sabato 1 giugno 2013

Com'era Foggia nel 1943: una piccola città che voleva diventare grande

Una piccola città, che sognava di diventare grande. Un sogno brutalmente interrotto dalla furia dei bombardieri alleati che si accanirono su quanti sognavano, sui palazzi in cui non avrebbero più abitato, sulla ferrovia, sugli aeroporti di quella città, mai più diventata grande.  Un sogno ridotto a poltiglia e macerie.
Eccola, in questa mappa, la piccola città, tutta raccolta attorno ai suoi edifici più rappresentativi, molti dei quali realizzati dal fascismo che progettò la grande Foggia, ma poi la mandò a morire, agnello sacrificale di una guerra perduta in partenza.
Negli anni precedenti, la città era stata oggetto di grandiosi programmi pubblici come l'Acquedotto Pugliese e la Bonifica del Tavoliere con la successiva colonizzazione, che venne perseguita anche attraverso la realizzazione di borgate rurali come Segezia, Siponto, Mezzanone.
Il regime aveva affidato a Foggia una sorta di ruolo guida, reso visibile dalla realizzazione di imponenti edifici pubblici: il Palazzo del Podestà (l'attuale municipio), l'attiguo Palazzo della Prefettura, il Palazzo degli Uffici, il Palazzo degli Studi, il Palazzo della Bonifica, la fontana monumentale di Piazza Cavour.
Così si presentava Foggia agli occhi dei conquistatori inglesi, che entrarono in città il 27 settembre 1943, diciannove giorno dopo l'armistizio e  undici giorni dopo l'ultimo raid aereo, che si era abbattuto su una città ormai quasi deserta, visto che gli uffici pubblici erano stati trasferiti nei comuni della provincia, così come la stragrande maggioranza della cittadinanza.
Qualche ora prima dell'ingresso degli inglesi, i tedeschi avevano abbandonato la città, saccheggiando depositi e magazzini, distruggendo ponti e manufatti, insomma completando l'azione di annichilimento operata dai bombardamenti.
La mappa, il cui originale si trova presso l'Archivio di Stato di Foggia, venne disegnata dai genieri dal quartiere generale del 904° reparto dell'Air Force, l'aviazione statunitense.

La città si estendeva praticamente poco oltre i suoi insediamenti più antichi, il borgo settecentesco e rione Croci. L'abitato era tutto racchiuso tra la stazione ferroviaria, ad est, e Maria Grazia Barone, ad ovest. La chiesa di San Michele sorgeva praticamente in aperta campagna. Quella che è oggi la vecchia circonvallazione, disegnata da viale Ofanto e viale Candelaro, ancora non esisteva o più precisamente doveva essere in fase di realizzazione. Sulla cartina, che curiosamente reca i suoi toponimi in italiano e le misure in piedi, viene indicata come "costruenda strada di circumvallazione". Via Bari era a quei tempi una parallela di corso Roma. Per quel che riguarda il centro storico, i rimaneggiamenti più vistosi, in parte dovuti proprio ai bombardamenti, riguardano Piazza delle Prigioni, dove sorge attualmente il palazzo dell'assessorato comunale ai servizi sociali e via della Repubblica.
Neanche la town plan americana chiarisce dove fossero le prigioni, che però hanno una notevole importanza storica: qualche anno prima avevano ospitato, seppure per una sola notte, Antonio Gramsci, nel suo viaggio verso il carcere di Turi. Da sottolineare anche le ragguardevoli dimensioni che aveva allora Piazza Piano della Croce, più nota come il Piano delle Fosse. In mezzo vi sorgeva il palazzo dei contadini, l'attuale Camera del Lavoro.
La cartina può essere scaricata qui, ad alta risoluzione, in modo da poter essere stampata nitidamente su un foglio formato A3). L'ho scansionata ed ingrandita  perché incuriosito dai punti neri che costellano quasi tutta la città, formando un fitto reticolo. Cercavo una risposta al "mistero" dei due numeri che si trovano agli spigoli di Palazzo Dogana, di cui ho parlato in un precedente post, e - guarda caso - i punti della mappa americana combaciano perfettamente con la posizione dei misteriosi numeri del palazzo settecentesco. Solo come posizione, però, perché la numerazione è diversa.

2 commenti :

Tommaso Palermo ha detto...

L’interessante mappa venne realizzata da genieri del 904th Engineers Headquartes Command stanziati a Manduria ed è costituita da una copia a stampa della misura di mm 510 x 340, in scala 1:4000. La mappa è custodita all’Archivio Storico della Città di Foggia, collocazione: tit. B, XIV 11 3. Un particolare richiama l’attenzione: la dicitura “via Cappuchini”, evidente storpiatura anglosassone. I punti neri indicherebbero sicuramente le bombe cadute in città: ne è prova il fatto che i vari edifici distrutti o danneggiati dalle stesse (di cui si ha memoria) coincidono con i suddetti punti, integrati da altri tracciati a matita: il 54 corrisponde infatti alla casa di Giordano, 50 alla voragine causata dalla bomba caduta vicino le Marcelline (visibile in un noto scatto dell’epoca) e via dicendo. Personalmente trovo di estremo interesse il punto 1: non so con quale priorità è stata eseguita la numerazione ma il numero 1 (localizzato all’incrocio fra via Piave e via Fiume) coincide perfettamente con quanto raccontatomi da un lucidissimo foggiano, testimone dello sgancio di quella bomba, quella che a suo dire sarebbe stata la prima bomba sganciata sul centro urbano, la mattina del 31 maggio 1943. Ho inserito la testimonianza nel mio volume “Foggia, dalle tenebre del ’43 alla rinascita”.

Enzo Garofalo ha detto...

In effett,i piazza delle prigioni veniva chiamato carcere vecchio, quando era ancora attivo il carcere di piazza Sant'Eligio...

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