lunedì 27 maggio 2013

Le ferite della guerra a Foggia: uno scandalo, ma anche un monito


"Foggia è una città che porta ancora le ferite della guerra. È uno scandalo, ma anche un monito a non voltar pagina, a ricordare, a non rassegnarsi che la guerra sia un destino ineluttabile dell'umanità." Nelle parole di Stefano Picciaredda, docente di storia contemporanea all'Università di Foggia, c'è tutto il senso del settantesimo anniversario dei bombardamenti di Foggia, le cui celebrazioni ufficiali cominciano domani. Il 28 maggio del 1943, si abbatté sul capoluogo dauno il primo dei raid dei bombardieri alleati che avrebbero incendiato la nefasta estate di quell'anno.
Il prof. Picciaredda ha lanciato il suo accorato appello nel corso della serata promossa dal cartello di associazioni Le radici Le ali e svoltasi nella Sala Mazza del Museo Civico. Tema dell'incontro le ombre e le luci del Novecento, per riflettere sul contesto storico in cui accadde il dramma di Foggia.
Il secolo scorso è stato il più cruento della storia dell'umanità: 44,4 persone su mille sono morte per causa di guerra, per la precisione 109 milioni e 700mila vittime. Una cifra inaudita, che non era mai stata neanche sfiorata nei secoli precedenti. Ma non bisogna arrendersi davanti alla tesi della presunta necessità della guerra. "Non è vero - ha detto Picciaredda -. Pensiamo ad altri scempi come la schiavitù, la tortura, la pena di morte: sono orrori che ci siamo gettati alle spalle. Ricordare è necessario, perché significa trasmettere alle giovani generazioni l'orrore della guerra."

Un monito preciso giunge proprio dal Novecento, secolo in cui è profondamente cambiata l'ideologia della guerra: "scompare l'aspetto cavalleresco - ha puntualizzato il relatore - e con esso l'idea che perfino una guerra abbia delle regole che vanno rispettate. Cambia il fine, che non è più quello di conquistare un territorio, ma di distruggere l'avversario."
Tutto ciò ha implicato profondi mutamenti anche culturali: "è nata la macchina dell'odio, cioè la propaganda; si è consolidata l'ideologia della guerra preventiva."
Sono in particolare tre gli aspetti sottolineati dal prof. Picciaredda che hanno caratterizzato l'evoluzione del concetto di guerra nel Novecento: l'aumento esponenziale della morte dei civili (la cosiddetta Guerra mondiale d'Africa, nel Congo, ha provocato 4 milioni di morti, il 60 per cento dei quali non militari), la comparsa del genocidio, ovvero dello sterminio programmato di intere popolazioni, la difficoltà a far cessare i conflitti. "Il secolo scorso ha dimostrato una volta per tutte - ha chiosato il professore - che è molto facile far scoppiare una guerra, ma è tremendamente difficile farla finire."
Il Novecento non è stato però soltanto un secolo buio. È stato anche il secolo nel corso del quale sono nati processi e fermenti di pace importanti. Il professore ha indicato nel percorso dell'integrazione europea uno dei più significativi: "non era mai successo che l'Europa vivesse settant'anni consecutivi di pace." Fondamentale è stato anche l'itinerario compiuto dalla Chiesa Romana che dallo Stato Pontificio dell'Ottocento che faceva valere le sue ragioni anche con le armi si è evolve fino ad indicare, con Giovanni Paolo II, che la guerra è il male assoluto. E poi ancora, il Papa che nel 1986, ad Assisi, intuisce che bisogna chiamare i leader religiosi a pregare tutti insieme per la pace, perché, anche se la religione è spesso pretesto di guerra, dentro ogni credo c'è il comandamento della pace.
"Il Novecento - ha aggiunto il prof. Picciaredda - è stato anche ricco di grandi figure di pace, come Gandhi e Martin Luther King, e di grandi transizioni di pace, come le fine della dittatura in Cile, la fine dell'apartheid in Sud Africa, la caduta del muro di Berlino che sembrava dovesse far schiudere un'epoca di pace, ed ha invece innescato il disordine mondiale."
Le ombre e le luci del secolo scorso ci fanno capire che tutti possono fare la guerra, ma anche che, se tutti possono fare la guerra, tutti possono fare qualcosa per la pace (e in proposito il relatore ha citato l'importante conferenza per la pace in Mozambico, promossa ed ospitata dall'Italia nel 1992).
"Il Novecento è stato un secolo terribile, che però ci lascia anche una grande eredità di sogni, di pace, di superamento della guerra. Non dobbiamo stancarci mai di impegnarci per la pace - ha concluso il professore - non dobbiamo lasciarci intorpidire dall'abitudine allo spettacolo della guerra che vediamo grazie alla televisione. Sapere tutto dei mali del mondo non significa essere di per sé più attenti, né deve diventare sapere troppo, non deve smettere di inquietarci né deve indebolire l'impegno dell'opinione pubblica per la pace."

1 commento :

Francesco Fanizzi ha detto...

al professore sfugge che l'italia è entrata in guerra diverse volte negli ultimi decenni, ha partecipato alla spedizione militare contro la serbia, seminando uranio impoverito che sta decimando non solo la popolazione civile ma anche gli stessi militari italiani coinvolti, ha partecipato alla guerra contro la popolazione della libia, contro la popolazione dell'afghanistan, contro quella dell'iraq, magari non si sa ma basterebbe visitare i tanti bambini sterminati o storpiati a vita dalle bombe giocattolo; oppure potremmi ricordare la guerra non dichiarata che ha riempito il mediterraneo di cadaveri.
Succede che la fretta di "voltare pagina" ed arruolarsi nell'ampia schuiera degli intellettuali neutri di regime faccia perdere la memoria.
come dice qualcuno, non è il caso di mettersi tutto dietro le spalle e fare finta che nulla sia successo e succeda? saremmo tutti molto più felici, certo non tutti, certo forse una piccola minoranza. L'importante è che la storia resti sconosciuta ai più.

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