mercoledì 14 novembre 2012

Monti Dauni, scrigno di memoria e di senso civico


Scrivere un blog è una esperienza intrigante, per un giornalista, perché ti dà maggiori feedback rispetto alla carta stampata o peggio ancora della televisione media in cui tutto si riduce alle copie vendite e agli indici di ascolto. Ci sono i commenti (non molti in verità in Lettere Meridiane) che offrono un feedback diretto, azionando una comunicazione autentica, nel senso di circolare. Non meno interessanti sono le statistiche che ti consentono di capire quali argomenti suscitano più interesse nei lettori e, nel caso di un blog come questo che si occupa di questioni locali, perfino di misurare in qualche modo il senso di appartenenza al territorio, ovvero la maggiore o minore tensione verso le questioni del proprio paese, della propria città o del proprio quartiere espressa da chi vi abita.
Sarò anche partigiano, perché ho sempre amato molto l'Appennino Dauno pur essendo nato a Foggia (sarà per il sangue sannita che mi scorre nelle vene, venendo mio nonno Giuseppe da Benevento?), ma a stilare una classifica ideale della tensione civica e culturale di cui ho detto, non ho dubbi: vincono i lettori che abitano nei piccoli centri dei Monti Dauni, quei paesi presepi di ineffabile bellezza che scandiscono e svelano la Capitanata migliore, spesso ahimè recondita e nascosta.
Come ho scritto qualche giorno fa, la crisi demografica minaccia seriamente la sopravvivenza di questi piccoli grandi tesori, scrigni di memoria e di cultura. C'è però un attaccamento alle radici, un senso civico, un senso di appartenenza che possono rivelarsi dei preziosi antidoti contro il rischio della desertificazione.
Non avrei mai detto, per esempio, che il mio post "Monti Dauni, quando era il tempo dei pionieri" riscuotesse tanto interesse. 

E mi piace ripubblicare il bel commento che ha lasciato un altro protagonista di quegli anni ruggenti ed indimenticabili, che fu tra i primi a varare un certo tipo di festa di pizza, tra gastronomia e cultura in quel di Biccari, Salvatore Casasanta.
Ecco il commento di Salvatore (che ringrazio di cuore per gli apprezzamenti  che mi rivolge e per la sua simpatia): "Ho sempre letto con interesse gli scritti di Geppe soprattutto quando hanno riguardato la promozione e lo sviluppo dei paesi dei Monti Dauni. Ho anche io l'orgoglio di aver speso una parte importante della mia vita alla promozione del mio paese: Biccari. Eh sì, prima di Orsara e Pietra c'era Biccari: Rino (l'attuale sindaco di Pietra, Rino Lamarucciola n.d.r.) e Raffaele (Raffaele Iannantuono, presidente della pro loco di Pietra ed autore di un libro molto importante su una tradizione che Pietra ha in comune con Biccari e cioè gli sciamboli, che un giorno o l'altro spero di presentare ai lettori del blog, n.d.r.) vennero da me a prendere le "carte" per costituire la pro loco, come qualche giorno prima aveva fatto Lucilla Parisi (che come Rino, sarebbe poi diventata sindaco, a Roseto Valfortore, n.d.r.). Folle di turisti e visitatori calcavano le stradine di Biccari in occasione della fest du caudjell (bruschetta) o visitando i numerosi fuoche de sant'antuone accesi ad ogni angolo di strada a salutare l'inizio del carnevale, o partecipando alle rappresentazioni mascherate ed alle "nzammaruchele" o alle tante atre iniziative promozionali per far conoscere il nostro Lago Pescara o la risistemata Torre Bizantina. E vai con le tante manifestazioni, inventate e realizzate con gli amici della pro loco per far conoscere Biccari, le bellezze dei nostri monti, le nostre tradizioni e soprattutto i nostri prodotti tipici: olio di oliva, pizza a furn apjert, pane, salsicce, taralli, ecc. Quanti sforzi per richiamare ad esempio da ogni parte d'Italia i partecipanti ai Raduni di Auto d'Epoca, primi esperimenti ottimamente riusciti di manifestazioni intercomunali. Ed in quelle occasioni ci si ritrovava con gli amici dell'Orsara Jazz o di Pietra e Roseto presso la tipografia Mauro a Troia per la stampa delle locandine.... Ci fossero stati allora i mezzi che ci sono oggi non oso immaginare cos'altro avremmo fatto: tutto e sempre per amore della propria terra, del proprio paese, delle proprie tradizioni, mai per l'affermazione del proprio io, della propria immagine. Grazie a te Geppe anche per il sostegno che hai sempre saputo dare dal tuo ufficio in Provincia."

1 commento :

gianfilippo mignogna ha detto...

1835Quello che dice Casasanta è vero. Ma non può che far aumentare la rabbia in quanti hanno dovuto constatare come, in una certa fase storica ed amministrativa, Biccari abbia incredibilmente e progressivamente perso il ruolo da protagonista che recitava nell'ambito delle politiche di promozione territoriale. Non può essere negato il fatto che mentre altri Comuni gareggiavano per ottenere riconoscimenti importanti come le Bandiere Arancioni o i Borghi d'Italia, ed altri avviavano eventi di promozione destinati a crescere negli anni sempre di più, Biccari restava inesorabilmente indietro. Adesso che, come in una staffetta olimpica, mi è stato passato il testimone, non posso far altro che correre il più possibile per accorciare il distacco e recuperare il tempo perso. Magari non basterà un giro di pista, ma ci credo e corro. Se non altro, per aiutare nello scatto decisivo chi prenderà il testimone dopo di me. Gianfilippo Mignogna

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