mercoledì 21 novembre 2012

Ecco perché la BatCapitanata potrebbe essere una carta vincente


Sarà anche formato e con scarso reciproco amore, ma il matrimonio tra la Capitanata e la Bat sconvolge la geografia pugliese. Il fatto è che la riforma delle province, come abbiamo già avuto modo di dire, segna la nascita di una Puglia quadripolare, la cui novità più interessante è rappresentata proprio dalla nuova aggregazione di territori che formeranno la Puglia settentrionale, dalla Batcapitanata. Ci piace chiamarla così, non solo mettendo in ordine rigorosamente alfabetico le due province, ma perché il prefisso “bat” riecheggia Batman: dà una idea di forza, vagheggia una provincia da supereroi. E potrebbe essere proprio così.
Purtroppo la classe dirigente si attarda nelle solite polemiche: guarda al passato più che al futuro. Molto difficilmente il governo tornerà indietro, e sarebbe quindi il caso di riflettere  - serenamente e pacatamente – sulle implicazioni comportare dai nuovi equilibri che vanno profilandosi, in seno ad una competizione tra i diversi territori regionali che sta diventando sempre più esasperata.
Una prima osservazione: da tempo i “territori” pugliesi non coincidono più con i confini provinciali, e non può essere diversamente, in un contesto che va sempre più globalizzandosi. Però il decreto del governo rimescola sensibilmente le carte, modifica gli scenari.

Il progetto del “grande Salento”, che doveva concentrare le province di Lecce, Brindisi e Taranto, e stava crescendo esponenzialmente sotto il profilo  culturale, infrastrutturale, arrivando perfino a minacciare la leadership culturale ed economica del capoluogo regionale, esce oggettivamente ridimensionato dalla riforma, che lo spezza in due: la provincia di Lecce da un lato, quella di Brindisi e Taranto, dall’altro.
In risposta a questo fenomeno, andava consolidandosi un asse – anche questo forte – tra le due province della Puglia centrale (Bari e la Bat), che limitava la Puglia settentrionale alla sola Capitanata, isolandola, lasciandola forse vittima del sogno, rimasto frustrato, di uno sviluppo autocentrico, possibile per le innumerevoli potenzialità che quest’area possiede, ma che restano tuttora inespresse. Adesso, anzi d’ora in poi, la Puglia settentrionale coinciderà con un polo forte. Con quali possibili conseguenze?
Tutto si giocherà proprio sul filo della competizione tra i diversi territori. Per come stanno oggi le cose )o stavano fino a ieri), com'è certificato dalle avvilenti classifiche sulla qualità della vita che ci collocano agli ultimi posti, la Capitanata corre il rischio di restare stritolata nella sfida ingaggiata tra gli altri “territori” pugliesi, perché in questa competizione sempre più esasperata paga il prezzo più alto.
Tra i due litiganti, insomma, il terzo non gode affatto, ma addirittura paga il conto. 
Ma perché in Puglia l’antico proverbio è stato ribaltato? Proprio perché, la competizione ha spinto i diversi territori a cercare e consolidare aggregazioni territoriali più vaste dei confini provinciali. Sono nate “alleanze geografiche” che hanno prodotto poli territoriali forti: il  grande Salento da un lato, il polo barese-ofantino dall’altro. La Capitanata è (o era...) rimasta isolata. Un caso esemplare dello sviluppo diseguale della Puglia è offerto dal sistema aeroportuale: la Puglia centrale può contare sull’aeroporto di Bari Palese, il grande Salento sullo scalo di Brindisi. A balbettare è soltanto il Gino Lisa di Foggia.
Il bello, anzi il brutto, è che né la classe dirigente regionale, né le classi dirigenti dei diversi territori si rendono conto del rischio implicato da quanto sta accadendo in Puglia. Nell’epoca della globalizzazione si deve competere su una dimensione molto più ampia di quella stessa regionale, e la Puglia avrebbe dunque tutto l’interesse a mantenersi quanto più possibile omogenea, unita, identitaria. Certo, una identità sociale e culturale non può essere imposta per decreto legge e neanche perseguendo un astratto “riequilibrio” che per esempio distribuisca in modo più equo le risorse finanziarie regionali. Non si può più giocare in difesa, occorre partire all’attacco.
Ci vorrebbe un colpo d’ala. Una possibile strada potrebbe essere quella di incentivare e sostenere la naturale vocazione di “crocevia” della Puglia settentrionale. Da sempre (basti pensare ai tratturi della transumanza o alla via francigena), anche per evidenti ragioni geografiche, la Capitanata – tanto più adesso con la Bat -  è al centro di un complesso sistema di relazioni che la rende una naturale cerniera tra la Puglia, il versante tirrenico, l’Italia centrosettentrionale. 
Potrebbe essere la soluzione vincente, ma è necessario che a convincersene siano prima di tutto i foggiani e adesso anche i cittadini della Bat. L’una e l’altra provincia possono ritrovare nello scacchiere della nuova Puglia quadripolare una funzione “forte”, una maggiore competitività.
Quando era presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, lanciò fa un’idea strategica, che rimase purtroppo al palo per lo scetticismo con cui venne accolta dalla classe dirigente provinciale, soprattutto di centrosinistra, di allora. Pellegrino si rese conto che era necessario pensare ad una nuova dimensione e ad una nuova geografia dello sviluppo della Capitanata. L’aeroporto Gino Lisa, tanto per tornare all’esempio di prima, può avere senso soltanto estendendo il suo potenziale bacino di utenza facendone cioè l’aeroporto di un’area più vasta della sola provincia di Foggia. Secondo Pellegrino, quest’area più vasta non stava in Puglia. Nacque così il “patto delle quattro province”, un esempio di federalismo dal basso, che doveva portare alla nascita di una “federazione” tra le province di Foggia, Benevento, Avellino e Campobasso. Non se ne fece nulla, o quasi.
Al centro della folgorante intuizione di Pellegrino c’era un’idea nevralgica: la necessità di una diversa geografia dello sviluppo regionale. Una diversa geografia che potrebbe essere propiziata proprio dalla Batcapitanata, ovvero dal matrimonio – ma convinto e non forzato – tra la provincia di Foggia e quella di Barletta, Andria e Trani.

2 commenti :

Ninì Russo ha detto...

Caro Geppe, c’è ancora chi ritiene (o forse spera!) che il mondo ritorni presto quello che era alcuni anni fa, più stabile e semplice. Così non è e non sarà. La nuova geografia non ci salverà se non cambiano i comportamenti e se non avremo la capacità di selezionare leadership capaci di interpretare, suscitare e gestire il cambiamento.
Comodamenti assisi sulle nostre rendite di posizione nulla investiamo per lo sviluppo, tranne per il mattone.

Fabio Massimo Benvenuto ha detto...

Fabio ha scritto: "L'idea di Pellegrino era lungimirante: il Melfese, parte della provincia di Avellino e Benevento potrebbero essere un buon bacino d'utenza per l'aeroporto "Gino Lisa", considerato che la stazione di Foggia, già lo è per il trasporto ferroviario: gli abitanti di quelle zone per andare al Nord, devono necessariamente fare scalo alla stazione di Foggia. La Bat farà sempre capo all'aeroporto di Bari-Palese, perchè più vicino. Più che BatCapitanata, la chiamerei Super(man)Capitanata..."

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