sabato 27 aprile 2013

Il Pd riesce a rompersi perfino sulle dimissioni di Pepe

Paradossi della politica. Era questo l'incipit del post di ieri, nel quale raccontavo l'incredibile finale della consiliatura alla provincia, dove a poche ore della scadenza del mandato, potrebbero dimettersi i consiglieri di maggioranza.
La vicenda è tutta interna al Pdl, ed è scandita dai sempre più difficili rapporti tra il presidente Antonio Pepe ed il suo partito. Sarebbe stata una ghiotta occasione per il Pd e per la minoranza di centrosinistra per stigmatizzare i conflitti che stanno lacerando la maggioranza, e invece - incredibile ma vero - anche su questa storia il Pd ha trovato il modo di dividersi, offrendo l'ennesimo spettacolo di sfilacciamento, di divisione e di pessima politica.
Tre consiglieri del Pd hanno rassegnato le dimissioni: Paolo Campo, Rino Pezzano e Antonio Angelillis. Tre, ma non tutti.
Non si tratta di consiglieri da poco: Campo è il segretario provinciale del partito, Rino Pezzano il responsabile degli enti locali, Angelillis è assessore comunale in quel di Manfredonia, roccaforte del Pd provinciale.

Nulla da eccepire se si fosse dimesso in  blocco l'intero gruppo consiliare, così come aveva chiesto immediatamente dopo le dimissioni Pezzano. Il fatto che l'invito sia stato raccolto soltanto da tre consiglieri rivela l'ennesimo conflitto in casa democratica, e forse anche di peggio.
Il paradosso è che il Pd è riuscito a spaccarsi perfino nel momento in cui la maggioranza gli porgeva su un piatto d'argento un'occasione per prendere le distanze da quella politica che ha stufato gli elettori e che sta facendo vincere Grillo, per manifestare una qualche credibilità, un qualche residuo di autorevolezza.
Hanno sbagliato tutti. Perché ciò che il gruppo consiliare democratico non avrebbe dovuto fare mai e poi mai, in questo momento, era proprio il dividersi. O ci si dimetteva tutti, o si restava tutti al proprio posto.
Tanta urgenza conferma che in casa democratica è in atto un autentico regolamento di conti, una lotta senza quartiere, in cui ogni occasione è utile per rimarcare distinguo, e per litigare.

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