domenica 9 giugno 2013

Lo scempio della Tomba della Medusa: uno stupro all'identità



Ci voleva Striscia La Notizia per far assurgere a vergogna nazionale lo scempio della Tomba della Medusa. Nico Baratta, giornalista free lance che-se-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarlo, si spende da anni per denunciare l’incredibile situazione in cui si dibatte il sito archeologico più rappresentativo dell’antica Arpi. Ha scritto, ha filmato, ha denunciato ed è rimasto inascoltato. Così come ha fatto due anni fa Teleblu, in un bel servizio di FrancescoFredella, che oltre che dell’Ipogeo arpano, si occupava anche degli altri beni culturali a rischio in provincia di Foggia: Grotta Paglicci a Rignano Garganico, l’Abbazia di Kalena a Peschici, il sito di Herdonia ad Ordona.
Che a farci scoprire  le nostre vergogne sia Canale 5, è un fatto che meriterebbe di per se stesso una riflessione: sulla capacità e i limiti che l’informazione locale incontra quando si tratta di produrre opinione, e sull’incapacità stessa della pubblica opinione di leggere la realtà che ci circonda, viverla consapevolmente.
L’importante è che comunque qualcosa si muova. Sul dissesto dell’Ipogeo si è mobilitata l’Associazione degli ex parlamentari pugliesi, il cui segretario è Angelo Rossi, scrittore e filosofo, oltre che, in passato, senatore comunista.
Rossi ha chiesto ed ottenuto un incontro con il Prefetto, nel corso del quale si cercherà di mettere a punto un programma di iniziative per sensibilizzare le autorità e scongiurare la totale distruzione dell’ipogeo che versa in una gravissima distruzione: l’impresa appaltatrice dei lavori di recupero ha abbandonato il cantiere a se stesso, e adesso la Tomba si trova alla mercé dei vandali, che hanno già infierito. “Il degrado della Tomba della Medusa – annota attonito Angelo Rossi – è amaramente emblematico del degrado della cultura foggiana. L’ipogeo rappresenta uno dei simboli della città, forse il simbolo più importante della sua identità. Abbandonarlo a se stesso, così com’è stato fatto, è un fatto gravissimo, inammissibile.”
Bello che si muova l’associazione degli ex parlamentari: ma forse sarebbe il caso che a mobilitarsi siano anche i parlamentari in carica.
La Tomba della Medusa risale a un periodo databile tra il III e il II secolo a.C. . I reperti che vi sono stati rinvenuti sono attualmente esposti al Museo Civico, al piano terra, nella Sala della Gorgone Bella (la Medusa, secondo la mitologia classica, era una delle tre Gorgoni poste a guardia dell'Oltretomba pagano).
La tomba è stata ricostruita nelle sue linee essenziali tramite il recupero di alcuni dei suoi elementi decorativi e funzionali più importanti: il rilievo con la splendida Medusa sul frontone, due dei quattro capitelli originari, la porta in pietra, il mosaico pavimentale originariamente posto nell'ambiente centrale interno, caratterizzato da una volta a botte, così come in uso in quel periodo in Macedonia.
La direttrice del Museo, Gloria Fazia, così sottolinea nel sito istituzionale del Comune di Foggia l’importanza dell’ipogeo: “Eccezionale nelle sue dimensioni reali, con un corridoio d'accesso lungo nove metri, la Tomba della Medusa, completamente sotterranea, è uno degli esempi più eclatanti dell'importanza di Arpi e del clima culturale che vi si respirava nell'ellenismo.”

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