Secondo me si tratta solo di guardare in faccia la realtà e rimboccarsi le maniche, uscendo dalla micidiale dinamica del servilismo-mugugno tipico delle personalità bipolari (in senso psicopatologico, non politico). Credo che amministratori capacie e intelligenti come Angelo Riccardi siano preziosi per quest'opera e che sia fuorviante da parte loro accreditare, al di là delle ottime intenzioni, un controproducente vittimismo. Questo, sia ben chiaro, non ha niente a che vedere con le più o meno riuscite "operazioni di immagine" che Nichi Vendola legittimamente promiove. Personalmente non mi interessa che la Regione ci ami o no: mi interessa che ci ascolti, che costruisca percorsi istituzionali e politici capaci di promuovere e valorizzare il meglio di questo territorio. E voglio un territorio che non cerchi alibi di comodo. Tutto qui.

Anonimo ha detto...

Caro Enrico
non amo offendere le persone, ma ti ricordo che anche tu ieri ti sei baloccato col progetto Moldaunia, che non è andato in porto solo ed esclusivamente per l'insipienza della classe politica foggiana.
La battutaccia uscita dalla tua bocca sa tanto di feccia residuale del fondo di una botte di vino ormai svuotata.
Con l'esperienza fin quì maturata, non credo affatto che si arrivi alla conclusione operativa e funzionale della macroregione adriatico-ionica, ed anche se fosse, questa soluzione sarebbe comunque meno efficace ed appropriata agli interessi reciproci del Molise e della Daunia .

Anonimo ha detto...

Caro Enrico
non amo offendere le persone, ma ti ricordo che anche tu ieri ti sei baloccato col progetto Moldaunia, che non è andato in porto solo ed esclusivamente per l'insipienza della classe politica foggiana.
La battutaccia uscita dalla tua bocca sa tanto di feccia residuale del fondo di una botte di vino ormai svuotata.
Con l'esperienza fin quì maturata, non credo affatto che si arrivi alla conclusione operativa e funzionale della macroregione adriatico-ionica, ed anche se fosse, questa soluzione sarebbe comunque meno efficace ed appropriata agli interessi reciproci del Molise e della Daunia .
Con affetto Gennaro Amodeo

Anonimo ha detto...

Caro Enrico
per dovere di cronaca, mi corre l'obbligo di ricordarti che anche tu ieri ti sei baloccato col progetto Moldaunia, che non è andato in porto solo ed esclusivamente per l'insipienza della classe politica foggiana.
La battutaccia poi uscita dalla tua bocca sa tanto di feccia residuale del fondo di una botte di vino ormai svuotata.
Con l'esperienza fin quì maturata, infine, non credo affatto che si arrivi alla conclusione operativa e funzionale della macroregione adriatico-ionica, ed anche se fosse, questa soluzione sarebbe comunque meno efficace ed appropriata agli interessi reciproci del Molise e della Daunia . Con affetto Gennaro Amodeo

Concilio Vincenzo ha detto...

Ognuno si trastulla come può. Lo facevano anche gli Dei.
Ma se ha ragione Socrate, c'è un principio illimitabile e autonomo che vive nell’uomo e che egli chiama e pensa come il divino in lui, come la sua anima.
Ed è sul fondamento di questo principio divino che l’uomo si ribella alla propria pretesa assoluta finitezza con determinazione.

Dunque, potremmo dire che molti di noi non si trastullano "soltanto" ma, tentano con le loro limitate forze, associandosi, di cambiare in meglio.

Perciò, tornando al tema, sarebbe il caso di ragionare in termini di POSSIBILITA' che non possono essere negate con le ragioni dello status quo ante che, per gli interessi strutturatisi nel tempo, risulta essere inizialmente immodificabile: "Quando tornò lo statu quo feci baldorie, staccai i cavalli, mutai le statue sui piedistalli" .

POSSIBILITA' che alla Capitanata furono negate sin dal 1946 quando la Assemblea Costituente discusse nell'ordinamento costituzionale dello Stato, l'istituzione dell'Ente Regione.

Storicamente, "la Capitanata aveva requisiti, titoli, esigenze e consistenza tali da farla considerare regione a se stante per cui, nel nuovo ordinamento poteva aspirare a ottenere il riconoscimento di tale dignità. Fu affermato che l’auspicata erezione in Regione, non era una pretesa ma un diritto, non una vanità campanilistica ma una concreta sussistenza di tradizioni storiche, di condizioni ambientali, di interessi inderogabili che sarebbero stati pregiudicati dalla eventuale incorporazione della Regione Dauna in altre entità similari.
La Camera di Commercio di Foggia che aveva già esaminato in precedenza il problema nei suoi aspetti e nelle sue possibili conseguenze generiche, si preoccupò di rivederlo dal punto di vista piùspecifico dei suoi riflessi sulla Capitanata.
Dal 9 settembre al 28 ottobre 1946, il settimanale locale, il Corriere di Foggia pubblicò , intanto una serie di articoli che in sintesi poneva in rilievo tutte le ragioni, le argomentazioni, i dati, gli elementi, le circostanze per cui la Capitanata chiedeva come chiede oggi più che mai il riconoscimento del suo buon diritto alla erezione in Ente Regione...".

A nessuno venne in mente Benjamin Disraeli. Tutti però profusero un grande impegno senza preoccuparsi che dei critici molti anni più avanti lo avrebbero definito trastullo.

"L’appello rivolto, dalle colonne del Corriere di Foggia il 6 gennaio 1947 alle Autorità ed alle popolazioni locali, veniva subito raccolto ed un apposito Comitato Promotore si costituiva per elaborare e promuovere un piano concreto di agitazioni a favore della istituzione della Regione Dauna... Nelle piazze, nei teatri, nei circoli.... ".

Gianbattista Vico era convinto che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo. Questa formulazione di pensiero è comunemente nota come “teoria dei corsi e dei ricorsi storici”.

E' quanto sta accadendo.
E dietro le conferenze è manifesta la paura delle istituzioni regionali e baricentriche, di perdere il controllo sulla Capitanata. E' un tentativo di insinuarsi per dividere il fronte di coloro che vorrebbero realizzare un proprio autonomo cammino al di fuori del colonialismo regionale baricentrico.

Certo, oggi, sarebbe un pò più difficile pensare alla ipotesi di costituzione di una regione dauna ma, la possibilità di passare ad altra regione, è prevista dalla Costituzione e nessuno potrebbe negarla, a meno di un piano sotterraneo che voglia impedirla o, di sopendere la Costituzione la quale, all’art. 132 comma 2, detta: “Si può, con l’approvazione della maggioranza della popolazione della provincia interessata o, delle province interessate, espressa mediante referendum e, con Legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra”.

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