sabato 6 luglio 2013

Soppressione della Provincia: è giunto il momento di un dibattito serio


Ribadisco quanto Lettere Meridiane ha già scritto altre volte: la questione della soppressione delle Province è troppo importante, soprattutto per la Capitanata, per ridurla ad una sterile polemica sulla utilità o meno dell'Ente Intermedio, spesso combattuta a colpi di numeri del tutto infondati.
La furibonda polemica esplosa tra il presidente dell'Unione Province d'Italia e il giornalista di Repubblica, Francesco Merlo (qui la lettera, davvero molto interessante ed illuminante, inviata al quotidiano dal presidente Saitta) , la dice lunga sulla serietà del dibattito in atto. La soppressione delle Province come panacea di tutti i mali della spesa pubblica è una trovata degli editorialisti della grande stampa, più che un serio progetto di riforma istituzionale.
E si ignora del tutto che c'è in ballo la governance di territori in alcuni casi di ridotte dimensioni - e dunque di limitato impatto sul benessere delle popolazioni -, in altri, grandi o complessi, come la Capitanata (che è la più grande provincia italiana tra quelle che dipendono da regioni a statuto ordinario).


La Capitanata è un "caso", ma ormai non lo dice più nessuno. La spending review si è abbattuta come un maglio sull'Ente di Palazzo Dogana, provocando l'azzeramento di settori, come quello della cultura, del cinema, dello spettacolo, in cui l'amministrazione si era guadagnata un ruolo pilota. Si può discutere se questo ruolo discendesse da funzioni istituzionali o meno. Ma come una strada resta sempre una strada, a prescindere da chi abbia la competenza a manutenerla, così un teatro resta sempre un teatro.
Essendo stata dalla riforma Monti (bocciata dalla Consulta, ma programmaticamente ripresa dal governo Letta) cancellata ogni competenza delle Province in materia di cultura,  il teatro, così come i musei e forse la stessa biblioteca provinciale, dovranno essere trasferiti ad altre amministrazioni, ma a maggior ragione andavano preservate nelle scelte di spending review, da parte del governo, le quote di bilancio destinate alla gestione di questi beni e di questi servizi.
Ma l'azzeramento delle politiche culturali è solo la punta dell'iceberg. Sullo sfondo c'è, appunto, la fosca prospettiva che si apre col possibile venire meno della governance di un territorio ricco e complesso qual è quello di Capitanata, ruolo che la Provincia di Foggia esercita da sempre, con risultati a volte brillanti a volte meno, ma che comunque dev'esserci in un territorio così grande da essere in se stesso una provincia-regione.
Resta l'amarezza per un dibattito che non decolla, per la tendenza tutta italiana a gettare via il bambino assieme all'acqua sporca. La rinuncia da parte del Governo a soluzioni d'urgenza come un decreto (è stato presentato un disegno di legge costituzionale) apre adesso le porte alla possibilità di una riflessione più pacata, di un ragionamento più sereno. E speriamo anche più serio.

6 commenti :

Anonimo ha detto...

che errori, ma forse lo fanno di proposito. secondo me, le regioni dovevano essere abolite, luogo di furti e raccomandazioni. ma logicamente non si può, diranno.le province sono storia dell'italia, da 150 anni esistono , se non erro.perchè non eliminano le regioni e tutta la marmaglia che ci deruba?

Anonimo ha detto...

Le provincie sono quanto di più inutile l'apparato statale abbia mai creato un luogo per ricoverare politici in attesa di qualcosa di meglio da fare Sindaco,Parlmentare ecc.. La governance è solo quella degli stipendi di chi ci "lavora" a vario titolo non certo dei territori che non sanno neanche a quale porta della Provincia bussare per risolvere qualsivoglia problema perchè le deleghe sono sempre limitate e condivise con la Regione .Quindi ben vengano la soppressione totale senza se e senza ma delle Provincie specchio di un'Italia clientelare e sprecona che ad oggi non può permettersi certe leggerezze. Bisogna pensare alle cose serie adesso non a mantenere presidi di privilegio e potere che le Provincie indubbiamente garntiscono anzi garantivano.

Geppe Inserra ha detto...

Il commento del "secondo anonimo" conferma la mia opinione: si spara nel mucchio senza sapere precisamente cosa si dice. A che servono gli stipendi di quelli che lavorano nelle Province. All'Italia servirebbe una vera riforma istituzionale. L'abolizione delle Province servirà a mettere la coscienza in pace ai Gattopardi di ieri e di oggi.

matteo pio pazienza ha detto...

Infatti solo chi non ha sufficiente conoscenza dell'apparato amministrativo italiano può pensare di abolirle.
Esse andavano riformate; gli andavano attribuiti più poteri distaccandoli dalle Regioni.
I primi nemici della Amministrazioni Provinciali sono stati gli Enti Regionali che non hanno mai voluto cedere il loro potere per una Amministrazione storicamente più democratica, più pulita, più vicina ai cittadini di ambiti territotiali vasti, ed infine molto meno corrotte; tutto ciò al contrario di quelle che sono state e sono delle Regioni.

Anonimo ha detto...

Condivido l'opinione del dott. Inserra, solo chi non conosce la realta' della Provincia di Foggia, puo' fare certe affermazioni... Voglio solo ricordare il ruolo, le funzioni e i servizi fondamentali che vengono svolti dalla Biblioteca Provinciale (ultima frontiera per cercare di fare un po' di cultura a Foggia), i servizi sociali (finanziamenti alle scuole per audiolesi), il Teatro del Fuoco (unico teatro rimasto aperto per le piccole compagnie teatrali), il Festival del Cinema Indipendente (unica vetrina locale per chi vuol fare cinema) e tanto tanto altro ancora... Oggi rischiamo di perdere tutto, perchè le politiche culturali e sociali forse fra un anno e mezzo (tempi per fare la riforma costituzionale) passeranno al Comune. E in questi mesi che si fa? Al comune verranno assegnate nuove risorse per fare un minimo di cultura... Speriamo in un futuro migliore per la nostra Foggia...

Luca ha detto...

Per la Capitanata non mi aspetto nulla di buono dalla abolizione delle Province. Oggi la Capitanata è una delle Province più povere d’ Italia; ma almeno può porre al centro della sua azione politico-amministrativa se stessa, stabilire quale possa essere la sua via per uscire dal sottosviluppo e organizzare strategie coerenti con gli obiettivi prefissati. Domani, senza Province, continueremo ad essere poveri, ma le nostre miserie verranno annacquate dei migliori risultati dei territori vicini. Purtroppo già oggi i fondi europei FAS arrivano in Puglia grazie soprattutto al sottosviluppo della Capitanata ma vengono spesi solo marginalmente nella nostra Provincia. Domani sarà peggio. Difficilmente saremo protagonisti del nostro sviluppo. La realtà è che in Italia gli investimenti si vanno concentrando sempre più nelle grandi città; senza le Province certi territori rimarranno completamente a secco. Perchè semplicemente non esisteranno più come realtà autonome. Non solo come enti politici, ma non esisteranno più neanche come base statistica.

Ultimo pensiero. Bari è una bella realtà del sud. Una delle più belle. Una città moderna, dinamica e laboriosa verso cui nustro sentimenti non di invidia, bensì di sincera ammirazione; essa può legittimare in se una università, un politecnico, una fiera, un importante nodo ferroviario, un porto, un interporto, un aeroporto, ecc.
Foggia e la Capitanata se avranno una Provincia potranno ambire a sviluppare le proprie infrastrutture, le proprie istituzioni, le proprie prospettive di crescita e le proprie aspirazioni anche in termini di occasioni lavorative per i propri abitanti.
Senza Provincia verrà qualificata come inutile l’ università perchè tanto c’ è già a Bari e noi dobbiamo metterci a sistema, sarà inutile la fiera perchè doppione di quella di Bari e noi dovremo stare a sistema, sarà inutile l’ aeroporto perchè tanto ci sarà quello di Bari e noi dovremo fare sistema…
vedremo scomparire quelle realtà per cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno lottato per tanti anni. Rischiamo di diventare estrema periferia di Bari ( ribadisco: realtà eccezionale ma che non ci appartiene) non potendo mettere un freno all’ emigrazione verso realtà più produttive della nostra.

La Capitanata, insieme ad altre Province del sud Italia, fu istituita con le “Costituzioni di Melfi” da Federico II otto secoli fa e fu l’ unico e il solo ente intermedio fino all’ istituzione delle Regioni quaranta anni fa.

Manteniamo le Province, cercando di selezionare una classe dirigente che davvero abbia a cuore il destino della Capitanata. Se si dovesse cedere al populismo messo in cantiere dal Governo (vuole abolire le Province, ma di passare da due ad una sola Camera e di ridurre il numero dei parlamentari non se ne parla) in questo frangente condanneremmo i nostri figli ad emigrazione certa da una realtà che continuerà ad essere sottosviluppata.

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