mercoledì 9 gennaio 2013

Mongelli l'ultimo, ma non c'è da gioire


Quando si dice, certe volte, il tempismo. Non ho fatto in tempo a registrare le reazioni alla mia manifestazione di solidarietà a Gianni Mongelli (resa in occasione della intervista di fine anno di Foggia Città Aperta), che ecco che il sindaco scivola giù giù nelle classifiche del gradimento stilate annualmente dal Sole 24 Ore in riferimento ai primi cittadini.
 Sarà perché sempre più spesso mi trovo in disaccordo con le classifiche del quotidiano economico finanziario (i numeri non raccontano i fenomeni, non scandagliano) ma credo che la vicenda non possa essere liquidata in due battute. Che Mongelli sia diventato piuttosto antipatico ai concittadini è un dato di fatto: ma è altrettanto un dato di fatto che non è per niente una bella notizia. Una città con mille problemi, ha bisogno di una comunanza profonda di sforzi e non di cittadini e istituzioni che remano gli uni contro gli altri, o si fanno reciprocamente i dispetti.

Nell’intervista sostenevo che non possono essere addebitate grandi responsabilità al primo cittadino per l’emergenza rifiuti che ha imbruttito la città negli ultimi mesi, e che ha probabilmente provocato il crollo dei consensi al sindaco. Le responsabilità vengono da lontano, e ci sarebbe da riflettere molto su come la città affronta le purtroppo sempre più numerose emergenze con le quali è costretta a fare i conti. Se un rilievo può essere mosso a chi indossa la fascia tricolore, è quello di non essersi forse reso del tutto reso conto della china perversa che la città aveva imboccato.
Nella stessa intervista, Foggia Città Aperta chiedeva agli ospiti interpellati di dire quale fosse la notizia più bella dell’anno. In diversi hanno indicato la riapertura della Cattedrale, evento il cui valore simbolico non può evidentemente essere messo in discussione. Ma mi sembra ci sia ben poco da festeggiare: in una città normale, la Cattedrale deve essere aperta, di norma, così come il Teatro Comunale, così come devono funzionare i servizi, la nettezza urbana. Siamo arrivati al punto di esprimere soddisfazione soltanto perché c’è qualcosa di normale.
Personalmente, nella intervista avevo indicato nella scomparsa del Foggia dal calcio professionistico e nella discesa in campo di Davide Pelusi (che se non altro ha consentito di salvare la squadra), gli eventi rispettivamente più brutto e più bello dell’anno. Mi sembra che questo sì, sia stato il fatto più significativo dell’anno, perché si è riusciti a dipanare un’emergenza  in un lasso di tempo relativamente brevi (salvo poi a costringere il Foggia e i suoi tifosi alla lunga attesa per la riapertura dello stadio).
Ma si riprende dalla serie D, cioè dal basso. Da molto in basso. Dalla stessa posizione in cui versano la città ed il suo sindaco. Se non ci ficchiamo in testa che, per risalire non possiamo più piangerci addosso o limitarci a trovare il capro espiatorio di turno, siamo veramente spacciati.
In realtà, tutte queste emergenze declinano la crisi generale della città. E in questo senso la dice lunga proprio il fallimento del sodalizio rossonero. E’ evidente che a determinarlo è stata la presa di distanza degli imprenditori. In altri tempi non è stato così, e quando il presente è così sordido, così grigio e brutto, bisogna voltare lo sguardo indietro, capire cosa sia successo. Questa città ha conosciuto tempi in cui la classe imprenditoriale non si limitava a finanziare la squadra, ma elaborava arditi progetti di crescita non soltanto economica. Chi non ha la memoria storica corta, ricorderà il ruolo cruciale svolto dall’Assindustria capitanata da Pedone nel sostenere e creare le premesse per il terzo centro universitario pugliese a Foggia.
Purtroppo per lui e purtroppo per noi, Gianni Mongelli, sindaco imprenditore prestato alla politica, simboleggia nel bene e nel male il processo di declino della città. Ma proprio per questo non va lasciato solo. Non trovate strano che in una città in cui la politica è rappresentata sempre dai soliti noti, si gareggi a sparare sul pianista, senza che vi sia stato un minimo di autocritica da parte di quanti hanno Foggia, prima di Mongelli? Quando si intentano i processi sommari, è sempre per eludere altre responsabilità, per nascondere le responsabilità che vengono dal passato. L’emergenza rifiuti è stata la conseguenza inevitabile del calvario dell’Amica che non può essere certamente addebitata al sindaco, che anzi è riuscito a salvare l’Amgas, sta cercando di fare altrettanto con l’Ataf ed è riuscito a frenare, se non ancora ad invertire, la tendenza che stava portando il Comune al dissesto finanziario.
E poi, il Sindaco non rappresenta se stesso ma  – non va mai dimenticato – il Comune, che è communio, bene di tutti, l’istituzione preposta a governare la comunità. Su una cosa sola non concordo con lui: “La città – ha scritto in reazione al pessimo giudizio del Sole 24 Ore -  ha sofferto la negativa congiuntura della crisi generale, che ha attanagliato l’intero Paese, e di quella particolare, aggravata dalle inopportune scelte compiute da altri livelli di governo.”
Tra le scelte inopportune non ci sono soltanto quelle di altri livelli di governo ma, senz’altro, anche quelle dei convitati di pietra, ovvero i partiti che lo sostengono e che hanno sostenuto la precedente amministrazione, e che oggi si sfilano.

1 commento :

Girolamo Arciuolo ha detto...

Una persona, capace, coraggiosa e perbene: Mongelli porta sulle sue spalle e non certo per sue responsabilità, le inadeguatezze e i gravi ritardi della Capitanata.
la mancanza di una borghesia vera e antica e prima ancora la mancanza dell'aristocrazia e l'organizzazione "acefala" del suo territorio continuano a esserne lo stigma.

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