mercoledì 20 luglio 2011

Rischio di stagnazione nella montagna del sole, nonostante il tasso elevato di presenze

La Puglia è turisticamente parlando tra le Regioni canguro, ovvero tra le aree del Bel Paese che, nonostante la stagnazione complessiva che il turismo sta facendo registrare a livello nazionale, presentano le più positive prospettive di sviluppo. 
Nel periodo compreso tra il 1998 e il 2009 è la regione che è maggiormente cresciuta quanto a presenze turistiche, con un saldo positivo del 73 per cento. La nostra regione rappresenta un autentico caso nel panorama turistico nazionale: caso che è stato investigato da Luigi Badiali ed Emanuele Daluiso, ricercatori di Euro*IDEES, in un “paper” che comprende un approfondito “focus” dedicato dai due studiosi al “caso Puglia”, dopo che l’applicazione ai numeri del metodo Butler (fondato sull’analisi del ciclo di vita delle destinazioni turistiche) aveva dato più o meno questi risultati: l’Italia vive una fase di stagnazione, ma il rilancio del turismo italiano passa soprattutto attraverso le Regioni meridionali, cinque delle quali (in ordine di peso Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Campania) sono classificate nello studio tra le aree in fase di sviluppo. 
In uno scenario favorevole per il Mezzogiorno, “la Puglia — si legge nel “paper” - si distingue per un duplice ordine di ragioni: da un lato, è la regione che registra fra il 1998 e il 2009 il maggior tasso di crescita a livello nazionale (+75%); dall’altro lato, ha continuato a crescere -anche nel periodo della crisi economica internazionale del 2008-2009- a fronte della contrazione complessiva nazionale (÷9%, contro -1,6%), manifestando, tra l’altro, il tasso di crescita più elevato fra le regioni che -in tale congiuntura negativa- hanno mantenuto un segno positivo.” 
Secondo Badiali e Daluiso, la “marcia in più” messa in campo dalla nostra regione è stata determinata dal fatto che, in quest’ultimo decennio, la Puglia è stata “la regione italiana più dinamica nell’intercettare i flussi turistici nazionali ed esteri. Attualmente può essere considerata nella sua fase di crescita esponenziale del suo ciclo evolutivo turistico, considerato che il suo tasso di turisticità è pari a circa il 50% di quello medio nazionale, per cui può essere fissato in circa 12 milioni di presenze annue il suo potenziale di crescita futura. Nell’attuale ciclo evolutivo la Puglia potrebbe puntare a un risultato che va dritto verso 25 milioni di presenze annue.” Il che significherebbe praticamente raddoppiare gli attuali livelli ritagliandosi una quota del flusso turistico nazionale compresa tra il 5-6% (attualmente è pari al 3,4%) ed attestandosi agli stessi libello di regioni turisticamente blasonate come la Campania e la Lombardia. 
Gli studiosi di Euro*IDEES hanno fotografato le tendenze evolutive al 2015 di Puglia, Mezzogiorno e Italia, derivanti dalle tendenze manifestate nel corso del periodo 1998-2009. Da esse emerge che la Puglia dovrebbe continuare la sua sostenuta crescita di presenze turistiche, a fronte di tendenze più contenute sia del Mezzogiorno che dell’Italia nel suo insieme. 
Il trend positivo marcato dalla Puglia non si distribuisce, tuttavia, nella stessa misura in tutte le province pugliesi. A recitare la parte del leone sono in particolare la provincia di Foggia (che potrebbe tuttavia perdere il suo primato) e la provincia di Lecce. Ma — avvertono Badiali e Daluiso — “l’evoluzione delle presenze turistiche della Puglia sta interessando tutte le province”. Ma vediamo cosa si legge nel paper, provincia per provincia. 
La provincia di Foggia è quella con il più alto tasso di turisticità, superiore alla media nazionale, anche se pare essere entrata nella fase di maturità del suo ciclo evolutivo, registrando il più basso tasso di crescita (÷54,9%) fra le province pugliesi nel periodo 1998-2009. 
La provincia di Lecce è quella che ha registrato il tasso di crescita di presenze turistiche più consistente (+11 1,4%). Si trova, attualmente, in piena crescita esponenziale del suo ciclo evolutivo. Considerato che il suo tasso di turisticità è pari al 76% della media nazionale, il suo potenziale di crescita può essere stimato in circa 1 milione di presenze in più rispetto a quelle attuali. Potrebbe quindi raggiungere nei prossimi anni oltre 5 milioni di presenze turistiche annue. 
Anche la provincia di Taranto può considerarsi entrata nella fase di crescita esponenziale del suo ciclo di sviluppo. Ha registrato un incremento dell’84,2%. 
Le altre province, quella di Bari (comprendente anche i comuni più rilevanti demograficamente della neonata provincia di barletta-Andria-Trani) e quella di Brindisi, paiono essere ancora nella fase iniziale di lenta crescita del loro ciclo evolutivo. Le due province hanno registrato tassi di crescita inferiori alla media regionale.” 
La Capitanata è la sola. a vantare un indice superiore a quello nazionale, ma nello stesso tempo accusa una crescita inferiore a quella delle altre province pugliesi. All’inizio del decennio preso in considerazione, la Capitanata deteneva il 40% delle presenze turistiche complessive in Puglia. L’incidenza della provincia di Foggia ha raggiunto il suo massimo storico nel 1999 e nel 2001, sfiorando il 42%. Dal 2005, la percentuale si è mantenuta costantemente al di sotto del 40%. 
Al contrario, è stato lineare e costante il trend espansivo registrato dal Salento: 27,7% all’inizio del decennio, 33,4. Il sorpasso è nell’aria, se si tiene presente che ancora non sono disponibili i dati disaggregati della sesta provincia pugliese, e che la provincia di Foggia ha perduto, con la nascita della BAT, una destinazione turistica particolarmente rilevante, come Margherita di Savoia. 
La Capitanata rivela insomma qualche segno di stanchezza, che dovrà affrontare in fretta e non vuol perdere lo scettro di destinazione turistica principe della Puglia. 
Geppe Inserra 
Il Quotidiano di Foggia

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