martedì 23 aprile 2013

Fantapolitica / Se Grillo, Renzi, Vendola e Ingroia si prendessero per mano...


Virtualmente pesano 91.000 voti ovvero poco più del 28 per cento dell’elettorato provinciale. Sarebbero il primo partito della provincia di Foggia, gli scontenti della vecchia politica. Il dato è puramente teorico, d’accordo, ma ha un suo fascino: sono le cifre che si ottengono sommando i voti presi nelle recenti elezioni politiche dal Movimento 5 Stelle e quelli (presunti, e stimati proiettando sul risultato elettorale quello delle primarie del centrosinistra) della componente renziana del Pd provinciale. Numeri che crescono ancora, attestandosi attorno ai 115.000 voti e al 35-36 per cento, qualora alla dote dei grillini e dei renziani, si aggiungano i voti ottenuti da Sel e da Rivoluzione Civile.
Certo, si tratta di un puro esercizio di fantapolitica, tenendo conto che allo stato delle cose i rapporti tra Beppe Grillo, Matteo Renzi, Nichi Vendola e Antonio Ingroia sono, più o meno, quelli che intercorrono tra il diavolo e l’acqua santa.
La matematica non è però un’opinione, e i numeri certificano che gli scontenti della vecchia politica sono il primo partito della Capitanata. Il punto è che molto difficilmente questi numeri produrranno un quadro politico omogeneo, un sistema organico di alleanze. Ma è il caso che i partiti “tradizionali” ci facciano un pensierino: così, con la vecchia politica, non si può più andare avanti.
In questi giorni si è molto discusso di democrazia: ma la regola elementare della democrazia è che la maggioranza vince. Non accorgersi della virtuale maggioranza di quanti dicono no alla vecchia politica significa prendersi beffe della democrazia.

1 commento :

Ninì Russo ha detto...

La politica non riesce a rendere visibile ciò che oggi resta fuori dal quadro. E’ usuale e persuasiva, la lettura della società attraverso le categorie dello spazio, massificando le identità che lo occupano in una sorte di "comune" indistinto, ed è a questo "comune" che la politica indirizza il bene perseguendo il "bene comune". Quando si mette al centro il "bene comune", si centralizza una grossa sciocchezza. Il "bene comune" è il bene della classe dominante, un partito di sinistra deve mettere al centro le classi dominate, il lavoro e il disagio. Poi spetterà alla mediazione politica trovare la composizione possibile dei vari interessi.

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