martedì 26 febbraio 2013

Monta la nostalgia per Renzi, e Riccardi diventa rottamatore



Monta nel Partito Democratico la nostalgia verso quel che avrebbe potuto essere, ma non è stato. Il riferimento è al possibile risultato della coalizione di centrosinistra qualora a guidarla fosse stata Matteo Renzi, anziché Pierluigi Bersani, la cui vittoria di Pirro, con il passare delle ore, assume sempre più i contorni di una sconfitta. I commentatori sono concordi: con il giovane rottamatore forse le cose sarebbero andare diversamente.
A manifestare nostalgia non è soltanto chi, come Giampiero Protano, renziano della prima ora e dalla prima ora, ha messo il cuore e l’anima nelle primarie che videro la sconfitta del sindaco di Firenze e l’effimera vittoria di Bersani. Adesso si strappa le vesti anche chi stava dall’altra parte, come il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, che affida al suo profilo facebook la sua rabbia e la sua amarezza, chiedendo senza mezzi termini le dimissioni del segretario del Pd e dell’intero gruppo dirigente.
L’iniziativa di Riccardi è clamorosa, perché il primo cittadino sipontino è (o forse sarebbe il caso di dire è stato) un esponente di spicco di quel gruppo di Manfredonia che ha fatto il brutto e il cattivo tempo nella recente storia del centrosinistra in Capitanata, nella Quercia prima e negli ultimi anni nel Pd. Riccardi ha condiviso la sua militanza politica con Michele Bordo – già segretario provinciale dei Democratici di Sinistra e adesso deputato – e con Paolo Campo – ex sindaco di Manfredonia e attuale segretario provinciale del Pd. Forse il sodalizio si è rotto.
La coraggiosa esternazione di Angelo Riccardi, che sembra più rottamatore dello stesso Matteo Renzi – risulterà forse indigesta ai vertici provinciali democratici, ma guadagna il plauso della base: nel giro di poche ore, il suo post guadagna ben 250 “mi piace”, ed è un record.
Dopo il voto – scrive il sindaco - , gli elettori sono degni di rispetto qualunque voto esprimano. Bersani si deve dimettere, con lui tutti gli uomini di apparato e di gomma del PD, non possiamo pagare noi le scelte fatte dai soliti, in altre sedi. L'unica responsabilità che sento, è non aver colto fino in fondo il messaggio di rinnovamento di Matteo Renzi, questa è una dura lezione per me, per il resto non ho da rimproverarmi nulla. Adesso nessun pasticcio, dimissioni del Presidente della Repubblica per evitare ingorgo istituzionale, elezione del nuovo presidente, riforma della legge elettorale, e ritorno alle urne. Nella speranza che gli speculatori finanziari internazionali, nel frattempo, non si mangiano l'Italia. Scusate, è quello che penso, e in questo momento voglio avere il coraggio di poterlo esprimere.” Non manca certo di coraggio, Angelo Riccardi: speriamo che chi ha orecchie per intendere finalmente intenda.

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