martedì 22 gennaio 2013

Su Amara Terra Mia i primi piani particolareggiati della città di Foggia


Ho già avuto modo di parlare su Lettere Meridiane di Amara Terra Mia, il bel blog di Domenico Sergio Antonacci, che si occupa prevalentemente dell’identità, della storia e delle radici culturali del Gargano, senza tuttavia disegnare qualche positiva deroga geografica.
Negli scorsi giorni, Antonacci ha offerto ai lettori del blog un documento eccezionale. Il decreto con cui l’allora re d’Italia, Vittorio Emanuele III, il 31 dicembre del 1934, firma “per grazia di Dio e volontà della nazione” il decreto che approva i nove piani particolareggiati della città di Foggia, esecutivi del Piano Regolatore Generale. E’ un tassello importante del più vasto progetto della “grande Foggia”, che vide il capoluogo dauno occupare una posizione nevralgica nelle politiche meridionali del governo fascista.
E’ interessante leggere come la città si andasse organizzando urbanisticamente, attuando il Piano Regolatore Generale che era stato approvato, con legge dello Stato, la n.854 il 15 giugno del 1933.
L’iter era stato avviato dal podestà, che il 26 marzo aveva proposto l’approvazione di nove piani particolareggiati che interessavano altre tante zone cittadine, così indicate nel decreto regio: via Sergente Maggiore Delli Carri, via Saseo, vico S.Giuseppe, la zona compresa tra “lo sbocco di corso Roma e della via Vincenzo Della Rocca nella piazza Ventotto Ottobre; la zona del Borgo Sant’Angelo e “dell’area dove sorgerà il nuovo Palazzo del Comune”, la zona tra via Le Maestre e corso Garibaldi, la zona tra corso Garibaldi e le vie Bengasi e Sciara Sciat, zona tra via Pasquale Fuiani e via Terravecchia, e infine la “zona d’incontro tra corso Garibaldi e corso Vittorio Emanuele”.
Quanti toponimi sono scomparsi, e com’è mutata nel frattempo la fisionomia urbanistica di una città che comunque era in grado di pensare in grande. Ma la cosa che fa più impressione è vedere quanto fosse piccola la “grande Foggia”. L’abitato si estendeva praticamente tra corso Roma e via Arpi. Le zone più esterne, come Borgo Croci non furono oggetto di piano particolareggiato. Qualche anno dopo, i bombardamenti alleati avrebbero sepolto, sotto le macerie, anche il sogno della “grande Foggia”. La città sarebbe stata oggetto di una tumultuosa ricostruzione, accompagnata da un’altrettanto tumultuosa immigrazione. Con pesanti effetti sul senso dell’identità e dell’appartenenza che durano in fondo ancora oggi. Per questo fa un certo effetto, se non addirittura commozione, vedere documenti come quello pubblicato da Amara Terra Mia.

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