mercoledì 10 aprile 2013

Edilizia in crisi, e crolla a Foggia il prezzo delle case

Cala sensibilmente il prezzo delle case a Foggia e in provincia, a conferma della generale difficoltà che sta incontrando l’economia provinciale, ormai in fase di profonda stagnazione e recessione. Per un’economia che ruota in gran parte attorno al mattone, si tratta di un segnale tutt’altro che incoraggiante.
L’impressione di un diffuso stallo dei cantieri edilizi, che si ricava semplicemente girando per la periferia del capoluogo (molti sono fermi, di altri c’è soltanto il sempre più stagionato cartello che ne annuncia l’apertura, mai avvenuta) è confermata anche dalle statistiche, quanto mai impietose. Il portale specializzato Trovit fotografa una situazione a dir poco critica per quanto riguarda il mercato immobiliare: “Il prezzo medio degli immobili usati a Foggia è di 1.499 € il m², ciò suppone un discesa del 3,40 % rispetto al mese passato (marzo). La variazione degli ultimi 3 mesi completi (gennaio 2013 – aprile 2013) registra un discesa del 4,24 %.”  Il prezzo medio di un appartamento (non nuovo) a Foggia è di 128.525€, sempre secondo i dati del portale Trovit.
Non vanno meglio le cose in provincia, dove tutti i comuni maggiori, con la sola eccezione di Manfredonia (che è anche tra le città più care dal punto di vista immobiliare) fanno registrare una tendenza al calo, addirittura più vistosa di quella che si rileva nella città capoluogo. Questi, in particolare, i dati, con l’indicazione del prezzo medio a metro quadro rilevato dal portale e la variazione rispetto ai mesi precedenti: San Nicandro Garganico, 769€ a metro quadro (-50%); Orta Nova,  820€ (-47%); San Severo, 1.009€ (-35%); San Giovanni Rotondo, 1.070€ (-31%); Torremaggiore, 1.192€ (-23%); Cerignola, 1.199€(-23%), Lucera, 1.246€ (-20%); Manfredonia, 1.885€ (+22%).
Le città più care in Capitanata sono quelle che registrano i maggiori flussi turistici. La graduatoria vede in testa Peschici (2.142€ al metro quadro), seguita da Mattinata (2.111€), quindi Manfredonia (1.885€) e Vieste (1.812€). Il campione offerto dal portale è oltremodo attendibile, essendo stato calcolato su 8.859 offerte immobiliari con prezzo specificato e su  4.682 offerte in cui veniva chiaramente specificato il numero delle camere.
Il rallentamento del mercato immobiliare si riflette ovviamente in modo particolarmente grave sulla produzione edilizia e sui livelli occupazionali. Il comparto è stato tra quelli che l’anno scorso hanno fatto registrato l’aumento più significativo delle ore di cassa integrazione e guadagni, con un incremento di circa il cinquanta per cento. In particolare le ore di cassa sono passate da 847.579 del 2011, a 1.246.860 del 2012, con una perdita nelle buste paga degli addetti valutabile in più di tre milioni di euro.
Una situazione, insomma, al limite del collasso che mette forse in evidenza anche una certa saturazione del mercato immobiliare: in altri termini l’edilizia ha prodotto negli scorsi anni più appartamenti rispetto alla domanda, che è oggi crollata per effetto della crisi economica generale.
La Cgil stima che dal 2008 ad oggi il numero dei cantieri si sia ridotto del 20%, del 16% quello delle imprese, del 24% degli addetti. Ma nella recente conferenza stampa che ha rilanciato il Progetto Capitanata, la segretaria provinciale, Mara De Felici ha indicato un percorso di ripresa del settore: “Le costruzioni in questa provincia hanno significato soprattutto case e sviluppo quantitativo. Occorre pensare a nuove strade, puntare sulla riqualificazione delle aree urbane, su opere pubbliche utili e strategiche, sulla messa in sicurezza del territorio. E per far ciò occorre formazione adeguata per le maestranze e capacità di aggregazione tra imprese, caratteristica che in verità manca in tutti i settori”.
Secondo la Cgil, l’industria edile dovrebbe puntare con maggior convinzione sulle infrastrutture anche allo scopo di migliorare l´attrattività delle aree per insediamenti industriali. Ma il sindacato non nasconde che si tratta di una sfida delicata, perché “fin quando i costi per i trasporti, per l´energia saranno più alti per le imprese localizzate in Capitanata, sarà difficile attrarre nuove industrie e complicato per quelle esistenti reggere il confronto con gli altri territori”.
L’edilizia è insomma lo specchio di una crisi diffusa, che sta provocando lo smantellamento dell’intero apparato produttivo provinciale. 

1 commento :

Girolamo Arciuolo ha detto...

l'idea di continuare a produrre case e di estendere all'infinito la superficie delle città non regge.
la soluzione è quella di favorire il recupero del patrimonio esistente e anche l'abbattimento di quello esistente e privo di pregio.
occorrono leggi che favoriscano le procedure.
l'Italia ha già il doppio dei volumi di nazioni con un numero analogo di abitanti.
ripensare le città. questo dovrebbe essere il compito della politica. saluti

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