mercoledì 10 ottobre 2012

Fondi comunitari e Capitanata, l'accorata riflessione di Giovanni Dello Iacovo


Da tempo a Foggia e in Capitanata non si parla di sviluppo o, almeno, i temi dello sviluppo non tornano al centro del confronto politico e culturale. Perciò è confortante l’interesse suscitato dagli articoli che sto  dedicando sul blog alla utilizzazione dei fondi comunitari a Foggia e in provincia di Foggia. Le cifre certificano che si tratta, probabilmente del problema più importante da affrontare. Ma – questo il dramma – non vi è la necessario consapevolezza.
Riepiloghiamo: la Capitanata rischia di perdere un miliardo e mezzo di euro se entro poche settimane non verranno cantierizzati gli interventi finanziati dall’Unione Europea. Come si rileva dal sito Opencoesione, promosso dal Ministero per la Coesione Economica, i progetti finanziati in Capitanata dall'Unione Europea sono 5.557. Non tutti attivi, però. L'investimento comunitario complessivo ammonta a ben un miliardo e mezzo di euro.  Ma si tratta di danaro pubblico che potrebbe restare virtuale, se i progetti non si tradurranno in cantieri. La media pro-capite è alta, tra le più alte delle province meridionale. Facendo un po' di calcoli, è come se l'Unione Europea avesse elargito ad ogni abitante della provincia di Foggia 2.295 euro. Il problema è che i pagamenti effettivi - ovvero i finanziamenti che sono stati concretamente erogati, perché le opere o gli interventi sono stati cantierizzati, sono di gran lunga inferiori: soltanto 339,4 milioni di euro, poco più del 20 per cento.

Queste cifre sono state al centro di un paio di post, negli scorsi giorni, che hanno suscitato qualche positiva reazione. Ringrazio per i suoi apprezzamenti Cesare Rizzi e  ringrazio, per il suo dettagliato e articolato commento che pubblico più avanti interamente, Giovanni Dello Iacovo, responsabile delle relazioni esterne e istituzionali del Piano strategico di area vasta “Capitanata 2020” che – come si sa – concentra i più importanti e significativi interventi pubblici assistiti da contributi comunitari ed “agiti” sul territorio (uno tra tutti, il treno tram). 
Dello Iacovo è uno dei maggiori esperti pugliesi di questioni comunitarie, e consiglio calorosamente la lettura del suo intervento a tutti i decisori di ogni ordine e grado: se non si cambia registro, nei prossimi anni, il rischio di perdere l’ultimo treno utile per la ripresa, diventerà una certezza.
Con una lucida ed approfondita  analisi, Dello Iacovo si addentra nelle ragioni, tecniche e politiche, che impediscono un’efficace e soprattutto tempestiva utilizzazione dei fondi comunitari, sostanzialmente condividendo la tesi enunciata che abbiamo enunciato negli articoli precedenti: bisogna imparare a “pensare europeo”, innovare le tecnostrutture delle stazioni appaltanti, fare un complessivo salto di qualità.
Di seguito, l’interessante intervento di Giovanni Dello Iacovo.
* * *
Premesso che penso che @fabriziobarca stia facendo, con quella piattaforma (Dello Iacovo si riferisce ad Opencoesione, n.d.r.), una delle più rilevanti innovazioni politiche degli ultimi vent'anni, mi permetto (non posso fare diversamente, data la costante distrazione che c'è stata a livello locale, finora) di segnalare che un esperimento in sedicesimo ho tentato di impostare con il sito capitanata2020.eu fin dall'inizio dell'ambaradan 2007-2013.

Quanto al merito del quesito, voglio proporre alcune riflessioni che mi è capitato di esprimere fin dal 2008, osservando da vicinissimo la dinamica della spesa dei fondi UE.

1) I soldi dell'Asse VIII del FESR 2007-2013, indirizzato alla "Governance", sono stati gestiti tutti centralmente (leggasi Bari, non Roma). Dovevano servire per il rafforzamento di un elemento considerato «decisivo per la costruzione di classe dirigente, capacity building e assistenza tecnica. Inoltre l’Asse VIII sarà decisivo per la gestione delle relazioni parternariali stabili con gli operatori economici locali da un lato e la stessa Regione dall’altro nella duplice prospettiva della sussidiarietà orizzontale e verticale» (virgolette di un documento mandato dai sindaci capofila dei dieci piani strategici pugliesi a Vendola, nell'aprile 2008). Tra le altre questioni emerse da subito, spiccava la finanziabilità degli studi di fattibilità, necessari per i progetti di più alto impatto strategico. Su quest’ultimo aspetto c’era chi riteneva addirittura che i Piani strategici potessero limitarsi a queste “progettualità bandiera”, lasciando campo libero a Province e Regioni nella gestione di tutti gli altri programmi, azioni e interventi, solo raccomandando un’ovvia integrazione.
Non successe. Furono più forti le spinte centripete verso i singoli settori dell’Amministrazione regionale che, in alleanza con gli assessori, chiesero all'allora titolare del Bilancio e Programmazione, Francesco Saponaro, di allentare i cordoni della borsa a prescindere da coerenze e integrazioni saltate.

2) L'esperimento pugliese delle aree vaste offre un campionario di elementi di valutazione per giudicare efficienza della governance, effettività della coesione territoriale e soprattutto quanto il dispositivo amministrativo italiano abbia bisogno di essere razionalizzato per generare qualità più che capacità di spesa. Un ottimo progetto, faticosamente condiviso a livello territoriale, rischia di impantanarsi perché l’agenda del settore regionale di riferimento è presa da altro, perché una Soprintendenza (magari sottodotata) si attiva con tempi biblici o non riconosce valore a quel progetto o perché le macchine comunali hanno routine inadeguate. Viceversa un progetto facile, magari ripescato dai cassetti, taglia il traguardo accendendo tutte le spie del Mirweb, il “cruscotto” di controllo e monitoraggio con cui dialogano i diversi presìdi rendicontativi, locali, nazionali e comunitari.
Perfino la “svolta” impressa dalle polemiche Bruxelles-Roma, Roma-Bari, Bari-Aree vaste sui “tiraggi” di spesa non sembra avere individuato una microfisica dei poteri pubblici, che alimenta malattie e guaritori, spostando sempre in avanti il tema dell’efficienza complessiva. Tema che è il più politico di tutti, dato che, per rendicontare, devi rendere leggibili e controllabili tutti i processi di definizione delle decisioni e delle correzioni alle decisioni, non solo divulgarne gli esiti.

3) I maggiori problemi dell’avanzamento dei progetti finanziati con i cosiddetti programmi Stralcio sono derivati anche dalla difficoltà dei Comuni di spendere di tasca propria per far avanzare la progettazione da farsi finanziare. Una circostanza ormai diventata dirimente in Italia per tutti i progetti che ambiscono a risorse pubbliche e sarà elemento essenziale dei processi di spesa 2014-2020.
Tutto il processo di spesa è adesso influenzato dalla parola d’ordine “cantierizzazione”. Anche la candidatura al "Piano per le Città" avanzata dal Comune di Foggia tre giorni fa, ha dovuto fare i conti con la presentazione di progetti definitivi e cantierabili entro il 31 dicembre prossimo. Per l'importantissimo progetto del Parco urbano e archeologico "Campi Diomedei" significa costi considerevoli di progettazione, considerando la complessità e il valore economico (circa 10 mln).
La dinamica degli impegni di spesa a valere su risorse comunitarie e nazionali integrate è, oggi, strutturata dalla Delibera 11 gennaio 2011, n.1 del CIPE, che fissa “Obiettivi, criteri e modalità di programmazione delle risorse per le aree sottoutilizzate e selezione ed attuazione degli investimenti per i periodi 2000-2006 e 2007-2013”. Questa delibera anticipa i nuovi indirizzi comunitari per il prossimo ciclo di programmazione e stabilisce i requisiti di ammissibilità degli interventi: identificazione dei fabbisogni a cui intendono rispondere e dei risultati attesi espressi in termini di indicatori che soddisfino requisiti di affidabilità statistica, prossimità all’intervento, tempestività di rilevazione, pubblicità dell’informazione; tempi di realizzazione definiti per settore, per tipologia dell’intervento, di soggetto attuatore e di contesto geografico; programmazione/previsione ex-ante del metodo per la successiva valutazione di impatto degli interventi.
Per quanti e quali progetti sarà possibile dispiegare queste “virtù”, se non si attrezzano diversamente le pubbliche amministrazioni in termini di risorse (umane e finanziarie) e di metodi ad hoc? Lo si coglie, questo elemento, in un dibattito su cui fa ombra lo stendardo con su scritto a caratteri cubitali "Tagli ai costi della politica e del pubblico"?

5) Questa fragilità pubblica cercata preterintenzionalmente, produce un'altra economia. Questa è una cosa che notavo nel 2008, guarda caso a margine di una denuncia uscita e commentata nel blog "La deriva" di Gian AntonioStella e Sergio Rizzo.

6) E per finire questa pedante rassegna di "auto-citazioni", ripropongo una di ordine generale, che conserva un'attualità precisamente rilevabile nel documento che ANCI ha approvato il 25 settembre scorso a Lamezia Terme (scaricabile qui).

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