lunedì 12 agosto 2013

Ecco come la Capitanata potrebbe diventare una Regione

Meglio abolire le Province, o le Regioni? Sembrava uno scherzo, una boutade, un argomento di discussione sollevato da alcuni amici di Lettere Meridiane. E invece potrebbe diventare una serie ipotesi di lavoro, dopo che l’ha sdoganata qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo, uno degli opinionisti più critici verso l’Ente intermedio e tra i tenaci fautori della sua soppressione.
Rizzo ha sposato una proposta formulata nello scorso mese di marzo dalla Società Geografica Italiana, che risponde all’interrogativo di cui sopra in un modo senza dubbio innovativo: il dilemma se sia meglio sopprimere l’uno o l’altro ente territoriale viene superato nel senso di riformare (rivedendone i confini territoriale) sia le Province, che le Regioni in modo da farle coincidere. Il riaccorpamento del sistema delle autonomie locali porterebbe alla nascita di 36 Dipartimenti, che assommerebbero tanto le competenze attualmente in capo alle Regioni, quanto quelle delle Province.
L’ipotesi – che ha una sua indubbia pregnanza scientifica, visto che ad avanzarla sono stati i geografi, che si occupano di territorio per professione – ricalca, a grandi linee il Progetto Strategico Quadroter presentato nel  1999 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il governo ha mostrato un certo interesse all’idea dei geografi: qualche giorno fa il sottosegretario agli Affari Regionali, Walter Ferrazza, ha insediato un tavolo tecnici che approfondirà la questione.
La proposta – che la Società Geografica Italiana ha illustrato nei dettagli in una interessante pubblicazione disponibile on line – ha anche un suo appeal politico, in quanto potrebbe alla fine mettere d’accordo tutti e smuovere le acqua in un momento in cui il confronto sembra essersi insabbiato.
Per quanto riguarda la Puglia come si vede nella cartina sopra, la proposta della SGI avrebbe addirittura del clamoroso: la regione tornerebbe infatti a diventare, come recitava il suo antico toponimo, le Puglie, con la nascita della Regione Salento e, per quanto riguarda la Capitanata, con l’accorpamento tra la provincia di Foggia  e quella di Campobasso.
Sarebbe il trionfo di quel sogno che da anni sta portando avanti Gennaro Amodeo ed il riconoscimento di un’antica aspirazione “autonomistica” della Capitanata, che venne a galla già subito dopo la seconda guerra mondiale, durante il dibattito della Costituente, ma senza successo per i sostenitori di quella idea.
La Puglia che torna ad essere la Puglie, con l’aggregazione della provincia di Campobasso alla provincia di Foggia , la nascita della Regione Salento che metterebbe assieme le province di Lecce, Brindisi e Taranto, mentre la vecchia Puglia resterebbe limitata soltanto alla vecchia Terra di Bari, con la provincia del capoluogo regionale, che andrebbe a riprendersi l’attuale Bat.
La proposta è interessante perché consente quella governance dei territori subregionali (si pensi proprio alla Puglia, che è una regione lunga e di per se stessa molto diversificata) che come abbiamo scritto più volte, potrebbe risultare compromessa dalla soppressione tout court delle Province. Speriamo che il sesso gettato nell’acqua stagnante di un dibattito sempre più asfittico, riesca a riaprire il confronto.
A fianco la cartina dell’Italia così come risulterebbe in base alla proposta della SGI e di seguito l’elenco completo dei 36 dipartimenti prospettati:

1. Aosta, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Biella, Ivrea
2. Torino
3. Cuneo, Asti, Alessandria
4. Milano e Pavia
5. Bergamo, Como, Lecco, Varese, Sondrio, Monza-Brianza
6. Piacenza, Cremona, Parma
7. Brescia, Verona, Mantova
8. Trento e Bolzano
9. Venezia, Padova, Vicenza, Treviso, Belluno
10. Trieste, Udine, Pordenone, Gorizia
11. Ferrara e Rovigo
12. Genova, Savona, Imperia
13. Bologna, Modena, Reggio Emilia
14. Ravenna, Rimini, Forlì Cesena
15. Pisa, Livorno, La Spezia, Lucca, Massa e Carrara
16. Firenze, Arezzo, Pistoia, Prato
17. Siena e Grosseto
18. Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata, Ascoli Piceno, Fermo
19. Perugia e Terni
20. Roma, Viterbo, Rieti
21. Latina, Frosinone, Isernia
22. L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo
23. Napoli e Caserta
24. Salerno, Benevento, Avellino
25. Potenza e Matera
26. Foggia e Campobasso
27. Bari e Bat (Barletta-Andria-Trani)
28. Lecce, Taranto, Brindisi
29. Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone
30. Reggio Calabria
31. Messina
32. Catania e Siracusa
33. Ragusa, Agrigento, Caltanissetta, Enna
34. Palermo e Trapani
35. Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio-Campidano, Oristano
36. Sassari, Nuoro, Olbia-Tempio.

1 commento :

Enrico Ciccarelli ha detto...

Con tutto il rispetto, mi sembra la tipica ipotesi estiva di nessuna valenza pratica. Sia perché Province e Regioni non sono affatto la stessa cosa (le prime sono organi meramente amministrativi, le seconde hanno potestà legislativa), sia perché la cartina d'Italia (disegnata "provvisoriamente" da Cesare Correnti e dalla Società Geografica nelle immediate vicinanze dell'Unità) non è frutto di un trattato scientifico, ma della storia. Che fa sì, ad esempio, che la Vallée sia una Regione autonoma malgrado sia più piccola della sola Andria. Non ci farei molto affidamento, anche se sotto l'ombrellone può essere un divertissement gradevole.

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