giovedì 9 maggio 2013

L'antifascismo di Capitanata fu rigoglioso e radicato: ecco i dati


Devo ad Antonio Vigilante, direttore scientifico di Educazione Democratica, una preziosa segnalazione:  il Casellario Politico Centrale è adesso disponibile e consultabile online (alla pagina web, per chi ne avesse voglia, http://151.12.58.148/CPC). Si tratta dell’archivio della polizia fascista, ma non solo. Come si legge nella home page della banca dati, “la creazione di un’ anagrafe delle persone considerate pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica risale all’età crispina. Con la circolare n. 5116 del 25 maggio 1894 nell’ambito della Direzione generale di pubblica sicurezza fu istituito un ufficio con il compito di curare l’ impianto e il sistematico aggiornamento dello schedario degli oppositori politici. Anarchici, repubblicani, socialisti ma anche oziosi e vagabondi furono oggetto di una capillare attività di sorveglianza che alimentò un consistente archivio di fascicoli personali."
L’organizzazione dell’ufficio e dell’archivio fu modificata con successive circolari fino ad assumere il nome di Casellario politico centrale con legislazione eccezionale del 1925 e del 1926. Durante il periodo fascista l’attività di sorveglianza e controllo della polizia si amplificò comprendendo non più soltanto i politici ma tutta una indeterminata categoria di persone, definita genericamente antifascista, e gli allogeni ossia le minoranza etniche soprattutto della Venezia Giulia.

Il database messo a disposizione dall’Archivio centrale dello Stato contiene l’indice di tutti i fascicoli delle persone a diverso titolo schedate dalla polizia del regime: si va dai comunisti ai socialisti, dai sovversivi ai sindacalisti, dagli anarchici a quelli che furono semplicemente antifascisti, senza particolari appartenenze ideologiche o di partito.
Dall’archivio è possibile estrarre qualche interessante statistica, anche questa in linea con le considerazioni che qualche giorno fa ho svolto, circa la necessità di superare il luogo comune che vuole che a Foggia, così come in provincia di Foggia, l’antifascismo fosse scarsamente radicato. Le cifre sono particolarmente eloquenti, e semmai dicono il contrario.
Dall’archivio si apprende, per esempio, che in Puglia l’antifascismo fu prevalentemente concentrato nelle provincia di Bari (con 2100 schedati) e di Foggia (con 1177 persone finite negli archivi della polizia). Il fenomeno fu più tenue nelle altre province pugliesi: 549 schedati a Taranto, 397 a Lecce, 359 a Brindisi. La Puglia è comunque tra le regioni meridionali quella che presenta il maggior numero di antifascisti.
Per quanto riguarda la provincia di Foggia, la città che ha avuto il maggior numero di persone schedate negli archivi della polizia politica è Cerignola, con 159 nominativi inseriti nella banca dati. Seguono a ruota Foggia, con 159, e San Severo, con 155. Piuttosto staccate le altre città daune: al quarto posto c’è Lucera (58), quindi Sannicandro Garganico (52), San Marco in Lamis (49), Torremaggiore (46) e Orta Nova (40). Con riferimento al sesso degli schedati, l’antifascismo fu un fenomeno quasi esclusivamente maschile: soltanto 19 le donne schedate, a fronte di 1158 maschi.
Un dato abbastanza sorprendente, ed anche in controtendenza rispetto alla generalità dell’ è quello che riguarda l’origine politica degli schedati: per la maggior parte di tratta di socialisti (447), mentre i comunisti presenti negli archivi della polizia sono 338. C’è anche un buon numero di anarchici (128) mentre gli antifascisti “generici” sono 217.
L’antifascismo fu un movimento popolare, che si sviluppò più nelle terre che non nelle industrie (del resto praticamente inesistenti). Con riferimento ai mestieri esercitati, gli antifascisti furono soprattutto contadini (316) e braccianti (47). Notevole il numero anche di calzolai (51) e muratori (36).

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