mercoledì 27 febbraio 2013

Sconvolta la geografia politica della Capitanata: non ci sono più maggioranze


Il sorprendente risultato elettorale di lunedì scorso apre per la politica foggiana e pugliese prospettive imponderabili. Un dato è certo: il quadro politico classico è saltato. Non ci sono più poli che si contrappongono l’uno all’altro, non ci sono più partiti in grado di svolgere la funzione di ago della bilancia, in un modo o nell’altro bisognerà fare i conti con il Movimento 5 Stelle. Tutto questo induce un’ulteriore conseguenza: per sperare di vincere le sfide elettorali che si approssimano, dalla regione alle città della pentapoli, occorrerà mettere in campo candidati diversi dal solito, e facce nuove.
La coalizione che esce più pesantemente ridimensionata dalla consultazione, numeri alla mano, è quella di centrodestra, ma il vero sconfitto è il centrosinistra che ambiva a riconquistare la leadership provinciale, che resta invece ancora saldamente in mano agli avversari. 
Prendendo in considerazione i risultati della camera, la coalizione di Berlusconi perde oltre 11 punti, e il rosso per il Pdl è ancora peggiore, attestandosi attorno ai 15 punti. Il centrosinistra sta a meno dieci come coalizione, il Pd a meno 11. Cifre alla mano, la massa dei voti perduta dalle due maggiori coalizione sembra essersi trasferita tout court a Beppe Grillo. 

Cose interessanti sono successe anche in seno ai centristi: la “salita in politica” di Mario Monti e la discesa in campo della sua lista ha penalizzato duramente sia l’Udc che Futuro e Libertà. I centristi migliorano leggermente il risultato di cinque anni fa, di un punto e mezzo. Il primo partito del polo centrista è di gran lunga quello di Monti, con il 7.84, l’Udc perde ben sei punti rispetto alla precedente chiamata alle urne  e vede il suo corpo elettorale più che  dimezzato.
Di fronte a una tale situazione, è difficile ipotizzare credibili scenari di governabilità negli enti locali ed è pertanto del tutto incomprensibile la richiesta di dimissioni del governo regionale formulata da alcuni esponenti del centrodestra, che non è certamente uscito vincitore dalle urne. Certo, i dati regionali dicono che se si dovesse votare oggi per la Regione ci sarebbe una maggioranza di centrodestra, che però – pur con il premio di maggioranza – avrebbe vita tutt’altro che facile.
Anche per questo, la quasi certa prospettiva di un rinnovo del consiglio regionale in autunno, dopo le dimissioni del governatore Vendola, sta cominciando a perdere quotazioni. Tutto dipenderà da quel che farà Bersani, se riuscirà a comporre un governo, se si riuscirà a salvare la legislatura. Se si dovesse tornare subito alle urne per le elezioni politiche, l’ipotesi che il governatore si dimetta potrebbe diventare più remota.
Proiettando i risultati sugli appuntamenti elettorali prossimi venturi, il risultato che si ottiene è sempre quello di una governabilità assai problematica. Mai il quadro politico era stato così frantumato, neanche ai tempi del sistema proporzionale. 
Il caso più emblematico riguarda Foggia: nel capoluogo il centrosinistra finisce al terzo posto con il 25.96%, alle spalle del centrodestra (31,37) e del movimento di Grillo (28,4).
I centristi si attestano poco sotto il 10 per cento, con la grande novità della Lista Monti che da sola prende il 7,63. Quasi scompare l’Udc (1,64). Meno deludente che altrove il 2,27 ottenuto da Rivoluzione Civile di Ingroia, che resta però ben al di sotto del 6 per cento conquistato nelle precedenti elezioni dall’Italia dei Valori.
Non bisogna essere dei politologi per concludere che non esistono coalizioni e partiti in grado di polarizzare attorno a sé una maggioranza possibile. Dalle urne emerge una geografia politica provinciale e cittadina del tutto nuova, però fortemente disgregata. Una geografia che disegna complicatissimi scenari per il prossimo futuro ma che presenta anche un suo fascino. Se non vi sono partiti in grado di coagulare maggioranze, figuriamoci se riusciranno a farlo i “soliti noti” della politica. Bisognerà puntare su uomini in grado di governare progetti politici di largo respiro. 

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