mercoledì 11 gennaio 2012

L'ottantesimo anniversario della nascita di Fernando Di Leo


Se la morte non l'avesse colto prematuramente, Fernando Di Leo avrebbe compiuto oggi 80 anni, e chissà cosa penserebbe del rinascimento cinematografico di cui la sua terra, la  Puglia, è protagonista da alcuni anni. Certo né la Puglia né Foggia né la Bat si sono ricordate granché di questo anniversario, nonostante il rapporto specialissimo che legò Di Leo a questi territori, e soprattutto al capoluogo dauno.
Nacque a San Ferdinando di Puglia e fece fortuna, come molti altri intellettuali dell'epoca, tra Roma e Milano. Le biografie lo raccontano come uno splendido artigiano del cinema, e la definizione è più azzeccata che mai, svelando la motivazione più profonda di quel miracolo che ha reso il cinema italiano famoso in tutto il mondo,
nonostante la modestia della sua dimensione industriale. Fare cinema come un artigiano fabbrica i suoi oggetti, nel senso medievale dell'ars come recta ratio factibilium, l'arte di fare bene le cose.
Fernando Di Leo, al là della postuma consacrazione tributatagli da Quentin Tarantino, ha fatto le cose del cinema bene, splendidamente bene. Alcune sue inquadrature (come Barbara Bouchet ripresa dal basso in Milano Calibro 9), alcune sequenze milanesi sottolineate dalla musica magistrale di un altro grande amico della Puglia, come Luis Bacalov, hanno scritto pagine importanti della storia del cinema italiano e non solo.
Si diceva del suo rapporto profondo con Foggia e con la cultura foggiana. In occasione di una mini-retrospettiva e di una mostra organizzate dal Festival del Cinema di Foggia (che dovrebbe tuttavia approfittare dell'anniversario per un più compiuto ciclo di iniziative su Di Leo), il maestro Dario Damato raccontò dell'attività di Di Leo quale instancabile animatore della cultura foggiana: tu tra i fondatori del Piccolo Teatro, fin quando non s'arrese, e andò a cercare e trovare fortuna altrove, sempre tuttavia restando profondamente legato alla sua città. Mezzo secolo fa, Fernando Di Leo, convinto socialista, già individuò e cercò di imboccare la strada del riscatto, che passa attraverso la cultura. Si dovrebbe imitarlo, come succede con i Maestri.

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