venerdì 9 novembre 2012

La Capitanata sta imparando a pensare europeo


Se la memoria non ci inganna, è la prima volta che il consiglio provinciale si pronuncia – e per giunta in modo bipartizan – nell’ambito di una procedura comunitaria di ascolto. Anche questo è il segno che finalmente si comincia a pensare europeo, anche dalle nostre parti, dopo la bella notizia dei giorni scorsi sulla performance della Regione Puglia, prima in Italia nell’avere raggiunto e superato gli obiettivi fissati dal Ministero della Coesione Territoriale, per quanto riguarda l’utilizzazione dei fondi comunitari.
Va detto che siamo ancora a metà strada: il Ministero aveva infatti fissato gli obiettivi nell’ambito di una iniziativa di monitoraggio rivolta ad accelerare la spesa dei progetti finanziati dalle risorse comunitarie. Si tratta dunque di risultati soddisfacenti, ma ancora parziali: perché i progetti siano effettivamente conclusi e i soldi effettivamente spesi ci vuole ancora tempo ed impegno.
Ma qualcosa sta cambiando, ed il segnale che giunge da Palazzo Dogana è confortante. L’assise provinciale è stata chiamata infatti qualche giorno fa a pronunciarsi su un tema nevralgico per l’economia meridionale, pugliese e provinciale: la riforma della PAC, la politica agricola comunitaria, che assai spesso, in passato, è piovuta dal cielo – ed ha prodotto danni considerevoli – proprio perché il territorio non era stato abbastanza solerte nel prendere parte alle procedure di consultazione, che vengono tenute in gran conto dagli organismi comunitari.

Quando sia importante “pensare europeo”, partecipare attivamente alle discussioni sui regolamenti comunitari anche da parte dei territori regionali e provinciali lo testimonia quando è successo nell’ambito della pesca, per quanto riguarda la dimensione delle maglie delle reti da pesca, stabilite dai regolamenti comunitari. Alla fase concertativa che ha preceduto la decisione, hanno partecipato quasi esclusivamente le organizzazioni di categoria degli operatori dei Paesi del Nord Europa che, date le dimensioni della fauna ittica che viene pescata in quei mari, prediligono le reti a maglia larga. Questo tipo di reti penalizza sensibilmente i nostri pescatori, come quelli sipontini che – una volta adottato il regolamento comunitario – hanno incontrato serissime difficoltà. Un concetto che è stato efficacemente rappresentato durante i lavori della importante seduta del consiglio di Palazzo Dogana dall’europarlamentare e presidente della commissione agricoltura Paolo De Castro: “l’Europa non è una controparte. L’Europa siamo noi. Quando accade qualcosa che non ci piace dobbiamo chiederci dove noi o i nostri rappresentanti abbiamo sbagliato in Europa.”
Un’altra caratteristica della procedura di ascolto e di discussione che precede le decisioni dell’europarlamento è che vengono privilegiate le posizioni dei singoli Stati o delle singole Regioni all’interno di uno Stato, più che quelle dei partiti o gruppi parlamentari. In altri termini, proposte che vengono formulate in modo unitario dai diversi soggetti che agiscono nelle realtà locali hanno maggiori possibilità di essere prese in considerazione di proposte che vengono assunte “a maggioranza”.
Anche in questo senso, il consiglio provinciale di qualche giorno fa ha dato una bella lezione di unità e di capacità propositiva. Era infatti un consiglio “allargato”, aperto alle organizzazioni di categoria e sindacali, con ospiti illustri come gli europarlamentari Paolo De Castro e Sergio Silvestris, quest’ultimo componente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, la senatrice Colomba Mongiello, il senatore Carmelo Morra, l’assessore regionale Elena Gentile, i consiglieri regionali Giandiego Gatta e Giannicola De Leonardis. Quanto sia importante la pagina che è stata scritta a Palazzo Dogana è certificato da un solo dato: il progetto di riforma della PAC presentato dal commissario Ciolos ha ricevuto fino ad oggi ben 7456 proposte di modifica. Sarebbe stato colpevole restare fuori da questi meccanismi di partecipazione attiva della formazione delle decisioni comunitarie. Ha avuto ragione il padrone di casa, il presidente della Provincia Antonio Pepe: “Quella che oggi scrivono il Consiglio e l’Amministrazione provinciale” ha detto Pepe “è una pagina di buona politica, che purtroppo molto spesso fa meno notizia di quella cattiva. Un nuovo approccio che va proseguito e valorizzato”.
Agli esponenti del parlamento di Strasburgo, il Consiglio ha consegnato un documento, elaborato in modo bipartizan dalla Commissione consiliare all’Agricoltura e votato all’unanimità dall’assise, con le proposte di modifica della riforma Pac, che tenga in maggior considerazione le peculiarità del nostro territorio e le sue eccellenze in campo agro-alimentare. Un problema antico, questo, che investe la filosofia più profonda della PAC.
Il problema è che l’Unione Europea molto spesso guarda alle produzioni agroalimentare più con l’occhio del consumatore, che non con quello del produttore. Una logica coerente con la visione comunitaria che è quella di favorire il libero scambio ed il mercato ma che corre il rischio di penalizzare le tipicità e le vocazioni locali, proprio in un momento in cui il consumo sembra prediligere le genuinità e chiede certezze circa l’origine dei prodotti che finiscono sulle tavole delle famiglie europee.
Il contesto in cui andrà a calarsi la nuova PAC è reso più critico da altri due fattori: mentre è cresciuto il numero dei paesi membri dell’Unione che usufruiranno delle provvidenze, si contraggono le risorse disponibili. La PAC 2014-2020 prevede una riduzione degli aiuti da 4.023.865.000 euro a 3.841.609.000 euro.
La filosofia della nuova PAC è ispirata a coniugare meglio l’attività agricola con la tutela  ambientale, ma – come ha rilevato De Castro, “la legittimazione ambientale dell’agricoltura europea, nella quale l’uso di sostanze chimiche è calato del 60% in un ventennio è un’ottima cosa, ma va sempre ricordato che non esiste sostenibilità ambientale disgiunta dalla sostenibilità economica per le nostre aziende agricole e per i nostri agricoltori”. De Castro ha ribadito che il Parlamento Europeo non accetterà una “riforma purchessia” pur di rispettare la scadenza del 1° gennaio 2014 “Vogliamo una riforma della Pac seria, che dia risposte concrete ai nostri agricoltori.”
Il consiglio provinciale ne ha indicate alcune che vanno tenute nella giusta considerazione, perché sono improntate alla ragionevolezza: l’utilizzo di criteri oggettivi (come la produzione lorda vendibile, la quantità e qualità del lavoro) per definire la ripartizione delle risorse; la necessità di indirizzare i benefici della PAC prioritariamente verso gli agricoltori “attivi”; la necessità di un periodo transitorio per avviare il nuovo sistema e un adeguato margine di flessibilità per gestire il processo di transizione con la dovuta gradualità; la garanzia di una “rete di sicurezza” che permetta di affrontare in maniera tempestiva ed efficace le situazioni di crisi e le oscillazioni dei redditi, anche in risposta alla forte volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli ; la necessità di riconoscere alle aziende che operano nel rispetto dei contratti di lavoro una premialità in quanto rispettose dell’etica di impresa e che pertanto garantiscono una qualità globale del prodotto (sia rispetto alla qualità delle produzioni ma anche rispetto al lavoro per produrre quella qualità).
Insomma stiamo imparando a pensare e ad agire europeo. Ma la strada da percorrere è ancora lunga.

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