mercoledì 12 giugno 2013

Al peggio non c'è mai fine: il crollo di Palazzo Angeloni


Un documentato e interessante articolo di Salvatore AIEZZA sul crollo di Palazzo Angeloni a Foggia e sul dibattito parlamentare sulla tensione abitativa nel capoluogo dauno. Uno spaccato di come si viveva nel dopoguerra. (Le foto sono tratte da www.mangano.foggia.it di Alberto Mangano)
La situazione abitativa a Foggia, già molto precaria, divenne, dopo  i bombardamenti dell’estate del 43, estremamente critica. La distruzione o il danneggiamento  di gran parte del patrimonio abitativo privato, oltre che di quello pubblico; la mancanza di un organico piano di ricostruzione; la ristrutturazione delle case abbattute, da parte dei ceti meno abbienti, fatte senza alcuna regola di sicurezza, a volte mettendo semplicemente i tufi l’uno sull’altro; un abusivismo sfrenato, un indice di affollamento tra i più alti d’Italia, costringevano ancora un gran numero di foggiani, molti dei quali rientrati dopo lo sfollamento, ad abitare grotte o veri e propri tuguri o ad occupare “parti” di caseggiati risparmiati dalle bombe. Di questa situazione ebbe già modo di farsene interprete, in diverse occasioni e in particolare  nel 1953, con la presentazione di un progetto di Legge per la sospensione degli sfratti a Foggia e, più tardi,  con un’interrogazione parlamentare alla Camera dei  Deputati, del luglio 1956, l’Onorevole Anna Di Lauro Matera . In quest’ultima si sottolineava il persistere del grave degrado urbanistico della città di Foggia, dopo oltre 10 anni dai bombardamenti, e la circostanza che, ancora, moltissimi nuclei famigliari vivessero in promiscuità e in locali fatiscenti e privi di ogni minimo servizio. Molto spesso, si trattava di vere e proprie grotte, specialmente nella parte storica e più antica della città ove vivevano i ceti popolari, non di rado condivise con animali e si richiedeva al governo di inserire anche  Foggia nel “piano di costruzione dei quartieri polifunzionali”.  Purtroppo la situazione lamentata dal’On.Le Di Lauro ebbe ben presto il suo carico di conseguenze.
Il 9 febbraio 1958 un tragico evento colpì la città di Foggia, contribuendo  a rinfocolare e dare maggior eco al dibattito parlamentare,  in corso in quel periodo,  sui problemi della ricostruzione post belliche e alla richiesta di un piano abitativo in favore della città di Foggia.
Verso le ore 21 cedeva improvvisamente la parte centrale del Palazzo Angeloni; un vecchio e grande edificio, situato a sinistra, uscendo  da Porta Grande e all'inizio di via dei Cappuccini, già da tempo dichiarato inabitabile perché quasi completamente distrutto dalle bombe.
Nel crollo trovarono la morte 9 persone, tra le quali tre bambini e tre giovanissimi.  L’accaduto trovò ampio risalto nelle cronache del tempo e nei “palazzi” del potere. Nella discussione sul luttuoso evento, tenutasi il 12 febbraio 1958 alla Camera dei Deputati ( atti parlamentari nr 39805) Tutti gli intervenuti, per i vari gruppi parlamentari: Gli On.li. De Marzio, Guadalupi, Maglietta, De Vita, Del Fante, Degli Occhi, Salizzoni, furono concordi nel ritenere come la tragedia fosse imputabile,  alla persistente e grave situazione degli alloggi  privati dovuti alle conseguenze della guerra, le cui ferite erano ancora aperte e all’occupazione, da parte di tanti cittadini, di case fatiscenti e pericolose. Unanime fu la richiesta al governo di individuare i responsabili che, in questo come in tanti altri casi, permettevano a un numero elevato di famiglie, di abitare luoghi pericolosi e inagibili e di adottare ogni misura e provvidenza atta a scongiurare il ripetersi di simili tragedie. 
Nella successiva seduta  di giovedì 13 febbraio 1958 ( atti parlamentari 39903 e seguenti), alla Camera dei Deputati, presieduta dall’On.le Leone, si tenne un’animata discussione durante lo svolgimento delle interrogazioni, ritenute urgenti dal governo, sul crollo del Palazzo Angeloni.
Gli Onorevoli De Lauro, Guadalupi, Capacchione, Magno, Pelosi, Bodoni, Lenoci e Troisi animarono un dibattito dal quale trasparì la mancanza di case popolari a Foggia  e di un piano abitativo,  oltre chè  di stanziamenti, per la loro costruzione. Alla richiesta di una severa indagine amministrativa per accertare le responsabilità sul mancato sgombero del palazzo Angeloni e di molti altri in situazione di pericolo analoghe, faceva seguito una serie di dati davvero impressionanti su quella che era il “problema” casa a Foggia. Oltre 4000 famiglie senza tetto, per le quali si sperava di risolvere, in parte, il problema, come dichiarato dal rappresentante del governo, Sottosegretario di Stato  per l’Interno, On.Le Salizzoni, con la realizzazione del costruendo quartiere CEP,  famiglie costrette a vivere in vecchie caserme ( Bruno) e pericolanti conventi ( Santa Chiara), la Caserma Pastore, l’ex Convento della Maddalena, grotte e baracche. A Causa dei bombardamenti Foggia subì la distruzione di 1973 vani abitazioni e 3664 vani. Altre 1997 abitazioni per 5630 vani furono gravemente danneggiate  e, inoltre, ( dati riportati dall’On.Le Magno), l’ultimo censimento della popolazione riportava la presenza di ben 3.974 grotte, baracche e ricoveri di fortuna, abitati da ben 20.000 persone. Non mancarono atti di accusa (On.le De Lauro) verso gli uffici pubblici locali rei di non essere tempestivamente intervenuti per impedire il verificarsi di queste situazioni, ordinando l’evacuazione di tutti i palazzi pericolanti ancora in piedi, o, anche, di situazioni di  illegalità, come  la “vendita”, abusiva, di stanze fatiscenti abbandonate da altri inquilini o l’assegnazione delle INA case senza tener conto delle reali esigenze. D’altra parte (L’On.Le Troisi) si metteva però in evidenza anche, nel caso specifico, la meritoria opera dell’ Autorità Locale che  “…ha dato indubbiamente una prova tangibile di solidarietà verso le famiglie colpite, ed è valso anche a lenire in certo qual modo le loro sofferenze ed i loro disagi.” 
Da tutti gli interroganti, che, per la cronaca si dichiararono “insoddisfatti” delle risposte del Governo, per bocca dell’On.le Salizzoni, la richiesta di un impegno forte e concreto affinché la penosa questione abitativa di Foggia fosse definitivamente risolta.
Oggi, a settanta anni dai bombardamenti, la situazione abitativa a Foggia è certamente migliorata, pur persistendo ancora un forte squilibrio tra edilizia residenziale e popolare. Si costruiscono molti palazzi  e ville signorili e nascono nuove residenze a fronte della “fame” di case e alloggi popolari. Troppi sono, ancora, i nostri concittadini costretti ad abitare nei container, in baracche e alloggi di fortuna….ma questa è un’altra storia.
Salvatore AIEZZA

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